Il rendimento sottoporta di Gonçalo Ramos sembra deludente: il motivo si può trovare nel grande lavoro svolto per la squadra
Un centravanti da 74 milioni di euro che chiude un'intera partita senza mai calciare verso lo specchio della porta. Basterebbe questa statistica per scatenare i consueti processi mediatici, e in parte è esattamente ciò che sta accadendo attorno a Gonçalo Ramos. All'indomani della sfida vinta dal Milan contro il Lecce, il dibattito si è infiammato: l'astinenza offensiva dell'attaccante (che finora ha trovato la via del gol solo contro il Venezia) fa mugugnare una fetta della piazza. Eppure, per il tecnico Amorim, il portoghese è insostituibile.
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Gonçalo Ramos, un centravanti atipico per il Milan
Per comprendere questa fiducia incondizionata bisogna svestirsi dei preconcetti legati al classico numero 9 e guardare ciò che fa muovere la squadra. L'impatto dell'ex PSG non va misurato nei tiri in porta, ma nella fluidità della manovra. Nei 90 minuti giocati contro i salentini, il suo contributo è stato il motore occulto del successo rossonero: dai suoi piedi sono nati l'assist per la rete di Rabiot e l'apertura che ha innescato l'azione del tris di Moreira.
Le statistiche dipingono il quadro di un vero e proprio regista offensivo. Con 50 tocchi totali e un indice di Expected Assists (xA) pari a 0.23, il giocatore ha messo in mostra una lucidità impressionante in fase di palleggio. Ha chiuso il match con l'88% di passaggi accurati (30 su 34), dimostrandosi una cassaforte affidabile in ogni zona del campo: ha sbagliato un solo appoggio nella propria metà campo (20 su 21, 95%) ed è rimasto freddo anche nel traffico della trequarti avversaria, completando 10 passaggi su 13 (77%).
Il lavoro senza palla
Il vero capolavoro tattico si intuisce però osservando i suoi movimenti sul prato di San Siro. La sua heat map evidenzia come si allontani costantemente dal cuore dell'area, preferendo abbassarsi sulla trequarti, con una spiccata tendenza ad agire sul centrosinistra. Questo lavoro incessante serve da esca: arretrando il proprio raggio d'azione, l'attaccante trascina con sé i difensori centrali avversari, creando delle vere e proprie voragini. A beneficiare di queste praterie sono gli esterni offensivi: i corridoi liberati diventano la corsia preferenziale per i tagli di Pulisic e Chukwueze, che possono accentrarsi trovando la strada spianata.
È evidente che un top club si aspetterà sempre che il proprio terminale offensivo, soprattutto a fronte di un investimento così importante, torni presto a riempire il tabellino dei marcatori. Tuttavia, etichettare il suo momento come una crisi sarebbe un errore di prospettiva. Oggi, il baricentro e le geometrie d'attacco del Milan dipendono in maniera vitale dall'intelligenza tattica del suo atipico, ma fondamentale, centravanti.
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