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Milan Club Pagani, Langella: “Da un sogno mai dimenticato a 167 cuori rossoneri, con Sheva nel cuore”

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Il Milan Club Pagani nasce nel 2022 da un’idea di Marco Langella e in pochi anni diventa un punto di riferimento per i tifosi rossoneri del Sud Italia
Stefano Sorce

Non tutte le storie nascono per caso. Alcune partono da qualcosa che ti porti dentro da anni, da un’idea che non se ne va e che, prima o poi, senti il bisogno di trasformare in realtà. È così che prende forma il percorso di Marco Langella, direttore del Milan Club Pagani, che ha deciso di dare vita a un sogno legato a suo padre, oggi scomparso. Un desiderio rimasto lì nel tempo, fino al momento giusto per diventare qualcosa di concreto.

Da quel punto di partenza è nata una realtà che, in pochi anni, è riuscita a unire centinaia di tifosi rossoneri anche a centinaia di chilometri da Milano. Per raccontare questo percorso, abbiamo parlato proprio con Marco Langella, tra nascita del club, crescita, sacrifici ed emozioni. Un’intervista che va oltre il calcio e racconta cosa significa davvero creare qualcosa che resta.

A 800 km da Milano: come nasce e cresce il Milan Club Pagani

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Come siete riusciti, partendo da una realtà lontana da Milano, a costruire un Milan Club così attivo?

"Il nostro Milan Club nasce a Pagani, in provincia di Salerno, un paese che si trova a circa 800 chilometri da Milano. Qui c’è una forte presenza sia di tifosi della squadra locale, che per anni ha militato in Serie C, sia soprattutto di tifosi del Napoli. Abbiamo aperto ufficialmente la nostra sede nel 2022, pochi mesi dopo la vittoria dello Scudetto con Pioli. Da quel momento siamo cresciuti gradualmente e oggi contiamo 167 soci".

La nostra sede si trova in Via De Rosa a Pagani ed è un vero e proprio punto di riferimento per tutti i ragazzi del club. Non tutti i soci sono sempre presenti, perché molti studiano o lavorano al Nord, ma resta comunque il nostro luogo di ritrovo principale. All’interno abbiamo creato un ambiente accogliente: una zona ristoro, frigorifero e tutto il necessario per stare insieme, oltre a una TV dove seguiamo le partite del Milan. Durante la settimana la sede è aperta due o tre volte, anche per offrire vari servizi legati al club".

Ci occupiamo, ad esempio, di registrazioni e rinnovi della carta Cuore Rossonero, servizio biglietteria, organizzazione delle trasferte, raccolta autografi su maglie e palloni. Organizziamo anche eventi, come presentazioni di libri: abbiamo avuto ospiti come Peppe Di Stefano e Luca Serafini. In generale, cerchiamo di coprire tutto ciò che riguarda il mondo Milan. In questi quattro anni di attività abbiamo organizzato diversi eventi e anche varie iniziative benefiche. Proprio in questo periodo, ad esempio, siamo impegnati per Pasqua con una raccolta di fondi e uova pasquali da destinare alle famiglie del territorio. Per noi è importante non essere solo un club calcistico, ma anche una realtà attiva nel sociale".

Dal punto di vista sportivo, le ultime tre stagioni sono state in continua crescita, sia per numero di soci sia per partecipazione. Nel primo anno siamo stati presenti a San Siro praticamente per quasi tutte le partite. In trasferta un po’ meno, mentre quest’anno siamo riusciti a essere presenti quasi ovunque in Italia. Per noi, in realtà, è sempre una trasferta: a volte è più semplice andare a Roma o a Lecce che a Milano. Nonostante questo, abbiamo cercato di seguire la squadra il più possibile. Spesso organizziamo pullman da 50 posti per le partite, e quando non riusciamo a riempirli da soli collaboriamo con altri club della zona, così da garantire comunque la partecipazione dei nostri soci".

Cosa vi ha spinto a creare il Milan Club e come si è evoluto nel tempo, passando da un’idea iniziale a una realtà così organizzata e impegnativa?

"L’idea del club nasce da una storia profondamente personale. Era il sogno di mio padre, che purtroppo non c’è più dal 2007. Ho fatto in tempo a vivere con lui la rivincita contro il Liverpool ad Atene, poi è venuto a mancare. Aveva un desiderio chiaro: creare un Milan Club nella sua città. Era una persona piena di iniziative, sempre in movimento, ma per una serie di motivi non è mai riuscito a realizzare questo progetto. Quel sogno, però, non è andato perso. È rimasto a me. Sono stato io a dare il via a tutto: ho coinvolto quelli che oggi sono i soci del direttivo, li ho cercati, convinti e gli ho raccontato la mia idea. All’inizio è nato tutto in modo molto semplice, quasi per gioco, con la voglia di ritrovarci insieme a vedere le partite".

"Poi, però, con il tempo e con la passione, la cosa è cresciuta tantissimo, fino a diventare quasi un secondo lavoro. Ci vuole impegno costante: passiamo molte ore a settimana a organizzare attività, eventi e trasferte. Per farti capire, in questo momento stiamo gestendo contemporaneamente più partite, tra cui Milan-Juventus, Milan-Udinese e la trasferta di Napoli. Non è qualcosa di leggero: è un impegno serio, che portiamo avanti con dedizione. E credo che proprio questo sia il motivo per cui siamo tra i club più attivi della Campania. Lavoriamo tanto, ci mettiamo passione e dedichiamo davvero tanto tempo a tutto quello che c’è da organizzare".

Langella: "Da Tonali, a Sheva passando per Maldini...

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C’è una partita del Milan che, più di tutte, rappresenta il vostro club e che ricordate come un momento significativo?

"Per quanto riguarda la partita più significativa, credo che quella che ci porteremo sempre dentro sia la prima vissuta davvero come club. Io vado a San Siro da quando avevo 16 anni, oggi ne ho 37, quindi di partite ne ho viste tante. Ma quella che ha un valore speciale è stata Milan-Juventus dell’anno dopo lo Scudetto, finita 2-0 con i gol di Brahim Díaz e Tomori. È stata la prima trasferta organizzata con 50 persone tutte dello stesso club, con il pullman pieno. Eravamo tutti insieme, è stata una giornata bellissima, ci siamo divertiti tantissimo. Per me, ma anche per tutto il direttivo, resta un ricordo indelebile, perché è stata la vera prima esperienza vissuta come gruppo".

Al di là del calcio, che tipo di rapporti si sono creati tra i soci del club e quanto conta l’aspetto umano nella vostra realtà?

"All’interno del club, ovviamente, non tutti riescono a frequentarsi sempre, visto che siamo quasi 200. Però nel tempo si è formato un gruppo più stretto. Dopo le partite spesso restiamo insieme, andiamo a mangiare una pizza, oppure organizziamo viaggi: trasferte, weekend a Milano, pernottamenti in hotel. Stando insieme così spesso, è inevitabile che nascano rapporti veri. Si è creato un gruppo di amici che va oltre il calcio: quando siamo in sede non si parla solo di Milan, ma si sta insieme come amici, indipendentemente dalla fede calcistica".

C’è un giocatore, passato o presente, che secondo voi incarna lo spirito del Milan?

"Sui giocatori che rappresentano lo spirito del club, non c’è un nome unico che metta tutti d’accordo oggi. Qualche anno fa avevo fatto un post su Instagram parlando di Tonali, perché era uno di quelli che trasmetteva davvero quel senso di appartenenza, quel “milanismo” che negli anni si è un po’ perso. A livello personale, invece, ho sempre avuto Shevchenko nel cuore. Però, se devo parlare a nome del club, il concetto è un altro: noi siamo per la maglia, per i colori, per ciò che rappresenta il Milan davanti, non per il nome scritto dietro".

Se aveste la possibilità di invitare un ex giocatore del Milan al vostro club, chi scegliereste e perché?

"Se potessimo invitare un ex giocatore, personalmente direi Shevchenko, ma credo che, all’unanimità, la scelta ricadrebbe su Maldini. Per quello che ha rappresentato suo padre e per quello che ha fatto lui da calciatore. È, senza dubbio, l’immagine del Milan. Credo di parlare a nome di tutti i Milan Club quando dico che sarebbe lui il primo che tutti vorrebbero avere come ospite." Io sinceramente non sono mai stato pro Maldini come dirigente, però non l'avrei nemmeno mai cacciato via. Probabilmente l'avrei tenuto come amministratore delegato, oppure come responsabile dell'area tecnica. Forse come direttore sportivo, gli avrei affiancato un'altra figura".

"Andare a San Siro non è semplice, noi siamo un punto di riferimento"

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Qual è oggi il sogno più grande del vostro Milan Club e cosa significherebbe per voi riuscire a realizzarlo?

"Guardando al futuro, il sogno più immediato è chiaro: la seconda stella. Mancano ancora alcune partite, il distacco c’è, ma la speranza è l’ultima a morire. Come club, da quando siamo nati, abbiamo vissuto “solo” la vittoria della Supercoppa Italiana. Per questo motivo, vincere lo Scudetto e festeggiarlo tutti insieme sarebbe qualcosa di incredibile".

Quanto è importante oggi il ruolo del vostro Milan Club nel permettere ai tifosi, soprattutto lontani da Milano, di vivere il Milan da vicino

"Per quanto riguarda il ruolo dei Milan Club oggi, soprattutto nel nostro territorio, è fondamentale. Qui al Sud, tra napoletano, casertano e salernitano, la distanza da Milano pesa tanto. Andare a San Siro non è semplice: tra biglietti, viaggio e alloggio si possono spendere anche 400-500 euro per un weekend, soprattutto se si parte in coppia o con la famiglia. Noi, in questo senso, siamo un punto di riferimento. Non facciamo solo da tramite, ma da vero supporto: ci muoviamo con largo anticipo, anche 40 giorni prima, proprio come fa il Milan con la vendita dei biglietti, organizzando pullman, treni o voli per abbattere i costi".

"In più, come Milan Club, abbiamo accesso a una fase di vendita dedicata, che permette ai nostri soci di acquistare i biglietti a prezzi più accessibili. Negli anni siamo riusciti anche a ottenere 10-15 abbonamenti da gestire come club: grazie al cambio nominativo, riusciamo a garantire un posto allo stadio anche a chi, altrimenti, non riuscirebbe a trovare il biglietto. C’è una forte presenza di Milan Club in regioni come Campania, Puglia e anche nel Lazio, spesso persino superiore rispetto a regioni più vicine a Milano. Questo dimostra quanto sia radicata la passione".

"Una delle soddisfazioni più grandi, però, è un’altra: siamo riusciti a portare allo stadio almeno una quarantina di persone per la prima volta. Persone che avevano visto San Siro solo in televisione o in foto. Vederle arrivare lì, guardare lo stadio anche solo da lontano, con gli occhi che brillano, è qualcosa che non si può spiegare. Quando passano i tornelli e vedono il campo per la prima volta, scatta un’emozione incredibile. E non vale solo per i più giovani: succede a tutte le età. È in quei momenti che capisci davvero il senso di quello che stai facendo".