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C'è un angolo di Piemonte dove il rossonero resiste, cresce e si racconta. Il Milan Club Biella è una realtà storica, nata nel 1969, che oggi vive una nuova stagione di entusiasmo — anche se, come ammette il presidente William De Rosa, a Biella ci si sente sempre "in trasferta" in casa propria. Lo abbiamo incontrato per una chiacchierata a tutto tondo: dalle origini del club agli incontri ravvicinati con due leggende come Franco Baresi e Gianni Rivera. Fino a un aneddoto destinato a restare nella storia: il giorno in cui Baresi ha guardato il logo del club, ha scosso la testa e ha detto "Questo sembra della Roma." Poi ha preso un pennarello e ha fatto la storia.
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Come nasce lo storico Milan Club Biella e da dove è venuta l'idea di creare questo punto di ritrovo per i tifosi rossoneri?
"Il Milan Club Biella nasce nel 1969, ma, diciamo, che questa storia è stata ravvivata quattro anni fa, quando ero nei festeggiamenti per lo scudetto e mi sono reso conto della mancanza di Milan Club locali. Allora avevo chiesto qualche informazione e mi dicevano che c'era una volta, però non sapevano più se esistesse ancora. Così ci ho provato nell'estate a fondarne uno e ci sono riuscito riunendo qualche tifoso milanista della zona. Poi, quando ho inviato il modulo di affiliazione all'Associazione Italiana Milan Clubs (Aimc), loro mi hanno comunicato che esisteva già un Milan Club Biella. Per risolvere la questione ho cambiato il nome aggiungendo "2023". È passata una stagione, poi ho incontrato il vecchio presidente del Milan Club e abbiamo deciso di unirci come un club solo. Siamo un Milan Club storico… all'inaugurazione era presente Giuseppe Meazza".
Quanti soci conta oggi il Milan Club Biella? "Abbiamo un centinaio di soci attualmente. L'anno scorso eravamo il doppio, però erano solo sulla carta perché non erano soci attivi. Oggi siamo meno, ma in pratica molto più attivi".
Che atmosfera si respira quando vi riunite per vedere le partite del Milan? C'è qualche rito o tradizione che portate avanti? "Questo dipende molto. Io personalmente preferisco andare a San Siro che vedere le partite in sede, ma cambia abbastanza, dipende dalla partita… c'è sempre quello che dice "ho sensazioni negative", ma lo dice apposta per scaramanzia. Io non credo in queste cose, ma molti dei nostri ci credono, e tanti non si fanno dire i pronostici per non portare sfortuna. Diciamo che l'atmosfera e i riti variano in base al momento che sta vivendo il Milan e all'importanza del match".
Qual è il rapporto del club col territorio e la città? "È difficile rispondere perché siamo in Piemonte e a Biella, soprattutto, dominano altri colori, specialmente il bianco e nero… ci sentiamo sempre in trasferta qui, siamo in minoranza assoluta. Ma gli eventi che abbiamo organizzato sono stati apprezzati anche dal comune di Biella. Abbiamo un bel rapporto con loro".
Tra i vostri soci c'è qualche storia particolare che merita di essere raccontata? "Sì, di recente un nostro tesserato ci ha fatto vedere una foto che aveva da piccolo con Gianni Rivera, e il mese scorso, a febbraio, qui nella sede, il destino ha voluto che potesse ottenere la firma di Rivera su quella stessa fotografia. È stato un rincontro che mi ha fatto tanto piacere, al di là della gioia di ospitare un idolo come Rivera da noi".
"Un'altra storia particolare mi è capitata con un ospite. Quando Baresi è venuto, ha preso un foglio di divulgazione dell'evento dove c'era il nostro logo. Lo guardava, faceva "no" con la testa e mi guardava. Allora io, preoccupato, gli ho chiesto cosa non andasse e lui mi ha detto che il nostro logo sembrava quello della Roma, che a lui non piaceva, perché abbiamo tre colori: rosso, nero e bianco, e dovevamo giocare su quelli. Poi Baresi mi ha fatto notare anche la forma ovale, perché il cerchio ce l'ha l'altra squadra di Milano. Così ha preso un pennarello e lo ha modificato. Il giorno dopo gli ho girato la bozza, lui mi ha dato l'ok e adesso abbiamo il nuovo logo, fatto da Franco Baresi".
Sembra che la giornata con Baresi sia stata uno dei momenti più importanti in questi anni. Per Lei quello è stato il momento più emozionante? "Assolutamente sì. Quando è venuto il grande capitano Franco Baresi a trovarci l'anno scorso, io ho avuto delle belle sorprese sin d'inizio. Io non mi aspettavo che venisse con la sua macchina, guidando lui stesso… pensavo che avesse un autista o qualcosa del genere, invece è venuto con un suo collaboratore ed era lui alla guida. È stato divertente perché appena l'ho visto ho detto "ma guidi tu?" e lui mi ha guardato serio rispondendo "perché pensavi che non fossi capace?", e ci siamo messi a ridere.
Finito l'evento, che abbiamo tenuto in una libreria, dovevamo recarci al ristorante e io mi sono ritrovato senza macchina. Eravamo rimasti io, lui e il suo collaboratore. Ho detto "scusami, sono rimasto a piedi, potrei…" e lui mi ha guardato serio dicendo "no", poi mi ha sorriso e mi ha portato nella sua macchina, guidata da lui. Anche con Rivera è stato molto bello. Sono andato a prenderlo in stazione a Torino e tutti lo riconoscevano. Anche i poliziotti si sono offerti di scortarci… la gente vede queste cose e pensa forse che abbiano la puzza sotto il naso, invece sono più semplici di quanto si creda. Sono campioni dentro e fuori dal campo".
Cosa significa per voi essere un Milan Club ufficiale? Che valore ha questa appartenenza per i tifosi del territorio? "Per noi significa tantissimo perché, essendo in Piemonte, farsi presenti e avere questa associazione a cui sentiamo di appartenere è davvero una bella cosa, anche per dire che siamo qui. I milanisti a Biella ci sono e questo è possibile grazie al Milan Club".
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Come vedi il Milan di oggi e quali sono le tue aspettative per il futuro della squadra? "Sinceramente, mi aspetto che questo benedetto stadio venga fatto al più presto e che affidino il Milan a qualche presidente che sia davvero tifoso, perché è quello che manca. Manca il cuore, e questo lo si avverte anche quando si va a Casa Milan… sono piccoli dettagli che un tifoso riconosce, anche dalla facciata tutta sgretolata. L'aria che si respira è completamente diversa dall'era di Berlusconi, non c'è niente da dire. Ci vogliono dirigenti veramente milanisti. Per il futuro vorrei che già dalla prossima stagione si costruisse una squadra più forte. Speriamo, perché non andare in Champions sarebbe un suicidio. Ci vuole un giocatore forte per ogni reparto, tranne in porta".
Se doveste spiegare a qualcuno perché diventare milanista, cosa direste? "Si diventa milanisti per la storia. Anche come tifoseria siamo completamente diversi dalle altre, soprattutto qui nel Nord Italia. Siamo più attaccati alla squadra, non siamo tifosi occasionali. E poi ti direi di venire con me allo stadio e ti faccio vedere perché diventare milanista".
Un messaggio finale ai tifosi rossoneri che leggeranno questa intervista su Milanisti Channel. "Amiamo sempre il Milan, a prescindere dal risultato, dalla società, dai giocatori… direi di amare sempre e di frequentare sempre lo stadio, perché è bello vedere il vero tifoso, piuttosto che il turista che fa il tifoso occasionale — con tutto il rispetto per i turisti".
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