milanistichannel milanisti ditalia Milan Club Canosa – ESCLUSIVA – Matarrese e il suo rito: “Tocco la maglia di Royal e riprendiamo la partita”

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Milan Club Canosa – ESCLUSIVA – Matarrese e il suo rito: “Tocco la maglia di Royal e riprendiamo la partita”

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Il Milan Club Canosa di Puglia, fondato da Ivan Matarrese, è una realtà di 210 soci che unisce generazioni attorno alla passione rossonera, con trasferte a San Siro, ospiti illustri e un forte impegno sociale sul territorio pugliese.
Felipe Cereser

C'è un filo rossonero che attraversa l'Italia da nord a sud, unendo tifosi di ogni età, estrazione e territorio sotto la stessa bandiera. È il filo dei Milan Club, realtà associative che non si limitano a guardare le partite insieme, ma costruiscono comunità, custodiscono tradizioni e portano il nome della propria città nel cuore delle grandi piazze europee. Ivan Matarrese è il fondatore e presidente del Milan Club Canosa di Puglia, un club giovane — appena al quarto anno di vita — ma già capace di fare la differenza: 210 soci, ospiti illustri come Baresi e Albertini, trasferte in tutta Europa e un forte impegno nel sociale. Quello che emerge dal racconto di Matarrese ai nostri microfoni è un ritratto autentico di cosa significhi essere milanisti lontano da Milano: una passione che non si insegna, si vive, e che unisce generazioni, famiglie e l'intero territorio.

Come nasce il Milan Club Canosa di Puglia e da dove è venuta l’idea di creare questo punto di ritrovo per i tifosi rossoneri? "L'idea è nata dall'entusiasmo post scudetto della stagione 2021-2022 e anche dalla voglia di portare in giro per l’Italia e per l’Europa il nome di Canosa. Noi non siamo, diciamo, molto vecchi come club, siamo nuovi, però abbiamo fatto molto, ma molto di più rispetto a qualcuno che sta da più anni. Questo è il nostro quarto anno".

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Quanti soci conta oggi il club e che tipo di persone ne fanno parte? "Siamo in 210 e abbiamo tesserati di tutte le età, dai più piccoli, come mio figlio che ha compiuto due anni una settimana fa, agli ultraottantenni. Il nostro tesserato più anziano ha 86, 87 anni e fino all’anno scorso viaggiava con noi in trasferta, come mio figlio. Lui ha già visto sette o otto volte San Siro, l'esordio l'ha fatto al Bernabeu, a Madrid, la partita che vincemmo 3-1. Io lo porto dappertutto e infatti lui è diventato già la mascotte della curva, perché noi siamo noi, abbiamo tutti gli abbonamenti al primo pro".

C’è qualche storia particolare tra i vostri membri? "L'aneddoto più bello fu quando l'Inter perse la finale di Champions contro il City perché ci furono degli sfottò quando ci eliminarono. Poi noi abbiamo fatto la bara e un corteo vero e proprio. Eravamo una centinaia di persone per strada".

Che atmosfera si respira quando vi riunite per vedere le partite del Milan? C’è qualche rito o tradizione che portate avanti? "È sempre un'atmosfera di famiglia, ma ti racconto un rito: noi stiamo in un palazzo storico, la sede ce l’ha circa 250 metri quadrati e abbiamo tutte le maglie degli ospiti che abbiamo ricevuto e anche dei calciatori recenti sempre autografate appese al muro. Dunque quando stiamo perdendo, il rito scaramantico che faccio è toccare la maglia di Emerson Royal. Io la tocco e riprendiamo la partita".

Come Lei aveva detto, portare il nome di Canosa in giro era uno dei principali obiettivi della fondazione. Qual è il rapporto del club col territorio e la città? "È un rapporto ottimo e poi c'è un altro motto che sono le famiglie. Uno dei nostri obiettivi è quello di portare la passione sia per il Milan, che per lo sport all'interno delle famiglie di Canosa. Il nostro gruppo è un gruppo di famiglie, non ultras. Siamo tifosi, sì, ma soprattutto siamo fatti dalle famiglie, anche con l’intenzione di far avvicinare sempre più i bambini al calcio. Quest’anno, stiamo dando una mano all’Academy, che collabora con il Milan, e abbiamo avvicinato anche qualche altro bambino che non è milanista, e quella è la vittoria più grande che crea un legame con il territorio. Abbiamo questo impatto sociale perché stiamo facendo una manifestazione per lo spirito di aggregazione che fa avvicinare tante famiglie, non solo milaniste. Ad esempio, facciamo la cena di Natale presso una sala ricevimenti che è diventata il nostro punto di riferimento. Facciamo l’accoglienza ai bambini da parte di un babbo Natale che chiamiamo grazie alle estrazioni di tre o quattro maglie autografate. Io ci tengo tanto alla beneficenza, soprattutto ai bambini e la maggior parte di tutto che raccogliamo è destinata ogni anno al reparto Oncoematologia pediatrica della Casa Sollievo della Sofferenza, a San Giovanni Rotondo, in provincia di Foggia".

Qual è stato il momento più emozionante vissuto dal club da quando esiste? Una partita, un viaggio a San Siro o un evento speciale. "Quello più emozionante assolutamente è stato quando eravamo tutti insieme al club il giorno in cui abbiamo vinto la Supercoppa contro l'Inter. Eravamo un bel gruppo ed era la Befana, c’era un festone, ma non eravamo molto fiduciosi perché venivamo dall'esonero di Fonseca… ma quando abbiamo fatto quella rimontata con il terzo gol, si è scoppiato proprio un bordello anche fuori dalla nostra sede, perché c’è il bancone del palazzo che va proprio sulla piazza, vicino al municipio di Canosa, quindi è stato un'emozione veramente bella".

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Avete organizzato trasferte a San Siro o incontri con ex giocatori del Milan? Raccontaci qualche episodio. "La maggior parte delle volte siamo a San Siro. Io mi alterno con il mio collaboratore, o vado io, o va lui con i tifosi. Noi non siamo come altri club che ce l’hanno un ente direttivo. Qui ci sono io come fondatore e ne ho un ragazzo che mi dà una mano, e abbiamo avuto già tanti ospiti: Albertini, Tassotti, Jankulovski, Donadoni, Serginho, Massaro, Cristian Brocchi… e facciamo sempre la foto diritto sul balcone. Baresi è venuto con la coppa della Champions del 2007, una giornata che io dimenticherò mai. Ma ancora sulle trasferte, noi stiamo a più di 900 chilometri da Milano, quindi partiamo la sera prima e facciamo tre o quattro fermate. Alla prima fermata ci sono i cornetti caldi per tutti offerti dal club, poi anche tante volte facciamo dei pacchetti con i panini e l’acqua. Quando arriviamo a San Siro, facciamo una visita a Casa Milan, poi tutti insieme al ristorante convenzionato con noi, però ognuno è libero di prendere e fare quello che vuoi. Dopo, un giro al Duomo, subito dopo guardiamo la partita e appena essa finisce rientriamo. Sono nove ore e mezza per andare e altre nove ore e mezza per tornare, ma ne vale assolutamente la pena, è lo spirito che creiamo tra di noi, è l'ambiente familiare quello che conta".

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Cosa significa per voi essere un Milan Club ufficiale? Che valore ha questa appartenenza per i tifosi del territorio? "Oltre a essere un Milan Club ufficiale, la cosa che conta è che siamo ormai diventati una realtà del territorio pugliese. A Canosa non c'è ne uno Juventus Club o un Inter Club, e molti ci invidiano, ma nessuno è mai stato capace di fare oltre, di essere così attivo nel territorio. La cosa che ci fa essere diverso sono tutte le attività che facciamo, tutti gli ospiti che abbiamo avuto e poi, dopo due anni duri che non sono stati semplici per noi come club perché le spese ci ammazzano, essere tornato quest’anno è una vittoria. Ne vado molto fiero. Faccio tanti sacrifici, tolgo tanto tempo alla famiglia e io ringrazio Dio che mi ha dato una moglie che anche mi accompagna con i miei figli a fare parecchie trasferte, perché senza di questo non sarebbe stato possibile".

Come vedi il Milan di oggi e quali sono le tue aspettative per il futuro della squadra? "Allora, io il Milan di oggi lo vedo, dalla fonte, non molto bene con il presidente e la guida della società, però la scelta di restare con Allegri, significa che ci sono già le basi per ricreare qualcosa l'anno prossimo. Perché quest’anno tutti erano ottimisti, ma io non ero così fiducioso e stare dove stiamo ora è già una grandissima vittoria secondo me. Allegri fa un ottimo lavoro, tutti criticavano De Winter e vedi il derby che ha fatto lui, si vede la crescita di Pavlovic… l’unica pecca che do ad Allegri sono le due punte di movimento che non mi piacciono. Io preferirei un centroavanti. Con Leao e Pulisic fuori posto, io sacrificherei uno dei due nel prossimo calciomercato per un centroavanti. Il mio sogno sarebbe vedere Vlahovic e Harry Kane insieme con la maglia del Milan".

Se doveste spiegare a qualcuno perché diventare milanista, cosa direste? "Impossibile perché non si diventa milanista, si nasce. Però diciamo che, come Milan Club, quello che diamo ai nostri tifosi loro lo vedono dai fatti, non dalle chiacchiere. Essere milanista è trovare tante emozioni perché il Milan si vive, non si racconta".

Un messaggio finale ai tifosi rossoneri che leggeranno questa intervista su Milanisti Channel. "Sempre forza Milan! E crediamoci perché torneremo sul tetto d'Europa e del mondo".