Milan fuori dai giochi in campionato, ora l’unica speranza è la Coppa Italia.
Siamo quasi ai titoli di coda. Inutile girarci intorno e inutile addolcire la pillola: il campionato può considerarsi formalmente chiuso, almeno per quanto riguarda un piazzamento europeo che era ampiamente alla portata del Milan, ma sfuggito per svariati motivi, inutili da elencare e sottolineare.
La sconfitta di San Siro contro l'Atalanta affossa definitivamente le velleità di rimonta, rinvigorite dopo lo scintillante 0-4 di Udine. Una sconfitta che mortifica i tifosi, già provati da una stagione angosciante, ai limiti del sopportabile, alleviata solo dalla vittoria della Supercoppa Italiana in quel di Riyad. Oltretutto chiudere al nono posto significherebbe iniziare la prossima stagione dai sedicesimi di Coppa Italia. L'ennesimo schiaffo morale a una squadra che, potenzialmente, ha ben poco da invidiare a molte delle formazioni che la precedono.
Adesso, l’unica cosa che potrebbe trasformare questa stagione da travagliata ad affascinante sarebbe vincere mercoledì e poi trionfare nell’unica partita di maggio che davvero varrebbe la pena vincere.
D’altronde, chiudere l’annata con due trofei dopo averla vissuta come un vero e proprio saliscendi emotivo sarebbe paradossale, sì, ma anche terribilmente affascinante.
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Possiamo dire che la semifinale di mercoledì 23 aprile alle 21:00 rappresenta l’unico obiettivo realistico di questo finale di stagione? Sì, perché negarlo significherebbe edulcorare la realtà. Una realtà che non merita né la società, né la squadra, né tantomeno la tifoseria, ma che, nonostante tutto, purtroppo non è possibile disconoscere.
A chi punta il dito contro la dirigenza, ricordo che negli ultimi sette anni - ossia da quando la gestione del club meneghino è passata dal fantomatico Li Yonghong al fondo statunitense Elliott Management Corporation, e successivamente a RedBird Capital Partners - il Milan ha visto migliorare sensibilmente il comparto economico. L’ultimo bilancio ha fatto registrare il record storico di ricavi e, per la seconda volta consecutiva, un bilancio in utile. Questo significa aver reso il Milan una società sana, con un processo di internazionalizzazione del brand sempre più significativo e con una solidità tale da poter resistere anche ad un’annata senza la Champions League.
Purtroppo, nessuno avrebbe voluto sentirsi dire tutto questo, ma prenderne atto e cercare soluzioni è l’unico modo per uscirne il prima possibile. Chiedere la testa (in senso figurato, ovviamente) di questo o di quello non porterà ad un appianamento repentino del disastro sportivo di questa stagione.
Ora, prima di pensare alla prossima stagione, c’è una missione da portare a termine. Questa missione ha una data fissata nella calce: il 23 aprile 2025. Compattezza e unione d’intenti: non c’è altra via. La stagione non è ancora finita.