Da bambino guardava il Benfica del cuore e il Milan di Arrigo Sacchi. Con il primo ha costruito una parte importante della propria carriera da calciatore; del secondo sognava un giorno di diventare allenatore. Quasi quarant’anni più tardi, Rúben Amorim si trova davanti alla sfida più affascinante: imprimere la propria identità a quel Milan che aveva iniziato ad ammirare attraverso le videocassette.

Il confronto fra il Diavolo e le Aquile non potrà mai essere banale. Anche se l’agone è quello dell’Europa League. Destini incrociati che chiamano in causa non solo l’attuale tecnico, ma anche Manuel Rui Costa. Indimenticato trequartista del Milan dei primi anni Duemila, Rui Costa ha legato i principali trionfi della propria carriera calcistica alle maglie di Benfica, Fiorentina e Milan. Approdato in Italia nel 1994, disputò sette stagioni ad altissimo livello con la maglia viola, conquistando 2 Coppe Italia e 1 Supercoppa italiana, realizzando 50 reti in 276 partite disputate. Prestazioni che convinsero la dirigenza rossonera a portarlo all’ombra della “Madunina” nel 2001, investendo la cifra monstre per l’epoca di 85 miliardi delle vecchie lire. Il colpo di fulmine definitivo scoccò dopo un Fiorentina-Milan 4-0, in cui “Il Maestro” diede un saggio sontuoso delle proprie indiscutibili doti tecniche. In rossonero, ha disputato 192 match realizzando 11 gol. Ha impreziosito la propria bacheca conquistando uno scudetto, una Coppa Italia, una Supercoppa italiana, una Champions League e una Supercoppa europea. Era il Milan di Carlo Ancelotti, nel cui centrocampo brillavano le stelle di Pirlo, Kakà e Seedorf. Nel 2006 preferì tornare al Benfica, dove due anni più tardi appese le scarpette al chiodo. Quella di “San Siro” sarà dunque la sua prima volta da avversario del Milan nelle vesti di massimo dirigente, con tutto il prevedibile carico di emozioni e ricordi legato agli anni trascorsi in rossonero.

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Milan-Benfica non sarà una partita come le altre. Soprattutto per Amorim e Rui Costa che sono, o sono stati, illustri protagonisti in epoche e vesti differenti della storia di entrambe le società. La memoria di chiunque tifi per il Diavolo non può non andare al 23 maggio 1990 quando lo squadrone del vate di Fusignano si scontrò con il pragmatismo scandinavo in salsa lusitana del compianto Sven Goran Eriksson. Al “Prater” di Vienna andò in scena la finale di “Coppa dei Campioni” contro le Aquile, decisa da un gol di Frank Rijkaard su suggerimento del cigno di Utrecht (al secolo, Marco Van Basten), al termine di una gara tutt’altro che esaltante dal punto di vista dello spettacolo. Seconda “coppa a orecchie” di fila per un Milan che aveva chiuso comunque con saldo positivo una stagione logorante e stressante, che faceva da apripista al Mondiale italiano.

L’anatema lanciato da Béla Guttmann, all’indomani della seconda “Coppa dei Campioni” consecutiva conquistata nel lontano 1962, ancora oggi è assai temuto nella sponda biancorossa della capitale portoghese. Da quel momento in poi, il Benfica non ha più vinto una coppa europea pur essendo approdato diverse volte all’atto conclusivo. Per ironia della sorte, fu proprio il Diavolo - e qui arriviamo al secondo precedente di rilievo - a inaugurare la maledizione, sconfiggendo i lusitani l’anno dopo in finale per 2-1, grazie a una doppietta di Altafini che ribaltò il vantaggio iniziale firmato da Eusébio. Il bilancio dei sei confronti ufficiali fra le due compagini è decisamente incoraggiante: quattro vittorie e due pareggi per i rossoneri. Tradizione dunque favorevole, che l’ambiente milanista si augura possa ancora proseguire. Anche se sarà bene non sottovalutare il Benfica per non incorrere in indesiderate, brutte sorprese. Non avrà la tensione e il pathos di una finale, d’accordo. Ma quella che si giocherà mercoledì prossimo a San Siro sarà pur sempre una partita ricca di fascino perché si confrontano due fra le squadre più titolate al mondo, anche se a Lisbona una coppa a livello continentale manca da oltre mezzo secolo.

Come ci arrivano oggi le due formazioni? Il Milan ha iniziato il campionato in maniera incoraggiante: nelle prime quattro partite, gli uomini di Amorim hanno sin qui racimolato 8 punti, frutto di due vittorie e altrettanti pareggi. Un cammino, tutto sommato, in linea con le aspettative del nuovo corso griffato Amorim e che ha fatto intravedere cose buone e altre un po’ meno. Da sottolineare, comunque, che i rossoneri hanno disputato ben 3 delle 4 partite in trasferta e al cospetto di avversari tutt’altro che malleabili come Torino, Juventus e Lazio. Il Benfica, invece, dopo il mezzo passo falso contro l’Académico de Viseu (2-2) nella prima giornata, ha poi fatto “filotto” inanellando cinque successi consecutivi (l’ultimo maturato solo nel finale contro il Gil Vicente) che lo pongono immediatamente a ridosso del Porto, capolista nonché storico rivale nella corsa al titolo portoghese.

I biancorossi si schierano generalmente con il 4-3-3 che può, all’occorrenza, tramutarsi in un 4-2-3-1 piuttosto elastico. Il nuovo tecnico Marco Silva, subentrato a Mourinho che si è accasato la scorsa estate con il Real Madrid, sta cercando di dare una nuova identità alle Aquile. L’idea, a lungo termine, è quella di far giocare Pavlidis più basso, quasi nel ruolo di seconda punta. Il Benfica punta al possesso e al controllo territoriale, con l’occupazione funzionale degli spazi: riconquista della palla e struttura preventiva per neutralizzare le transizioni avversarie. Sono questi i principi sui quali Marco Silva sta costruendo una squadra votata al dominio del gioco ma attenta anche alla solidità difensiva. Particolare attenzione andrà riservata a Pavlidis e ai suoi movimenti che potrebbero disorientare la difesa rossonera e favorire gli inserimenti di Rafa, Prestianni e Schjelderup.

Sul piano tattico, il Milan dovrà puntare soprattutto sulla capacità di muovere rapidamente il pallone e di attaccare gli spazi dietro la linea difensiva del Benfica, dopo aver saltato la prima pressione. La squadra lusitana può essere pericolosa quando riesce a recuperare palla e a distendersi in campo aperto, ma può concedere qualcosa se costretta a difendersi per lunghi tratti e a spostarsi lateralmente. In tal senso, sarà fondamentale alternare il gioco sulle fasce alle combinazioni centrali, evitando di diventare prevedibili. Un’arma importante potrebbe essere la riaggressione rapida dopo aver perso il pallone. Amorim sta lavorando molto su quest’aspetto, anche se i risultati sinora si sono visti solo a sprazzi. Bisognerà limitare al massimo i rifornimenti agli uomini d’attacco avversari e, allo stesso tempo, mantenere compatte le distanze fra difesa e centrocampo. In fase di possesso, invece, sarà decisivo occupare bene l’ampiezza, isolare gli esterni negli “uno contro uno” e accompagnare l’azione con gli inserimenti dei centrocampisti. Chi potrebbe far pendere la bilancia dalla parte rossonera? Il tipo di partita sembra essere congeniale alle caratteristiche di Musah, che può spezzare il pressing biancorosso; di Pulisic, per la sua capacità di stare fra le linee; e di Moreira, per il dinamismo con cui attacca la profondità. Infine, riflettori puntati sull’altro ex di lusso della partita, Gonçalo Ramos, che non ha ancora espresso appieno il potenziale di cui dispone e che sarà il riferimento dell’attacco rossonero.

Avversario, dunque, da prendere con le molle e al quale non bisognerà concedere nulla. Per evitare il primo grosso dispiacere stagionale, il Milan dovrà ripartire dalla reazione dell’Olimpico, senza però ripetere quel primo tempo in cui è apparso in balia della Lazio. Contro un Benfica reduce da cinque successi consecutivi, potrebbe non essere concesso un altro tempo per rimediare.

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