Il 3-4-2-1 di Amorim cambierà il Milan, ridefinendo ruoli, gerarchie e protagonisti della nuova stagione rossonera.
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A un primo sguardo qualcuno potrebbe pensare che si tratti di un modulo molto simile al 3-5-2 visto nella passata stagione. In realtà le differenze sono profonde e riguardano soprattutto l'interpretazione dei ruoli.
Perché il calcio di Amorim non è soltanto una questione di numeri disegnati sulla lavagna. È una questione di principi. Ed è proprio il centrocampo il reparto destinato a cambiare maggiormente.
Nel 3-4-2-1 del tecnico portoghese, i due mediani devono garantire intensità, aggressività, copertura degli spazi e continue transizioni, sia offensive sia difensive. Servono corsa, fisicità e capacità di sostenere ritmi elevati per novanta minuti.
Per questo motivo appare difficile immaginare una coppia composta da due registi puri o da centrocampisti poco dinamici.
È anche da questa considerazione che nasce la volontà del Milan di non privarsi di Adrien Rabiot, un giocatore che, per caratteristiche atletiche e tattiche, sembra quasi disegnato per il calcio di Amorim.
Discorso diverso, invece, per Luka Modric. Qualora il Pallone d'Oro croato dovesse davvero prolungare la propria avventura in rossonero, il suo peso all'interno dello spogliatoio resterebbe enorme. Leadership, esperienza e mentalità vincente rappresentano qualità che nessun modulo potrà mai cancellare. Sul campo, però, la situazione sarebbe inevitabilmente diversa.
L'età, un calendario ancora più fitto con il ritorno delle competizioni europee e soprattutto le richieste fisiche del 3-4-2-1 rendono difficile immaginare Modric come punto fermo del centrocampo per tutta la stagione. Il suo contributo potrebbe diventare più qualitativo che quantitativo. Meno minuti, ma probabilmente ancora decisivi.
Il 3-4-2-1 di Amorim ridisegna il Milan
Nel 3-4-2-1 di Amorim i due trequartisti alle spalle della punta rappresentano il cuore della manovra offensiva. È una posizione che consente allo statunitense di ricevere tra le linee, attaccare l'area, dialogare con il centravanti e incidere partendo da lontano rispetto a quanto accaduto nella scorsa stagione.
Anche Rafael Leao potrebbe teoricamente esaltarsi in quella zona di campo. Ma parlare oggi del numero dieci rossonero significa inevitabilmente fare i conti con un'incognita che continua a condizionare ogni ragionamento tattico.
Prima bisognerà capire se il suo futuro sarà ancora al Milan. Poi si potrà discutere di come Amorim intenderà valorizzarlo.
Perché il nuovo modulo non cambierà soltanto il modo di giocare del Milan. Cambierà inevitabilmente anche i suoi protagonisti. E nel calcio, spesso, un sistema di gioco non crea soltanto una squadra diversa, crea anche nuovi leader.
Ogni rivoluzione tattica crea nuovi leader e mette in discussione quelli di ieri.
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