La seconda stella oggi rappresenta molto più di uno Scudetto: può diventare il tributo più bello al Capitano Franco Baresi.

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Milan, Franco Baresi e il murale a Perth: l'omaggio di Amorim e Gabbia (VIDEO)

Il 31 luglio 2026 verrà ricordato da ogni tifoso del Milan, e da ogni appassionato di calcio, come il giorno in cui Franco Baresi ha lasciato questa terra. Una data destinata a rimanere scolpita nella memoria collettiva, il giorno in cui il Capitano del Milan degli Immortali e degli Invincibili è diventato definitivamente leggenda.

Per molti non sarà soltanto il ricordo di una scomparsa. Sarà la fine di un pezzo della propria giovinezza. Perché Franco Baresi non è stato semplicemente uno dei più grandi difensori della storia del calcio: è stato il volto del Milan, il simbolo di un'appartenenza assoluta, l'uomo che meglio di chiunque altro ha incarnato il significato della parola Capitano.

Baresi Scudetto Milan

Per quasi un decennio è stato il miglior difensore del mondo. Un'icona nel senso più autentico del termine. Eppure, nonostante i trofei, il Pallone d'Oro soltanto sfiorato, gli applausi di ogni stadio e il rispetto universale, Franco è rimasto sempre lo stesso: umile, elegante, rispettoso, profondamente legato ai suoi colori e alla sua gente.

Oggi, mentre Milano si prepara a tributargli l'ultimo saluto nella Basilica di Sant'Ambrogio, la malinconia continua a scorrere nelle vene di ogni milanista.

C'è però un pensiero che, più di ogni altro, racconta la grandezza dell'uomo prima ancora del campione.

Nonostante la malattia, nonostante la sofferenza e la consapevolezza di una battaglia sempre più difficile, Franco desiderava essere presente al raduno del Milan del 13 luglio. Voleva indossare ancora una volta quei colori che aveva difeso per tutta la vita. Non ci è riuscito. Ma quel desiderio vale forse più di qualsiasi coppa alzata al cielo, perché racconta un amore che non ha mai conosciuto compromessi.

Franco Baresi e quella seconda stella che oggi vale molto più di un titolo

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Le sue imprese sul campo appartengono ormai alla storia del calcio. Il suo modo di essere appartiene, invece, all'eternità.

Adesso sarà lui a osservare il Milan da lassù. E questa squadra, questo Club e questo popolo hanno il dovere morale di onorare la sua memoria nel modo che lui avrebbe desiderato di più: tornando a vincere.

Perché c'è un sogno che oggi appartiene a tutti i milanisti. Portare simbolicamente a Franco, nella sua casa eterna, quella seconda stella che ha contribuito come nessun altro a rendere possibile.

La seconda stella non cancellerebbe il dolore. Ma permetterebbe a ogni milanista di alzare gli occhi al cielo e dire: "Franco, questa stella è tua".

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