Il nuovo San Siro, secondo le stime elaborate da The European House Ambrosetti, avrà ricadute economiche sul territorio

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Resiste nella politica milanese la polemica per il mancato inserimento di Carlo Monguzzi tra i nomi proposti per il Famedio di Milano. Sarà proposto, come gli altri, per l'Ambrogino d'Oro alla Memoria. Monguzzi ha battagliato fino alla fine contro la demolizione dello stadio di San Siro e contro il greenwashing della giunta Sala, è diventato un simbolo della discontinuità che contraddistingue l'inizio di campagna elettorale del centrosinistra. E quindi, tra gli altri, il capogruppo regionale dem Pierfrancesco Majorino, tra i nomi in pole per il dopo Sala, si dice "davvero dispiaciuto per quel che è accaduto".

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San Siro, impatto diretto e impatto indotto

Il nuovo San Siro avrà ricadute economiche sul territorio per tre miliardi di euro l'anno, tra impatto diretto, indiretto e indotto. Di questi, circa 1,4 miliardi rappresentano l'impatto diretto: 780 milioni legati agli spettatori delle partite, 300 milioni derivanti dai concerti e altri 250 milioni riconducibili ai visitatori extra match-day e concert-day. Lo studio Ambrosetti attribuisce al progetto anche un significativo impatto anche nella fase realizzativa. La costruzione del nuovo stadio e delle opere connesse dovrebbe attivare complessivamente 4,6 miliardi di valore economico, di cui 1,8 miliardi di impatto diretto, 2,4 miliardi di impatto indiretto e circa 400 milioni di impatto indotto. Il moltiplicatore stimato è pari a 2,53: per ogni euro investito se ne genererebbero altri 1,53 nell'economia, con ricadute occupazionali stimate in 18.450 occupati equivalenti a tempo pieno.
È il paradosso del futuro: per andare avanti, San Siro dovrà in parte scomparire. Ma la sua essenza proverà a sopravvivere. Nel nuovo impianto continueranno a vivere le due squadre e la memoria del vecchio Meazza, anche attraverso il museo dedicato a entrambi i club, oggi al piano terra dello stadio e destinato a trovare spazio anche nella nuova casa. Sarà compito dei due club, con le loro proprietà e i presidenti Gerry Cardinale e Giuseppe Marotta, ricostruire il Dna della struttura, portare altri campioni, altre notti da ricordare, altri sogni da accarezzare. Il nuovo stadio avrà forme diverse, un'altra architettura, un'altra epoca, ma dovrà raccogliere ciò che il vecchio ha costruito in cento anni. Perché San Siro non è soltanto cemento. È l'inizio di una favola, partita quel 19 settembre 1926, che ha emozionato poi generazioni di tifosi. È il boato per un gol e il silenzio dopo una sconfitta. È una città che, per un secolo, si è riconosciuta dentro sei tribune e tre anelli. Non esiste demolizione capace di portarsi via un ricordo.

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