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Milan Club Cilento – ESCLUSIVA – Guariglia racconta: “Il Milan è sempre stato una cosa di famiglia”

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Gerardo Guariglia, presidente del Milan Club Cilento “Giuseppe Guariglia”, racconta in esclusiva la storia del club rossonero nato nel 2019 nel cuore del Cilento
Stefano Sorce

Ci sono passioni che nascono davanti a uno schermo, altre sugli spalti di uno stadio. E poi ci sono quelle che crescono dentro una casa, sul divano del salotto, tra una partita vista insieme e un sogno rossonero tramandato da padre a figlio. È proprio da questo tipo di passione autentica che prende vita il Milan Club Cilento Rossonero “Giuseppe Guariglia”, un punto di ritrovo che, nel cuore del Cilento, unisce generazioni diverse sotto gli stessi colori: il rosso e il nero.

A guidare questo club è Gerardo Guariglia, presidente e anima di una realtà nata dal desiderio di trasformare un amore personale per il Milan in qualcosa di condiviso, capace di coinvolgere amici, famiglie e soprattutto tanti giovani tifosi. Un luogo dove il calcio diventa memoria, appartenenza e comunità, e dove ogni partita del Milan è molto più di novanta minuti: è un momento da vivere insieme.

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In questa intervista concessa a Milanisti Channel, Gerardo Guariglia ci porta dentro la storia del club, raccontando le sue origini, i momenti più emozionanti vissuti con i soci e il legame profondo tra il Milan e il territorio del Cilento. Un viaggio fatto di ricordi, passione e fede rossonera, dedicato anche alla memoria di Giuseppe Guariglia, a cui il club è oggi intitolato. Perché, come spesso accade nel calcio più vero, alcune storie non parlano solo di sport, ma soprattutto di famiglia, di amicizia e di amore eterno per una maglia.

Guariglia: "Dal sogno di una pagina Facebook alla ‘cantera’ rossonera del Cilento”

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Partiamo dall’inizio: come nasce il Milan Club Cilento e da dove è venuta l’idea di creare questo punto di ritrovo per i tifosi rossoneri?

"L’idea di dar vita al Milan Club è nata quasi per caso. In passato, durante l’adolescenza, gestivo una pagina Facebook molto seguita dedicata al Milan. Purtroppo, da un giorno all’altro non ho più trovato la pagina: probabilmente era stata hackerata. Parliamo di una community che aveva superato i centomila seguaci, quindi potete immaginare quanto ci fossi rimasto male. Ci avevo dedicato tanto tempo e avevo anche alcune persone che mi davano una mano a gestirla. Per questo motivo decisi di fermarmi e di non aprire altre pagine per un po’, avevo bisogno di prendermi una pausa".

"Poi, una sera tra il 2018 e il 2019, mi è tornata la voglia di ricominciare. Però mi sono fatto una domanda: perché aprire semplicemente un’altra pagina quando potevo provare a fare qualcosa di diverso? Così ho pensato: proviamo a creare un Milan Club qui a Santa Maria. Ho iniziato creando la pagina e, passo dopo passo, da lì è nato il Milan Club. All’inizio si chiamava Milan Club Cilento Rossonero, ma con il passare degli anni abbiamo deciso di intitolarlo a mio papà, Giuseppe Guariglia, che purtroppo è venuto a mancare circa quattro anni fa. È stato un modo per rendergli omaggio e per legare ancora di più questo club alla nostra storia e alla nostra famiglia".

Quanti soci conta oggi il club e che tipo di persone ne fanno parte?

"Il nostro club è abbastanza numeroso, nonostante Santa Maria di Castellabate sia un paese piccolo. Io dico sempre ai ragazzi del direttivo, che tengo a ringraziare per l’aiuto che mi danno ogni giorno, sia a quello attuale sia a quello passato. In particolare Gianni, il nostro storico segretario, che ci ha dato una grande mano nell’organizzazione di tantissimi eventi e iniziative".

"La cosa bella del nostro club è che è molto giovanile. Abbiamo la fortuna di ricevere iscrizioni anche da bambini molto piccoli, parliamo di otto, nove o dieci anni. A volte mi piace scorrere le foto dei ricordi e vedere questi bambini quando erano davvero piccolissimi, alcuni quasi non parlavano ancora bene. Oggi invece li vediamo crescere insieme a noi, praticamente all’interno del nostro club, come se fosse una piccola cantera di tifosi del Milan".

"Nel club ci sono tanti bambini, ma anche tanti adulti. Una delle cose che ci rende più fieri è aver creato anche un piccolo spazio ricreativo per i più piccoli. In questo modo possono seguire la partita del Milan, ma anche divertirsi tra loro nei momenti di pausa, ad esempio a fine primo tempo o dopo la partita. Così il club è diventato anche un vero punto di ritrovo. La cosa più bella è quando li incontri per strada e ti dicono: “Gerardo, ci vediamo al club sabato”. O quando lo dicono tra di loro: “Ci vediamo al club domenica”. Ecco, questo vuol dire che stiamo lasciando qualcosa di bello dentro di loro".

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“Il Milan Club Cilento: una famiglia unita dalla fede rossonera”

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C’è qualche storia particolare tra i vostri membri?

"Come già detto prima, siamo un club molto giovane anche a livello di tesserati e di struttura burocratica. Il club è nato ufficialmente nel 2019 e, proprio per questo motivo, all’inizio ho sentito il bisogno di circondarmi di persone con più esperienza in questo tipo di realtà. Tra i nostri membri c’è anche Sandro Formicola, che è stato tra i primi a Santa Maria di Castellabate ad avere un Milan Club. Quando ho iniziato questo percorso ho pensato fosse importante avere accanto qualcuno che conoscesse già bene questo ambiente, e per questo ho deciso di affidargli la carica di vicepresidente. Lui mi ha dato e continua a dare una grossa mano nella crescita del club".

"Siamo un gruppo molto unito, ma una cosa che continuerò sempre a dire è che si può e si deve fare sempre di più. L’obiettivo del club deve essere prima di tutto quello di offrire più servizi possibili ai soci, ma anche di creare uno spazio per i bambini e per i giovani tifosi del Milan, dove possano respirare davvero aria rossonera. Il Milan Club, secondo me, non deve limitarsi soltanto alla richiesta dei biglietti per le partite. Purtroppo capita che, nonostante le iscrizioni siano numerose, il club venga frequentato sempre dalle stesse persone. Il nostro auspicio è quello di vedere sempre più partecipazione da parte dei soci e dei tifosi".

"È facile festeggiare e fare le cosiddette sfilate quando il Milan vince, ma credo che il vero tifoso si veda soprattutto nei momenti di difficoltà. Per questo chiediamo sempre più presenza e partecipazione ai nostri soci, ma anche a tutti quei tifosi del Milan che magari non hanno ancora avuto modo di iscriversi al nostro club".

Che atmosfera si respira quando vi riunite per vedere le partite del Milan? C’è qualche rito o tradizione che portate avanti?

"In realtà non abbiamo un rito o una tradizione particolare legata alle partite. Però posso raccontare un piccolo rituale che riguarda me e mio fratello. Quando gioca il Milan, che sia di venerdì, sabato o domenica, cerchiamo sempre di non uscire mai con una maglia, una felpa o comunque con qualcosa che richiami il Milan. Lo facciamo quasi per scaramanzia. Preferiamo non attirare troppo l’attenzione, per evitare i classici commenti tipo “ah, stasera gioca il Milan… speriamo che perda”. Insomma, è un modo tutto nostro per vivere la partita con un pizzico di superstizione in più. È un piccolo gesto, ma ormai è diventato il nostro rituale personale ogni volta che il Milan scende in campo".

Il Cilento è una terra molto legata alle tradizioni: come vive il territorio la passione per il Milan?

"Il Cilento, possiamo dirlo senza dubbio, è una vera e propria tana di rossoneri. C’è una storia molto bella che lega questo territorio al Milan, e riguarda Agostino Di Bartolomei, che come sappiamo ha giocato anche nel Milan. Nel 1986 venne organizzata un’amichevole a San Marco di Castellabate tra il Leoni San Marco e il Milan. Abbiamo ancora delle foto che testimoniano quella partita e la grande partecipazione della gente del posto. Molte persone del territorio andarono a vedere quella gara e fu un evento molto sentito".

"Probabilmente anche da lì è nata o si è rafforzata questa passione per i colori rossoneri nel Cilento. Sciarpe, bandiere e ricordi di quella giornata fanno ancora parte della memoria di tanti tifosi della zona. Credo che uno dei legami più forti tra il Milan e il Cilento passi proprio da quella storia e dalla figura di Agostino Di Bartolomei. Purtroppo, per una questione anagrafica, io non ho avuto la possibilità di viverlo calcisticamente in prima persona, ma il suo ricordo e il suo legame con questo territorio restano ancora oggi molto forti".

“Il 19º scudetto e l’orgoglio di essere un Milan Club ufficiale”

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Qual è stato il momento più emozionante vissuto dal club da quando esiste? Una partita, un viaggio a San Siro o un evento speciale.

"I momenti sono stati tanti, ma ce n’è uno in particolare che per me è molto significativo: la vittoria del diciannovesimo scudetto del Milan. È stata una festa che è andata oltre la semplice gioia sportiva, perché proprio in quell’anno mio papà venne a mancare. Morì a dicembre e pochi mesi dopo, a maggio, ci siamo ritrovati a festeggiare lo scudetto. Quella stagione è stata molto particolare per me, perché io e mio padre abbiamo sempre visto le partite insieme. Sono cresciuto sul divano di casa guardando il Milan con lui, e poi negli anni si è aggiunto anche mio fratello, che ha ereditato la stessa passione".

"La vittoria dello scudetto è stata una gioia immensa, anche perché era un traguardo che in pochi si aspettavano. Però allo stesso tempo avevo sempre quella voce nella testa che mi diceva: se ci fosse stato tuo padre sarebbe stato ancora più bello. Con lui avevo festeggiato il diciottesimo scudetto, ma il diciannovesimo purtroppo no, perché era venuto a mancare qualche mese prima. Ricordo anche un altro momento molto difficile: la partita Milan-Salernitana, vinta 2-0, che si giocò proprio il giorno del suo funerale. Sono quei ricordi che ti segnano e che rendono il calcio qualcosa di molto più profondo di una semplice partita".

"Quando abbiamo festeggiato lo scudetto, ci siamo ritrovati in una struttura vicino al club, il Sunset Sport, perché eravamo davvero tantissimi e non avrei avuto spazio per ospitare tutti. Vedere così tante persone riunite è stato bellissimo, c’erano amici, c’era mio fratello, ma allo stesso tempo sentivo quella mancanza. Per questo dico che è stato forse il momento più bello, ma anche quello più duro".

"Un’altra grande emozione è stata la stagione in cui il Milan è tornato protagonista in Champions League, arrivando fino alla semifinale. In particolare ricordo i quarti di finale contro il Napoli: il club era pieno di persone, non solo tifosi milanisti, e l’atmosfera era incredibile. Anche se poi la semifinale è andata come sappiamo, quella stagione ci ha riportato su palcoscenici europei importanti".

"Tra i ricordi più belli metto anche la Supercoppa Italiana vinta contro l’Inter. Purtroppo quella partita non ho potuto viverla con gli amici del club perché ero influenzato, ma ho comunque visto quanto abbiano festeggiato e quanto fosse grande l’entusiasmo. Sono momenti che restano e che rafforzano ancora di più il senso di appartenenza al club e ai colori rossoneri".

Cosa significa per voi essere un Milan Club ufficiale? Che valore ha questa appartenenza per i tifosi del territorio?

"Per noi essere un Milan Club ufficiale riconosciuto è motivo di grande orgoglio. Spesso chi è all’esterno non immagina che dietro un club ci siano anche tanti sacrifici, soprattutto economici. Gestire un club ha i suoi costi e richiede impegno costante per seguire i soci, dalle richieste di biglietti fino al materiale ufficiale e a tutto ciò che ruota attorno alla vita del club. Oltre all’organizzazione, però, serve soprattutto una cosa: la passione".

"Fortunatamente a me questa non è mai mancata. Sono molto maniacale sotto questo punto di vista e negli anni ho raccolto tantissimo materiale del Milan che ho poi portato nella sede del club: oggetti firmati, pezzi autografati e cimeli autentici che raccontano quelli che io definisco gli anni d’oro del Milan, dalle epoche di Sacchi, Capello e Ancelotti".

"È un patrimonio che condividiamo con tutti i soci e che rende ancora più speciale l’ambiente del club. Per noi, quindi, è davvero un grande orgoglio. Il club è una macchina che funziona bene, e questo è anche merito di Benedetto Dell'Elba, coordinatore dei Milan Club per la regione Campania, una persona straordinaria che non ci lascia mai soli. Ho avuto il piacere di conoscerlo e posso dire che anche grazie al suo supporto il nostro club oggi è in piedi e continua a crescere".

“La storia fa la differenza: perché essere milanista è la cosa più bella del mondo”

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Come vedi il Milan di oggi e quali sono le tue aspettative per il futuro della squadra?

"Il Milan di oggi lo vedo come un club molto più aziendalista rispetto al passato. Ma in realtà non è cambiato solo il Milan: è proprio il calcio che è cambiato. Oggi si guarda tantissimo agli aspetti economici, ai bilanci, alle plusvalenze e soprattutto alla qualificazione in Champions League, che ormai viene vissuta quasi come se fosse uno scudetto. È un calcio molto diverso rispetto all’era d’oro berlusconiana, quella dei grandi presidenti come Berlusconi, Moratti, Agnelli e altri protagonisti di quel periodo. All’epoca il calcio aveva un altro spirito, oggi invece è diventato molto più legato alla gestione aziendale e ai conti"

"Nonostante questo, io da questa squadra mi aspetto sempre qualcosa in più, perché credo che abbia le qualità per dare di più. È vero che ormai mancano poche giornate alla fine della stagione, però nel calcio nulla è impossibile. Anche Bierhoff lo ha ricordato in una recente intervista a La Gazzetta dello Sport: nel 1999 il Milan riuscì a compiere una grande rimonta proprio contro la Lazio e a conquistare lo scudetto quando sembrava tutto già deciso".

Se doveste spiegare a qualcuno perché diventare milanista, cosa direste?

"Questa domanda mi riporta al discorso dei bambini di cui parlavo prima. Nel nostro Milan Club abbiamo diversi ragazzi e ragazzini iscritti, alcuni li abbiamo praticamente visti crescere. Quando si è piccoli spesso non si ha ancora una vera concezione del tifo: si tende a seguire la squadra o il calciatore più forte del momento. Per esempio, quando Cristiano Ronaldo era alla Juventus, molti bambini potevano essere portati a simpatizzare per quella squadra proprio perché avevano lui come idolo. È normale: mediaticamente questi grandi campioni fanno molto rumore e attirano l’attenzione dei più giovani".

"Nonostante questo, noi siamo riusciti pian piano a indirizzarli verso i colori rossoneri. Io dico sempre che la storia fa la differenza. Quando un bambino scopre che il Milan ha vinto sette Champions League, cinque Supercoppe europee, diversi Mondiali per club e ha avuto tanti Palloni d’Oro nella sua storia, inevitabilmente qualche domanda se la fa. E da lì nasce spesso la curiosità e la voglia di tifare Milan".

"Posso dirlo anche per esperienza personale, perché è successa la stessa cosa a me. Per una questione anagrafica non ho vissuto direttamente il Milan di Sacchi o di Capello, mentre ricordo meglio quello di Ancelotti. Però ricordo benissimo che, tornando a casa, mio padre mi faceva sempre trovare qualcosa legato al Milan: spesso la rivista Forza Milan, che purtroppo oggi non esiste più. Credo che avessi anche l’abbonamento. Era così che iniziavo a conoscere i campioni di quell’epoca".

"Crescendo, queste cose te le porti dentro e poi le tramandi. È successo anche con mio fratello: io sono nato prima di lui, sono nato milanista e in qualche modo gli ho trasmesso la stessa passione. Per questo dico sempre una cosa: essere milanista a volte può essere anche stressante, ma resta comunque la cosa più bella del mondo".

Un messaggio finale ai tifosi rossoneri che leggeranno questa intervista su Milanisti Channel.

"Ai tifosi rossoneri di Milanisti Channel voglio dire di continuare a sostenere il Milan senza mai smettere. Le difficoltà ci sono e ci saranno sempre, è normale nel calcio. Però il tifo deve essere incondizionato, a prescindere dai risultati. Noi abbiamo aperto il club nel 2019, in anni che per il Milan non erano affatto semplici. Venivamo da stagioni difficili, ricordo ad esempio quella di Giampaolo. L’ambiente era molto sfiduciato. Ci sono state anche serate in cui aprivo il club e a guardare la partita eravamo solo io e mio fratello. Non ho problemi a dirlo: alcune volte la vedevamo praticamente da soli.

Ma lo facevamo anche per dare un segnale, perché il Milan va seguito sempre, non solo quando si vince. Quegli anni difficili però sono serviti anche per arrivare alla rinascita che abbiamo visto negli ultimi tempi. Oggi il Milan è tornato a essere una squadra di vertice, una squadra che lotta e che vuole crescere ancora. Sicuramente c’è sempre qualcosa da migliorare, ma la cosa più importante è non perdere mai la fede e continuare a sostenere questi colori con orgoglio. Forza Milan, sempre".

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