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Focus sulla difesa

Milan: la coperta rossonera è corta (e dietro si gela…)

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I rossoneri hanno trovato equilibrio con la difesa a tre, ma il reparto arretrato resta numericamente troppo corto. Quattro centrali per tre posti non garantiscono sicurezza in una stagione lunga e piena di imprevisti
Stefano Sorce

C’è un rumore sottile che si sente solo quando tutto sembra andare bene. È il rumore dell’equilibrio precario. Quello che accompagna il Milan ogni volta che guarda la propria linea difensiva e fa i conti: pochi nomi, pochissime alternative, zero margine di errore. Perché oggi la retroguardia rossonera non è solo un reparto. È una scommessa quotidiana. Una di quelle che puoi vincere per un po’, ma che alla lunga presenta sempre il conto.

Il passaggio alla difesa a tre ha dato solidità, ordine, compattezza. Il Milan di Cardinale sembra più maturo, più razionale. Ma dietro questa apparente sicurezza si nasconde un problema strutturale enorme: i centrali di ruolo sono soltanto quattro, Tomori, Gabbia, Pavlovic e De Winter, per tre maglie da titolare nel 3-5-2. Numeri che, in un campionato logorante, non bastano. Mai.

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Milan: sempre gli stessi, fino al limite

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Nel 3-5-2 non puoi improvvisare. I tre dietro devono muoversi come un blocco unico, capirsi con uno sguardo, scivolare insieme, coprirsi le spalle. Cambiarne uno significa riscrivere meccanismi delicati. Ed è per questo che il Milan è spesso costretto a ripetersi: giocano sempre gli stessi. Tomori è il riferimento atletico, Gabbia l’equilibrio, Pavlovic la fisicità, De Winter la duttilità. Ma quando uno manca, tutto diventa fragile. Negli ultimi mesi lo si è visto chiaramente: tra piccoli stop, affaticamenti e squalifiche, la difesa è stata più gestita che scelta.

De Winter, inizialmente alternativa, è diventato una presenza quasi fissa. Non per merito esclusivo, ma per necessità. E quando la necessità prende il posto della strategia, il rischio è dietro l’angolo. In rosa c’è anche Odogu, giovane interessante, ma ancora fuori dal progetto reale. Poche occasioni, zero continuità. È lì, ma non pesa. È il classico nome che riempie la lista, non il campo. E finché resterà ai margini, continuerà a essere un’opzione teorica. In un reparto così corto, questo è un lusso che il Milan non può permettersi.

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Bartesaghi ed Estupinan: adattamenti, non soluzioni

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Quando i centrali scarseggiano, si pesca altrove. Bartesaghi ed Estupinan possono abbassarsi nei tre dietro, ma sono esterni, non difensori centrali puri. Hanno gamba, corsa, spinta. Non il mestiere della marcatura dentro l’area, del corpo a corpo costante, della lettura difensiva pura. Eppure il Milan li ha già utilizzati lì, segno evidente che l’emergenza non è più un’ipotesi: è realtà. Il problema è semplice: adattare può funzionare una volta, non può diventare sistema. Perché a forza di snaturare i giocatori, si snatura anche il reparto. E lo stesso discorso vale per la fascia destra. Quando c’è Saelemaekers, il Milan ha equilibrio, corsa, intensità.

Il belga è diventato un punto fermo, uno di quelli che tengono in piedi il sistema. Ma il problema nasce quando manca lui. Perché dietro Saelemaekers non ci sono alternative all’altezza. L’esempio più evidente è Athekame: chiamato in causa in alcune occasioni, ha mostrato limiti chiari, sia nella fase difensiva che nella gestione del pallone. Buona volontà, sì. Ma il salto di qualità richiesto da questo Milan è un’altra cosa. Ed è qui che si ripete lo stesso copione della difesa centrale: titolare affidabile, riserva non pronta. Una distanza troppo ampia per una squadra che vuole competere ad alti livelli.

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Il nodo vero: serve un difensore. Subito.

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Qui non si tratta di tattica, ma di numeri. Una difesa a tre chiede uomini. Veri. Affidabili. Pronti. Oggi il Milan gioca con il minimo indispensabile. E una squadra che punta in alto non può permetterselo. Basta una squalifica, un affaticamento, una partita storta e tutto il castello inizia a tremare. Per questo il messaggio è chiaro: il Milan deve intervenire adesso sul mercato. Non domani. Non a fine stagione. Ora. Serve un difensore centrale pronto, uno che possa entrare subito nelle rotazioni, senza periodo di adattamento, senza esperimenti. Un profilo che sappia stare nella difesa a tre, che conosca il ruolo, che non abbia bisogno di “apprendere”. Non è un acquisto di lusso. È un acquisto di sopravvivenza.