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Non c’è pace per Rafael Leao: è un assedio continuo

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Leao continua a dividere tra critiche e numeri: le parole di Di Canio riaccendono un dibattito spesso condizionato da pregiudizi.
Gaetano de Santis
Gaetano de Santis Redattore 

Ormai è un assedio continuo quello che è costretto a sopportare Rafael Leao e, di conseguenza, il Milan. Il portoghese, arrivato in rossonero nell'estate del 2019, dopo quasi sette stagioni si ritrova puntualmente al centro di dibattiti che, il più delle volte, non risultano coerenti con la realtà dei fatti. Dopo le continue uscite di Antonio Cassano su Leao, senza considerare l'attenzione morbosa dei media nei suoi confronti, ora è il turno di Paolo Di Canio.

L'ex attaccante, intervenuto sul tema, si è espresso con parole dure, forse anche volutamente provocatorie, nei confronti di un calciatore che, in questi anni, ha dimostrato molto più di quanto venga raccontato.

Le dichiarazioni di Paolo Di Canio su Rafael Leao

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MILAN, ITALY - MARCH 08: Rafael Leao of AC Milan klooks on during the Serie A match between AC Milan and FC Internazionale at Giuseppe Meazza Stadium on March 08, 2026 in Milan, Italy. (Photo by Marco Luzzani/Getty Images)

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Paolo Di Canio, ex calciatore e attuale opinionista per Sky, ha parlato a margine del Legends Trophy, evento di padel per ex giocatori di calcio andato in scena a Milano, presso il City Padel di Demetrio Albertini.

Queste le sue parole:

"In piena onestà, bisogna dire che in Italia, se si vuole crescere, bisogna guardare alla Spagna o alla Francia: nessuna squadra ha un giocatore di cui l'opinione pubblica deve dire sempre sì, però se facesse. Un però, nel grande calcio, già è di troppo: con lui ne usi sempre 5-6. Solo in Italia, forse perché abbiamo poco talento, ci stiamo abituando a sopportare: poi sono affari del Milan, ma se vuole crescere non può avere un giocatore che non sa come si alza, e però però però. Quanto costa? Un euro, vabbè ci proviamo. Otto milioni, se devo rinnovare, non so".

"Tare? Penso all’atteggiamento dell'Olimpico, mi sembra chiaro. Lui è un dirigente serio, che ha giocato a calcio e fatto calcio. Ha costruito la Lazio e l'ha portata a rendere bene, che vuole costruire un'altra dimensione nuova per il Milan, non può accettare questo atteggiamento. Uno scazzo ci può stare, ma il problema è la conduzione generale per un giocatore che avrebbe tutte le potenzialità, ma ha 27 anni. Se lui è stato più forte a 22 anni che a 27, vuol dire che vali meno: non guardo i numeri, penso ai goal che contano. Se si vede la differenza senza Leao è un conto, ma se lui non gioca il Milan è più solido: in otto partite, ventuno goal segnati e due subiti".

"Si arrabbierà con me? Ma che me ne frega, che è mio fratello o mio cugino? Di tanti altri giocatori parlo bene, Yildiz è affidabile e serio. Quando io parlo, parlo di grandi calciatori, non al mio bar di quartiere al Quarticciolo".

Milan, caso Rafa: critiche giuste o accanimento mediatico?

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MILAN, ITALY - MARCH 08: Rafael Leao of AC Milan klooks on during the Serie A match between AC Milan and FC Internazionale at Giuseppe Meazza Stadium on March 08, 2026 in Milan, Italy. (Photo by Marco Luzzani/Getty Images)

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Parole che dimostrano come le opinioni siano sempre legittime. Tuttavia, quando queste opinioni risultano viziate, anche solo in parte, da un pregiudizio, non possono che essere considerate per quello che sono: pretestuose. Cassano sta costruendo una carriera post-campo anche attraverso le sue critiche ad Allegri e Leao. Al contrario con Paolo Di Canio non siamo in questa fattispecie, ma su Rafa si nota fin troppo spesso un accanimento che raramente trova riscontro nei numeri e nel rendimento in campo.

Non si percepisce la stessa attenzione nei confronti di altri calciatori che stanno rendendo meno del portoghese, il quale, nonostante tutto, sta giocando convivendo con un principio di pubalgia. Basti pensare a Thuram, fermo a sette gol stagionali, oppure a David, ormai in difficoltà anche nel rapporto con il suo allenatore, Luciano Spalletti. Senza dimenticare Openda o lo stesso Dybala, spesso osannato ma ormai lontano dal giocatore straordinario ammirato prima al Palermo e poi alla Juventus.

Una cosa è chiara: Leao divide, ma il punto non è questo. Il problema è sempre il metro di giudizio. Se cambia a seconda del nome sulla maglia, allora non è più analisi, è narrazione.

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