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Mi hanno colpito molto le considerazioni del Presidente del Senato Ignazio La Russa e dell'ex Presidente dell'Inter Massimo Moratti, nel commento alla partita persa dall'Italia contro la Bosnia. Entrambi hanno puntato l'indice contro l'allenatore della Nazionale Rino Gattuso reo, ai loro occhi, di aver fatto calciare il primo rigore della serie al "giovane" Pio Esposito. L'attaccante dell'Inter, in tal modo, sarebbe stato schiacciato dal peso della responsabilità.
Ora il tema di fondo, a mio modesto avviso, è un altro, molto diverso, ma strettamente connesso a quanto poc'anzi accennato. Come non ha senso criticare un giocatore per un rigore sbagliato, trovo altrettanto insensato sostenere che un ragazzo giovane non dovesse calciare il primo rigore di una serie. Forse il quarto e il quinto penalty - quelli in sostanza che possono determinare il bene e il male - comportano una pressione minore su un giocatore? Difficile sostenerlo.
In realtà dietro le uscite del Presidente del Senato La Russa e di Massimo Moratti c'è, senza dubbio, una presa di posizione campanilistica, volta a polemizzare contro l'allenatore milanista, ma c'è soprattutto un modo insensato di vedere i giovani al giorno d'oggi. Farli giocare, ma deresponsabilizzandoli. Nulla di più sbagliato.
Gli errori fanno parte del gioco. I rigori si possono sbagliare a 20 anni, come a 30 anni. Non c'è un'età giusta per calciare un rigore, per non sentire il famoso "peso delle responsabilità". Lo dimostra il bosniaco Alajbegovic - 18 anni appena compiuto - che nel giro di pochi giorni ha segnato due rigori decisivi contro il Galles e contro l'Italia.
Forse se pensassimo a giustificare di meno i giovani, deresponsabilizzandoli costantemente, faremmo un passo avanti fondamentale nella crescita del nostro calcio. Perché chiedere che i giovani giochino e poi, contestualmente, chiedere che non battano un rigore importante, significa cavalcare soltanto una grande ed immensa ipocrisia.
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