Due partite, trentacinque anni di distanza e altrettante storie entrate nella leggenda della stracittadina milanese. Dall’incredibile 6-5 del 1949 all’incornata di Mark Hateley nel 1984

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Ci sono derby che si ricordano per il risultato. Altri per una giocata, un protagonista o un’immagine destinata a rimanere impressa nella memoria collettiva. E poi ci sono partite che, pur appartenendo a epoche profondamente diverse, raccontano meglio di qualsiasi altra cosa il fascino e l’imprevedibilità della rivalità fra Milan e Inter. Il 6 novembre 1949 e il 28 ottobre 1984 sono due date che occupano un posto particolare nella storia della stracittadina. Trentacinque anni separano due incontri diversissimi, accomunati dalla capacità di trasformarsi in racconti tramandati attraverso le generazioni.

Nils Liedholm

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1949: undici gol e una rimonta impossibile

Ci sono partite che sfuggono a qualsiasi logica. Gare nelle quali il risultato sembra già scritto, salvo poi essere clamorosamente rimesso in discussione. Il derby milanese del 6 novembre 1949 appartiene a questa categoria. Una di quelle sfide che, se non fossero realmente accadute, sembrerebbero il frutto della fantasia di qualche sceneggiatore particolarmente ispirato. Il teatro è San Siro. Di fronte, due squadre ricche di talento, in un calcio profondamente diverso da quello attuale. Un calcio nel quale gli equilibri tattici spesso lasciavano spazio all’iniziativa individuale e alla spettacolarità, in un tourbillon di emozioni e colpi di scena che, da sempre, sono stati il marchio di fabbrica dei derby più belli e spettacolari. Pronti, via. E il Milan mette immediatamente le cose in chiaro. Dopo appena un minuto, Candiani porta avanti i rossoneri. Al 7’ arriva il raddoppio dello stesso attaccante, prima che Nyers accorci le distanze al 10’. Ma è soltanto un’illusione per l’Inter, perché i fuoriclasse svedesi del Diavolo sono in agguato: Nordahl al 14’ e Liedholm al 19’ portano il Milan sul 4-1. Quattro reti rossonere in appena diciannove minuti. Il derby sembra già in archivio. E invece, proprio quando la partita pare aver imboccato una direzione definitiva, comincia un’altra storia. Amadei riapre i giochi al 39’. Un minuto più tardi, ancora Nyers trasforma un calcio di rigore. Si va al riposo sul 4-3 per il Milan, con sette reti già messe a referto. Nella ripresa, il copione diventa, se possibile, ancora più imprevedibile. Amadei firma il pareggio al 50’. Poi ci pensa Benito Lorenzi, detto “Veleno”, a completare la clamorosa rimonta nerazzurra al 58’. Ma il Milan non è ancora disposto ad arrendersi: trascorre appena un minuto e Annovazzi ristabilisce la parità. Cinque a cinque. Finita? Nemmeno per sogno. Perché è il 64’ quando ancora Amadei, autore di una tripletta, a trovare il gol del definitivo 6-5. In poco più di un’ora sono state segnate undici reti. Il risultato non cambierà più. Per l’Inter è una rimonta memorabile. Per il Milan una sconfitta difficile da immaginare, soprattutto dopo quel travolgente avvio. Gli sono bastati undici gol. E sessantaquattro minuti di autentica follia calcistica per conquistarsi un posto nella storia.

Milan anni Ottanta
Sport, Football, pic: 16th September 1984, Italian League Serie A, AC, Milan 2 v Udinese 2, AC, Milan's English internatonals Ray Wilkins, left and Mark Hateley (Photo by Bob Thomas Sports Photography via Getty Images)

1984: il giorno in cui Attila conquistò il cielo di San Siro

Trentacinque anni più tardi, la storia del derby avrebbe regalato un’altra immagine indimenticabile. Uno dei protagonisti di quella folle domenica del 1949 sarebbe tornato a scrivere la storia del derby. Non più con gli scarpini ai piedi, ma dalla panchina. Il suo nome? Nils Liedholm, nel frattempo divenuto il “Barone”. È il 28 ottobre 1984. Il Milan arriva alla sfida con l’Inter dopo aver attraversato uno dei periodi più tormentati della propria storia. Due retrocessioni, un prestigio da ricostruire e una supremazia cittadina che sembra essersi spostata stabilmente sull’altra sponda del Naviglio. La squadra rossonera è alla ricerca di una nuova identità. E soprattutto di una vittoria nel derby che manca da sei anni. L’Inter passa in vantaggio con “Spillo” Altobelli dopo appena dieci minuti. Il copione sembra quello già visto troppe volte. Ma il Milan ha altri programmi. L’indimenticato Agostino Di Bartolomei ristabilisce la parità al 33’. Poi, nella ripresa, arriva l’episodio destinato a entrare nella leggenda. Minuto 63. Virdis pennella un traversone dalla fascia. In area, Mark Hateley prende il tempo a Collovati, si alza imperiosamente e colpisce di testa. Il pallone finisce in rete. Questa volta è la sponda rossonera di Milano a esultare per una rimonta. Ma c’è un particolare che rende quella rete ancora più significativa. Il difensore sovrastato dall’attaccante inglese è proprio Collovati, già capitano del Milan e passato all’Inter due anni prima. Un intreccio di rivalità, orgoglio e rivincita che sembra scritto appositamente per un derby. Finisce 2-1. Il Milan torna a imporsi nella stracittadina dopo sei anni di astinenza. Quell’immagine di Hateley sospeso in aria, sopra la testa di Collovati, diventerà uno dei simboli più riconoscibili della storia rossonera. Un salto che, per un istante, sembra cancellare anni di delusioni e restituire al Diavolo l’orgoglio smarrito.

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Due derby, un'unica leggenda

Trentacinque anni prima, Liedholm aveva conosciuto l'amarezza di un derby incredibilmente perduto. Quel 28 ottobre 1984, dalla panchina, assapora finalmente la gioia di una vittoria destinata a diventare leggenda. Due partite, due epoche, un unico protagonista. Perché certe storie, nel calcio, sembrano davvero scritte dal destino.

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