Saelemaekers chiude la stagione con un 5,5: impegno e sacrificio non sono mancati, ma il ruolo ricoperto e un calcio solo prudente ne hanno limitato fantasia
Saelemaekers, il Milan Store e i tifosi: tutti per lui
Dopo l'ottima stagione vissuta in prestito alla Roma, molti tifosi del Milan si aspettavano di ritrovare un Alexis Saelemaekers protagonista anche in rossonero. Invece il belga ha vissuto un'annata fatta di luci e ombre, conclusa con numeri discreti ma senza quel salto di qualità che in tanti immaginavano. In Serie A ha chiuso con 2 gol e 3 assist, disputando oltre 30 partite da titolare.
Saelemaekers e il paradosso del Milan: tanta corsa, poca libertà
Il problema, però, non è stato soltanto statistico. Saelemaekers è un giocatore che basa gran parte del proprio valore sulla capacità di saltare l'uomo, creare superiorità numerica, portare fantasia e imprevedibilità negli ultimi trenta metri. Le sue caratteristiche parlano chiaro: ottimo dribbling, agilità elevata, buona velocità, qualità nel cross e una resistenza che gli permette di essere presente in entrambe le fasi di gioco.
Nel corso della stagione, però, è stato sempre impiegato in posizioni molto più arretrate, quasi da esterno difensivo o da terzino aggiunto. Un ruolo che gli ha consentito di mostrare applicazione tattica e spirito di sacrificio, ma che allo stesso tempo ne ha limitato le qualità migliori. Il risultato è stato quello di vedere un giocatore ordinato e diligente, ma raramente decisivo.
La sensazione è che Saelemaekers abbia finito per adattarsi al contesto invece di riuscire a cambiarlo, molto probabilmente intristito anche da una gestione tecnica che ha finito per intristire tutto e tutti. Le sue accelerazioni, i suoi uno contro uno e la sua fantasia offensiva sono emersi soltanto a tratti, mentre per lunghi periodi è apparso quasi depresso da un calcio molto più prudente rispetto a quello che esalta le sue caratteristiche. Il voto finale resta comunque quasi sufficiente. Perché il belga non si è mai tirato indietro, ha sempre dato disponibilità, corsa e sacrificio, accettando anche compiti lontani dalle sue attitudini naturali. Ma resta la sensazione che il Milan abbia visto soltanto una parte del vero Saelemaekers.
Voto ad Allegri per la gestione del belga: 4
Se il voto al giocatore è una quasi sufficienza, quello alla gestione tecnica è decisamente più severo. Utilizzare con continuità un esterno offensivo creativo come Saelemaekers in compiti prevalentemente difensivi ha finito per ridurne l'impatto. Il belga possiede dribbling, fantasia, cambio di passo e qualità nell'ultimo passaggio: caratteristiche che andrebbero valorizzate nella metà campo avversaria e non limitate quasi esclusivamente alla copertura. La stagione di Saelemaekers diventa così uno dei simboli di un Milan che ha spesso dato la sensazione di esprimere meno del proprio potenziale offensivo. E quando un giocatore tecnico e imprevedibile finisce per sembrare semplicemente ordinario, qualche domanda sulle scelte tattiche è inevitabile porsela.
Il caso Saelemaekers non rappresenta un episodio isolato. Nella stagione appena conclusa, anche Leao e Pulisic hanno spesso dovuto interpretare compiti lontani dalle loro caratteristiche naturali. I tre giocatori più creativi e qualitativi della rosa sono stati frequentemente sacrificati all'interno di un sistema che privilegiava equilibrio, copertura e disciplina tattica rispetto all'imprevedibilità offensiva.
È proprio qui che nasce la principale critica ad Allegri. Un allenatore dovrebbe costruire il sistema attorno ai propri talenti migliori, non chiedere ai talenti migliori di adattarsi continuamente al sistema. Saelemaekers è un esterno offensivo di fantasia, Leao è devastante quando può attaccare gli spazi e puntare l'uomo, Pulisic rende al massimo quando viene liberato negli ultimi trenta metri. Vederli impegnati più a rincorrere avversari e coprire posizioni che a creare pericoli ha finito per impoverire il potenziale offensivo del Milan.
Saelemaekers, Leao e Pulisic: i talenti sacrificati dal sistema di Allegri
L'impressione è che la squadra abbia sempre giocato con il freno a mano tirato. E quando tre dei giocatori tecnicamente più dotati della rosa sembrano rendere meno di quanto potrebbero, è inevitabile che una parte delle responsabilità ricada sulle scelte dell'allenatore. È sempre facile assegnare un voto a un giocatore, esaltarlo quando le cose vanno bene o criticarlo quando rende meno delle aspettative. Più difficile, invece, è analizzare il contesto in cui quel giocatore è stato chiamato a esprimersi. Nel caso di Saelemaekers, come in quello di altri compagni di squadra, bisogna inevitabilmente interrogarsi sul ruolo ricoperto e sulle richieste tattiche ricevute durante la stagione.
Perché un conto è giudicare il rendimento di un esterno offensivo libero di attaccare, creare e inventare. Un altro è valutare lo stesso giocatore quando viene impiegato prevalentemente per rincorrere, coprire e difendere. Se per trentotto partite il focus principale diventa la fase difensiva, anche il calciatore più talentuoso finisce inevitabilmente per perdere brillantezza, fiducia e spontaneità nelle giocate. Il talento ha bisogno di libertà per esprimersi, e quando quella libertà viene limitata troppo a lungo, il rischio è che anche i giocatori più creativi finiscano per apparire normali. E Saelemaekers, in questa stagione, ne è stato probabilmente uno degli esempi più evidenti.
Iscriviti al canale WhatsApp di Milanisti Channel per leggere in anteprima tutte le notizie sul Milan. Entra a far parte di una famiglia rossonera.
© RIPRODUZIONE RISERVATA