Taarabt ha da poco annunciato la fine della sua carriera.

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Adel Taarabt ha da poco annunciato il suo addio al calcio giocato: la carriera del fantasista marocchino è giunta al termine. Ha giocato anche con il Milan nel 2014 quando l'allenatore dei rossoneri era Seedorf. Non fu riconfermato ma visse sei mesi di buone prestazioni ed oggi, alla Gazzetta dello Sport, ha raccontato proprio qualche retroscena della sua esperienza in Serie A.

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Taarabt racconta i suoi mesi al Milan nel 2014

Il marocchino, anzitutto ha parlato del Milan attuale. Conosce bene Amorim, Goncalo Ramos e Moreira, dato che ha militato anche nel Benfica. Sull'allenatore ha detto: “Conosco Amorim. È un allenatore top: ha grande classe ed è molto diretto. Se c’è da mettere qualcuno fuori rosa, lo fa senza problemi. Dice quello che pensa. Lo paragono a Gasperini: per lui il collettivo viene prima del singolo”. Ha parlato molto bene anche dei due nuovi acquisti del Diavolo: “Diego Moreira è un amico. Ci ho parlato prima che firmasse e gli ho detto che stava andando in un grande club. Gioca come esterno destro, ha una intensità incredibile. La doppietta alla Lazio è stata solo un antipasto. Ramos è anche lui un amico. Non so se sia un vero numero nove: nel Benfica B partiva da esterno e può fare la seconda punta”.
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Taarabt, inoltre, ha anche raccontato del suo, breve, periodo con la maglia rossonera: “Seedorf mi stimava ma Inzaghi non volle tenermi. Quando il mio contratto non fu rinnovato andai in depressione. In quel periodo ero stato il migliore, con quattro gol e due assist. In allenamento facevo sombreri, elastici, doppi passi e Mexes impazziva. Poi è vero, però, che avevo un carattere difficile. E fuori dal campo mi divertivo: andavamo all'Hollywood e incontravamo i giocatori delle altre squadre ed era divertente”.

Infine, l'episodio che lo ha visto protagonista di un brutto litigio con Kakà: “Era un’esercitazione, attacco contro difesa. Non passai il pallone a Ricky e lui iniziò a urlarmi addosso per diversi minuti. Non la smetteva. A un certo punto gli misi le mani al collo. Persi la testa per un secondo. Alla fine, ci scusammo a vicenda”.

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