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Durante la puntata di Open Var, il programma di DAZN che analizza gli episodi arbitrali più discussi della giornata di campionato, si è acceso il dibattito su uno dei momenti chiave di Milan-Torino. Al centro dell’attenzione la manata di Strahinja Pavlović ai danni di Giovanni Simeone, un episodio che ha richiesto l’intervento del VAR e che ha sollevato diverse perplessità nella revisione.
Secondo quanto emerso durante l’analisi del programma, la revisione dell’azione è stata giudicata troppo lenta e poco chiara. Dal confronto tra arbitri e immagini televisive è stato sottolineato come al VAR sia servito molto tempo per arrivare alla decisione finale. Non solo: durante la revisione sarebbe mancato anche uno zoom più dettagliato da mostrare all’arbitro per facilitare la valutazione dell’episodio.
Nel focus di Open Var è stato evidenziato anche il comportamento del difensore rossonero nell’azione contestata. Pavlovic, infatti, volta le spalle al pallone, segno – secondo l’analisi – che il suo unico obiettivo è quello di fermare l’avversario. Nel farlo, però, allarga il braccio e colpisce Simeone al volto.
Proprio questo elemento è stato decisivo nella valutazione dell’episodio. Nel regolamento, infatti, il volto è considerato una delle parti del corpo più tutelate: un contatto in quella zona viene giudicato con maggiore severità rispetto ad altre parti del corpo. Se il contatto fosse avvenuto sulla spalla, probabilmente la decisione sarebbe stata diversa e il rigore non sarebbe stato assegnato. Colpendo invece il volto dell’attaccante, l’intervento è stato ritenuto falloso.
Durante il programma è stato anche sottolineato che l’arbitro Francesco Fourneau avrebbe potuto valutare l’episodio già dal vivo, senza necessariamente ricorrere alla revisione video. Un dettaglio che ha alimentato ulteriormente il dibattito sull’utilizzo del VAR e sui tempi delle decisioni.
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