Ruben Amorim e i tifosi rossoneri possono sorridere per l'avvio di stagione con la sola macchia in Europa League: ora però inizia un momento durissimo
Amorim protagonista: calorosa accoglienza al Summit del calcio portoghese
È giunta la sosta e il primo fine settimana senza Serie A. Come ci arriva il Milan? Il nuovo corso di Amorim sta rispettando, tutto sommato, le aspettative. Gli 11 punti conquistati in campionato permettono ai rossoneri di posizionarsi a immediato ridosso delle battistrada Inter, Lazio e Roma e di guardare con discreta fiducia al futuro.
Le vittorie contro Torino, Venezia e Lecce, accompagnate dai pareggi ottenuti sui campi ostici di Lazio e Juventus, hanno lasciato un’impressione complessivamente positiva. Anche se, a conti fatti, c’è ancora molto su cui lavorare. Il passo falso in Europa League contro il Benfica ha infatti lasciato più di qualche perplessità, soprattutto per il modo in cui i rossoneri hanno approcciato la gara e subito l’aggressività dei portoghesi. Anche l’ampio turnover disposto da Amorim non ha convinto del tutto, mettendo in evidenza alcuni limiti sui quali il tecnico portoghese dovrà intervenire durante la sosta. La squadra sta lentamente assimilando i dettami tattici del tecnico lusitano e alcuni movimenti cominciano a vedersi con maggiore continuità. In retroguardia, la presenza di Gila infonde sicurezza e senso della posizione a un pacchetto arretrato che sta gradualmente oleando i propri meccanismi. Quando il Milan alza il proprio baricentro, inoltre, la difesa soffre meno le transizioni avversarie grazie al lavoro dei centrocampisti, capaci di garantire un filtro efficace.
La quantità di Rabiot e le giocate sulla trequarti
Fondamentale, in tal senso, è il lavoro di Rabiot in mediana. Il francese garantisce quantità e qualità al reparto, senza disdegnare le sortite offensive, come testimoniano i gol realizzati contro Torino e Lecce. Può ancora fare la differenza, mentre la sua esperienza rappresenta un supporto importante anche per chi indossa il rossonero da poco e deve ancora calarsi pienamente nella nuova realtà. È proprio nella zona nevralgica del campo che il Milan sembra avere trovato uno dei suoi principali punti di equilibrio. Amorim chiede ai suoi centrocampisti un lavoro continuo nelle due fasi, con la necessità di accorciare rapidamente quando viene perso il possesso e, allo stesso tempo, accompagnare l’azione quando la squadra riesce a sviluppare la manovra nella metà campo avversaria. Un meccanismo non ancora perfetto, ma sul quale si intravedono progressi.Più articolato il discorso relativo alla fase offensiva. Il Milan riesce a creare, ma non sempre lo fa con la necessaria continuità. Quando aumenta il ritmo e riesce ad attaccare gli spazi, la squadra diventa pericolosa; maggiori difficoltà emergono invece quando gli avversari abbassano il baricentro e concedono pochi metri. In questi casi la manovra tende talvolta a diventare prevedibile, affidandosi maggiormente alle iniziative individuali che a un movimento collettivo capace di liberare l’uomo negli ultimi metri. Ed è probabilmente questo uno degli aspetti sui quali Amorim dovrà lavorare maggiormente. Il suo Milan deve ancora imparare a cambiare pelle durante la stessa partita, alternando aggressività e gestione, accelerazioni e possesso, senza perdere le distanze fra i reparti. La sconfitta contro il Benfica, da questo punto di vista, ha rappresentato una lezione importante: contro avversari capaci di pressare alto e togliere tempo e spazio alla costruzione, le difficoltà sono emerse in maniera evidente.
C’è poi il capitolo relativo alle alternative. Il turnover europeo ha mostrato come il livello della squadra possa ancora risentire dei numerosi cambi contemporanei. Amorim ha bisogno di allargare il numero degli uomini realmente coinvolti nel progetto, perché una stagione giocata su più fronti difficilmente può essere affrontata affidandosi sempre allo stesso blocco. Ma gli automatismi richiedono tempo e proprio la sosta può diventare preziosa per continuare quel processo di crescita iniziato nelle prime settimane.
Il bilancio, dunque, resta complessivamente positivo. Il Milan non è ancora una squadra compiuta e sarebbe probabilmente prematuro pretendere che lo fosse dopo poche giornate. Ha però cominciato a mostrare una propria identità e, soprattutto, sembra avere ancora ampi margini di miglioramento. La classifica, intanto, consente di lavorare senza affanni. Undici punti e una posizione a ridosso delle prime rappresentano una buona base di partenza. Ad Amorim il compito di sfruttare la sosta per correggere ciò che ancora non funziona e consolidare quanto di buono si è già visto. Perché alla ripresa il Milan dovrà compiere un altro passo: non soltanto continuare a fare punti, ma dimostrare che il nuovo corso ha definitivamente cominciato a prendere forma.
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Milan, alla ripresa un ottobre di fuoco
Il tempo per lavorare, però, non sarà molto. Alla ripresa il Milan entrerà infatti in un autentico tour de force che potrà fornire indicazioni molto più precise sul livello raggiunto dalla squadra di Amorim. Si ripartirà domenica 11 ottobre dalla trasferta contro il Sassuolo, primo appuntamento di un ciclo che costringerà i rossoneri a scendere in campo praticamente ogni tre o quattro giorni. Quattro giorni più tardi arriverà già un passaggio importante in Europa League. Il 15 ottobre il Milan sarà di scena a Salisburgo e, dopo la sconfitta interna contro il Benfica, avrà la necessità di muovere la propria classifica europea. Una trasferta da non sottovalutare e che precederà di appena tre giorni il confronto di San Siro con l’Atalanta. Non ci sarà neppure il tempo di rifiatare. Il 22 ottobre nuova trasferta europea, questa volta sul campo del Bournemouth, prima di tornare in Italia per affrontare l’Udinese il 25. Sarà una settimana particolarmente impegnativa, con tre partite in appena sette giorni e inevitabili riflessi anche sulla gestione degli uomini. Proprio qui la profondità della rosa e le rotazioni di Amorim saranno sottoposte a un esame ben più severo rispetto a quello delle prime giornate.Ma il momento probabilmente più delicato arriverà alla fine del mese. Mercoledì 28 ottobre il Milan ospiterà il Bologna nel turno infrasettimanale, mentre appena tre giorni dopo San Siro sarà teatro del derby contro l’Inter. Due partite ravvicinatissime che chiuderanno un ottobre nel quale i rossoneri avranno disputato sette gare nell’arco di venti giorni. Sarà quindi dopo la sosta che il nuovo Milan comincerà davvero a misurare le proprie ambizioni. Non soltanto per il valore degli avversari, ma soprattutto per la frequenza degli impegni. Amorim dovrà riuscire a distribuire le energie senza perdere equilibrio e identità, trovando risposte anche da quei giocatori finora utilizzati meno. La sconfitta contro il Benfica ha dimostrato quanto un turnover massiccio possa incidere sugli equilibri della squadra. Ottobre dirà se il tecnico portoghese sarà riuscito a trovare la giusta via di mezzo fra la necessità di ruotare gli uomini e quella di non snaturare il Milan.
Perché, se le prime cinque giornate hanno fornito indicazioni incoraggianti, ciò che attende i rossoneri alla ripresa avrà un peso decisamente maggiore. Sassuolo, Salisburgo, Atalanta, Bournemouth, Udinese, Bologna e infine Inter: sette partite per capire quanto sia cresciuto il Milan e, soprattutto, quale ruolo potrà realmente recitare in questa stagione.
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