Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, Hauge ha raccontato il suo passato in rossonero: da tifoso il dispiacere per l'ultima stagione è tanta
Nonostante sia ormai esterno alla squadra, Hauge continua a seguire con affetto il Milan, confessando il proprio dispiacere per la mancata qualificazione in Champions League dei rossoneri nello scorso campionato. Attualmente, però, le attenzioni dell'attaccante sono tutte rivolte alla prestigiosa vetrina del Mondiale. La sua Norvegia, ha debuttato positivamente battendo l'Iraq nella prima sfida del girone, un incontro che Hauge ha vissuto però dalla panchina. Di seguito le dichiarazioni che il giocatore ha rilasciato a La Gazzetta dello Sport.
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Le parole di Hauge sul Milan
“Ho trascorso una stagione super al Milan, in un campionato molto competitivo. È stata un’esperienza importante per me: dal punto di vista umano mi ha fatto crescere tanto, ma anche dal punto di vista professionale, credo di aver imparato tante cose. Ibrahimovic è stato un grande calciatore, un vero leader per me. Ho cercato di imparare il più possibile da lui e dagli altri grandi giocatori che erano lì. Al Milan sono rimasto molto legato: amo il club e i tifosi, semplicemente incredibili. Sono ancora tifoso del Milan. L’ho seguita e mi dispiace vedere il Milan di nuovo fuori dalla Champions League.Per la sua storia e il suo prestigio è una società che deve stare in Champions e deve lottare per lo scudetto ogni anno. L’ultima giornata è stata una beffa perché la qualificazione era alla portata, ma il Milan ripartirà. Mi piacerebbe molto tornare nel San Siro rossonero per la Champions tra due stagione. Sarebbe bello per me e penso anche per i milanisti. A San Siro sono tornato per sfidare l’Inter negli scorsi mesi e ci siamo tolti una grande gioia. Passare il turno contro i futuri campioni d’Italia è stata davvero una soddisfazione”.
Il Mondiale con la Norvegia
“Il Mondiale è e sarà sempre una grande competizione e per noi norvegesi è straordinario essere qua dopo tanti anni di essenza. Auguro all’Italia di non stare così tanto tempo senza (la Norvegia ha atteso 28 anni, ndr) perché il vostro calcio è bello, anche se sta attraversando un momento di flessione. Ce la farete e vi qualificherete al Mondiale già nella prossima edizione. In un Mondiale la differenza reti può contare tanto, quindi vincere 4-1 alla prima partita è un segnale forte per noi. Non è stata una gara semplice contro l’Iraq, ma siamo stati bravi a restare dentro il match e a portarlo dalla nostra parte.Tutti volevano vedere come avremmo iniziato il Mondiale. È stata anche una pressione positiva: significa che c’è entusiasmo intorno al gruppo. Abbiamo aspettato tanto questo momento e volevamo cominciare bene. Naturalmente tre punti e quattro gol segnati sono una base importante, ma non possiamo pensare di aver già fatto qualcosa. Abbiamo davanti impegni molto difficili. Dobbiamo recuperare energie, analizzare quello che non ha funzionato e prepararci alla prossima. Abbiamo vinto bene, però sappiamo che possiamo fare meglio in tante cose. Al Mondiale serve continuità: una partita non basta, bisogna confermarsi subito”.
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