E' tornato per risollevare una squadra dalle ceneri. Una squadra reduce da una stagione disastrosa come non lo si vedeva da anni. Perché vedere il Milan senza giocare in Europa lo si può descrivere in una sola parola: disastro. 12 anni dopo, Massimiliano Allegri ha deciso di riabbracciare i colori rossoneri. Ha fissato le basi per tornare a vincere e già ci si domanda cosa farà in futuro.
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Milan, la seconda avventura rossonera di Allegri: crescita e futuro


Milan, 12 anni dopo Allegri non è cambiato di un filo
—Il 15 maggio 2025 il Milan tocca uno dei punti più bassi della sua storia centenario. Il KO nella finale di Coppa Italia contro il Bologna diventa "la ciliegina sulla torta" di una delle stagioni più disastrose del Diavolo. Fuori dalle Coppe Europee e con tanti dubbi e paure. Grandi paure, perché quando si vede il Milan fuori dall'Europa c'è solo da avere paura. La società vedeva necessario un cambio di marcia. E subito. Per prima cosa era necessario una nuova guida. E quel nome rispendeva al "vecchio" allenatore Massimiliano Allegri.
Il livornese, dopo 12 anni, è tornato sulla panchina rossonera con un solo obiettivo: far tornare il Milan dove merita. In diversi confronti con la dirigenza ha espresso chiaramente il suo piano per tornare a vincere, chi doveva restare e chi giocatori prendere dal mercato. Ha convinto Mike Maignan, ormai ad un passo dall'addio, a restare e adesso il francese è tornato ad essere un punto fermo. Ha valorizzato giovani calciatori, anche in ottica nazionale e adesso il Diavolo lo troviamo ai piani alti della classifica. E' vero che l'Inter è molto distante, ma se si vuole fare un confronto con la situazione di solo un anno fa, non si può certo non dire che l'ex Juventus non sia stato di parola.
Un futuro alla Ferguson? "Basta vedere 20 anni di Serie A. 8 alla Juve, 5 al Milan, la maggior parte le ho fatte in due società per lungo tempo. Nel DNA è difficile chiudere da una parte o dall'altra - ha dichiarato Allegri in conferenza stampa - Quelli che lavorano con me, tipo Paolo Bianco, che mi danno tantissimo e valorizzano il mio lavoro, per me è orgoglio e soddisfazione, come dei giovani che iniziano ad allenare. Serve comunque gente fresca, ho fatto tanti anni in queste due società. Anche col Milan si può fare un percorso importante cercando di vincere dei trofei, quello sì".
Statisticamente è difficile restare su una panchina per tanto tempo come lo storico tecnico del Manchester United, ma questa è una questione secondaria. E a proposito di futuro: "Con la società c'è sintonia, ci confrontiamo. L'importante è che tutti lavoriamo per il bene del Milan, sono contento di esserci tornato dopo 15 anni. Bisogna finire il lavoro nel migliore dei modi. La società sta programmando il futuro del Milan, ma bisogna ottenere il risultato più importante. Ora serve essere bravi e fare l'ultimo scalino in caso, ma si fa lavorando".
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