L’ex attaccante rossonero si racconta tra il litigio con l’allenatore, i problemi alla schiena e gli aneddoti d’infanzia
Jeremy Menez torna a parlare di sé in una lunga intervista concessa alla Gazzetta dello Sport, ripercorrendo gli anni trascorsi al Milan.
L’arrivo al Milan
L’avventura in rossonero comincia nell’estate del 2014. Dopo l’esperienza al Paris Saint-Germain, Menez sente il bisogno di cambiare aria e di una nuova sfida: “Ricordo che Ibrahimovic e Thiago Silva chiamarono Galliani. Adriano venne a Ibiza, dove ero in vacanza, e mi convinse”.
L’impatto con il mondo milanista è stato devastante. Nella prima stagione mise a segno 16 gol e 4 assist. Poi però a causa di una grave forma di ernia del disco, lo costrinse ad operarsi e rimanere ai box per tanti mesi.
Lo scontro con Montella
I problemi principali erano fuori dal campo. Durante la tournée estiva negli Stati Uniti con l’arrivo di Vincenzo Montella in panchina, la situazione precipita definitivamente: “Andammo in ritiro in America. In un amichevole contro il Liverpool mi mise in panchina e all’allenamento successivo mi comportai da svogliato. Lui mi cacciò e io gli risposi in modo acceso. A fine allenamento chiamò Galliani e gli disse di mandarmi via. Ero una testa calda, è stata colpa mia. Il mio carattere mi ha limitato, lo ammetto. Potevo fare molto di più. Giocavo senza pensare, d’istinto, volevo solo divertirmi con la palla e questo mi portava a non gestire bene la rabbia”.Le origini del ribelle
L’ex rossonero, torna indietro nel tempo, ai primi anni vissuti a Parigi: “L’ambiente dove sono cresciuto non mi ha aiutato. Vivevo nella periferia di Parigi con mia mamma, avevo un gruppo di amici in cui dovevi farti notare. Ne abbiamo combinate tante, una volta ordinammo una pizza e io rubai il motorino al fattorino. Al PSG ho preso tante ammonizioni per proteste. Avevo 24 anni e non avevo una testa da professionista”.© RIPRODUZIONE RISERVATA