Il candidato alla presidenza della FIF^GC Giovanni Malagò torna a parlare con una intervista rilasciata a La Repubblica

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Torna a parlare Giovanni Malagò, attuale commissario della FIGC in attesa delle prossime elezioni. Nelle ultime ore è spuntata anche l'ipotesi Adriano Galliani come papabile avversario dell'ex numero uno del CONI, ma Malagò è molto sicuro di sé e rilancia la propria candidatura. "Dopo la mia elezione non mi sono mai sentito abbandonato dalla maggioranza. Né mi abbatto se ci sono rumors su questo, che sono anche magari corrispondenti alla verità . Prendo atto che ci siano delle resistenze, da parte di soggetti che hanno storie importanti alle spalle, ma con il dialogo si può creare persino condivisione. L'auspicio è che la mia candidatura continui a compattare, come è stato a giugno, un mondo che per anni ha vissuto di divisioni, anche molto forti. Sto chiamando tutti i presidenti di Serie A uno per uno: ne ho sentiti già tredici e tutti mi garantiscono il loro sostegno".

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Malagò sulla scelta di Mancini come CT

Nel corso dell'intervista rilasciata a La Repubblica, il candidato alla FIGC ha parlato anche della scelta di Roberto Mancini come CT dell'Italia per il nuovo corso azzurro. "Che io volessi Roberto dall'inizio non c'è ombra di dubbio e lo confermo anche qui. Credo di capire di calcio, ma il segnale che volevo dare era lasciare la responsabilità del Club Italia e occuparmi di organizzazione, gestione delle risorse, sponsor, canali diplomatici, temi istituzionali, politici. Ho pensato a un nome che mi desse garanzie e ho scelto Maldini, pensando che con lui si arrivasse alla stessa conclusione sul ct. Paolo avrebbe diviso il percorso con Leonardo anche sotto il profilo economico e non mi sono sentito di dirgli di no. Poi, io non ho mai parlato con Guardiola, ma Maldini e Leonardo sono rimasti da lui tutta una sera. Pep è stato onesto. Ha preso un sabbatico, per temi anche familiari, ma se avesse fatto qualcosa l'avrebbe fatto con noi. A quel punto, Maldini voleva un vincente del 2006, uno di quella generazione. Né io né lui sapevamo del contratto di Pirlo come ambasciatore di una società di scommesse russa. A quel punto ho detto: "fermiamoci qua". Se mi sono disperato per questo? No, affatto".

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