Malagò eletto a capo della FIGC battendo Abete. L'uscente Gravina si dimette e accusa il governo sui fondi negati ai giovani.

I vertici del calcio italiano cambiano volto: Giovanni Malagò è ufficialmente il nuovo presidente della FIGC. Dopo che sia Malagò che l'altro candidato in corsa, Abete, hanno presentato alla platea i rispettivi programmi, le votazioni si sono svolte a scrutinio segreto attraverso un moderno sistema di voto elettronico, decretando la nuova leadership calcistica.

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Le parole di Gravina

L'assemblea odierna, tuttavia, verrà ricordata anche e soprattutto per il forte discorso tenuto da Gabriele Gravina. Il presidente uscente ha preso la parola per tracciare un bilancio della sua esperienza e chiarire i motivi del suo passo indietro. A riguardo, ha precisato: "Ho ritenuto mio dovere impedire che la FIGC venisse trascinata in un vortice. Mi dimetto per incoraggiare la riflessione e rafforzare il percorso di rinnovamento".

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Il suo intervento si è poi spostato sulle difficoltà affrontate, rivendicando con orgoglio il lavoro fatto nonostante gli ostacoli: «La nostra reputazione – e lo dico a beneficio di coloro che se ne sono tanto preoccupati nelle ultime settimane – non si misura in base a come tiriamo i rigori. Anch'io ho vissuto delle delusioni. Dalla mancata qualificazione ai Mondiali alla lentezza delle riforme, l'Aia ha rivelato profonde carenze. Spero che chi mi succederà avrà più fortuna in questi ambiti». L'autenticità delle sue parole ha colpito nel segno, tanto che al termine del discorso la sala gli ha dedicato una lunga e calorosa standing ovation.

Gravina non ha mancato di rivolgere i propri auguri di buon lavoro ai candidati, lanciando però una sottile ma evidente frecciata al Ministro dello Sport e della Gioventù Andrea Abodi (il quale aveva in precedenza etichettato Abete come un amico e Malagò come un amico "in modo diverso"). L'ex numero uno della FIGC ha puntualizzato: “Non faccio distinzione tra amici e ‘amici in modo diverso’”.

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Il duro attacco alle istituzioni

La parte più accesa del discorso di apertura all'assemblea elettiva è stata dedicata a un attacco frontale alle scelte del governo sul tema dello sport e dei giovani. Gravina non ha usato mezzi termini: «Il governo non ha speso un solo euro per finanziare le accademie giovanili. Hanno sbagliato; hanno fatto un torto al calcio».

L'atto d'accusa si è fatto ancora più specifico puntando il dito contro le ipocrisie del mondo politico: «C'è chiaramente una visione distorta dell'interesse nazionale, avallata da coloro che, forse solo per placare l'opinione pubblica, si erano schierati a favore del carattere italiano delle accademie giovanili».

La rabbia dell'ex presidente scaturisce da una mossa legislativa molto controversa: appena una settimana fa, nel cuore della notte, è stata abolita per legge l'unica reale fonte di finanziamento destinata allo sviluppo dei giovani calciatori e ai centri della federazione. Questa manovra ha eliminato di netto una clausola cruciale che destinava a tale scopo una piccola percentuale del fondo comune generale.

La chiusura del discorso di Gravina ha racchiuso tutta l'amarezza per questo provvedimento inaspettato: “Con questa decisione – che non era nemmeno stata annunciata – forse pensavano di punire sia la vecchia che la nuova FIGC? Si sbagliavano: hanno fatto un pessimo servizio al calcio.

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