Rafa Leao corre, si allena, stringe i denti. Ma non vola. E quando Leao non vola, a San Siro se ne accorgono tutti. Il numero 10 del Milan arriva alla sfida contro il Bologna con addosso una sensazione strana: è presente, è disponibile, è persino decisivo a tratti, ma non è davvero lui. Non ancora. Da settimane il portoghese convive con un fastidio nella zona alta dell’adduttore, un problema subdolo che non lo ferma del tutto ma gli toglie esplosività, leggerezza, istinto. Elementi fondamentali per un giocatore che ha costruito la propria carriera sulle accelerazioni brucianti e sui duelli vinti nell’uno contro uno.
Il focus
Leao c’è, ma non vola: è solo una questione fisica o anche di ruolo?


Leao segna, ma non spacca più le partite
—Lo staff medico del Milan continua a gestirlo con attenzione per evitare ricadute più serie. Leao, dal canto suo, non si tira indietro: si allena in gruppo, va in campo, prova a dare ciò che può. È un segnale di attaccamento e responsabilità, ma anche la fotografia di un momento non semplice. I numeri non raccontano tutto. Otto gol stagionali tra campionato e Coppa Italia dicono che il contributo non manca. Ma basta guardare le partite per capire che qualcosa è cambiato. Leao segna, sì, ma incide meno. Tocca pochi palloni, dribbla raramente, fatica ad accendersi.
Il motivo non è solo fisico. Il cambio di posizione pesa. Utilizzato più vicino alla porta, quasi da attaccante, Rafa finisce spesso fuori dal gioco. Lontano dalla linea laterale perde campo, perde metri per puntare l’uomo, perde quelle situazioni di isolamento che lo hanno reso devastante negli anni migliori. Da esterno puro, invece, Leao ha spazio per ricevere, puntare, strappare. Può scegliere quando accelerare, può creare superiorità, può costringere le difese a raddoppiare. Da attaccante centrale o ibrido, è più facile da leggere e da contenere.

Esterno, non punta: una questione di identità
—Leao non è un finalizzatore d’area. Non lo è mai stato. La sua forza è il campo aperto, non il traffico. È un giocatore che vive di ritmo, di libertà, di istinto. Chiedergli di interpretare un ruolo più interno significa limitarne l’impatto, soprattutto in una fase in cui non è al cento per cento dal punto di vista fisico. Qualche gol maschera il problema, ma non lo risolve. Quando Rafa parte largo, il Milan respira meglio e gli avversari tremano di più. Quando gioca da esterno, anche una prestazione non brillante può diventare decisiva. Da attaccante, invece, rischia di sparire. Contro il Bologna servirà lucidità nelle scelte. Per il bene del Milan e dello stesso Leao.
Intanto, fuori dal campo, il Milan continua a riflettere su Rafa Leao. Il club lo considera un pilastro, un leader tecnico e simbolico. La volontà è quella di premiarne la disponibilità e l’attaccamento con un nuovo rinnovo, allungando ulteriormente un contratto già importante. Ma il vero premio, per Rafa, resta il campo. E la possibilità di tornare ad essere ciò che è sempre stato: un esterno imprendibile, capace di spaccare le partite con una giocata. Per rivedere il vero Leao, forse, non serve chiedergli di fare di più. Serve solo rimetterlo nel posto giusto.
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