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Con la maglia del Milan ha realizzato i sogni di un bambino, con quella del Genoa ha trovato la serenità di un uomo. Per Fulvio Collovati, Milan-Genoa è una sfida che ritorna sempre, perché dentro ci sono l’inizio e la fine della sua carriera da calciatore: cominciata a San Siro a 19 anni con la maglia del Milan e chiusa, diciassette anni dopo, nello stesso stadio ma da avversario.
Milan-Genoa per te è tante cose, tutte racchiuse in una data: 6 giugno 1993, il giorno del suo addio al calcio.
“Per me rappresentano l’inizio e la fine. L’inizio della mia carriera, che è stata meravigliosa, perché da bambino ho realizzato i miei sogni. Sono cresciuto nel settore giovanile del Milan, ho passato dodici anni tra giovanili e prima squadra. Parliamo di quasi cinquant’anni fa. E poi il Genoa è stata la fine. Gli ultimi quattro anni della mia carriera, ma anche gli anni migliori del Genoa a livello sportivo dopo quelli storici. Il Genoa che vinse ad Anfield contro il Liverpool, che giocò la Coppa UEFA, che arrivò quarto in campionato. Destino vuole che io abbia salutato il calcio proprio con Milan-Genoa. Questa partita, per me, racchiude tutta la mia carriera”.
Oggi il Milan per restare agganciato all’Inter, il Genoa per allungare sulla zona retrocessione. Che partita sarà?
“Il Milan si troverà davanti una squadra chiusa, ma non rinunciataria. Una squadra che gioca a calcio. A livello difensivo non è ineccepibile e sotto questo aspetto il Milan può creare delle difficoltà, ma resta una partita complicata, perché quando affronti una squadra che ha fame di punti non puoi permetterti distrazioni. Probabilmente si chiuderà, anche se con De Rossi ha cambiato un po’ mentalità”.
C’è un filo sottile che lega il suo Milan a quello di oggi: nella difesa ci sono due prodotti del settore giovanile.
“Quando vedo Gabbia e Bartesaghi non posso che esserne felice, perché vedo dei figli del Milan. E qui si sfonda una porta aperta: società come Milan, Inter e Juventus devono costruire la loro solidità sui settori giovanili, su un senso di appartenenza che oggi si è completamente perso. I grandi cicli del Milan – da Baresi a Costacurta, fino a Maldini – sono sempre nati così”.
Bartesaghi è il più giovane difensore italiano a segnare nel Milan dai tempi di Maldini.
“Davide non smette di sorprendere e di regalare gioie. L’ho visto giocare anche nella difesa a tre e lo ha fatto con personalità. Quando un giocatore si presenta così significa che che capisce il calcio. Se un allenatore lo schiera anche in una linea a tre vuol dire che lo ritiene pronto. Allegri ha dato prova del fatto che non è uno che non fa giocare i giovani: se sei bravo, giochi. Bartesaghi si è guadagnato il ruolo, la fiducia e oggi rappresenta una certezza, anche considerando le assenze”.
Nonostante questo, il Milan continua a guardare al mercato per un difensore: Kim, Gatti, Aké. C’è un nome che la convince più degli altri?
“Nessuno di questi. Se fosse per me, resterei anche così. Anche perché il Milan non ha più il doppio impegno europeo. Se l’abbondanza serve a migliorare, bene. Se serve solo a riempire, no. Io preferisco valorizzare i giovani. Oggi gli allenatori vogliono rose molto ampie, ma ai miei tempi avevamo quattordici giocatori veri e il resto arrivava dalla Primavera”.
Intanto il calciomercato del Milan è stato inaugurato con l’arrivo di Fullkrug. Come valuta questo acquisto?
“Non sarà lui a risolvere i problemi del Milan davanti. Fullkrug è un buon giocatore, può dare il suo contributo, ma non rappresenta il futuro del Milan. Non potrà di sicuro essere numero 9 dei prossimi anni. A fine stagione il Milan dovrà pensare a un centravanti vero, uno da doppia cifra”.
Ce n’è uno che consiglierebbe al Milan… di quelli che avrebbe voglia di affrontare da difensore?
“Se dovessi dare un consiglio, direi di non attingere dalla Serie A. Nel nostro campionato c’è una grande crisi dei numeri nove. Non è che siano migliorati i difensori: sono peggiorati gli attaccanti. Una volta c’erano Shevchenko, Papin, Weah, Higuaín, Trezeguet. Oggi quella figura è quasi scomparsa. Se il Milan vuole competere a livello internazionale deve comprare e deve spendere, perché in Italia non vedo un centravanti da trenta gol. E se guardiamo alle venti squadre, tolte Inter e Napoli, nessuna ha un attaccante vero”.
Un fattore che potrebbe pesare nella corsa scudetto del Milan?
“È indubbio che Inter e Napoli abbiano qualcosa in più. L’Inter ha una rosa molto completa, il capocannoniere, alternative ovunque. Il Napoli è una squadra che non molla mai. Ma il Milan non lo escludo. Allegri dice che è presto per parlarne, e ha ragione. Però il Milan è lì, e io continuo a vederlo tra le prime tre”.
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