È questa la richiesta avanzata dalla Federcalcio nel corso dell’udienza davanti al Tribunale nazionale federale nei confronti del numero uno dell’AIA. L’accusa della Prcura, guidata da Giuseppe Chiné è di aver esercitato pressioni sui vertici degli organi tecnici di Serie C e Serie D, in particolare su Maurizio Ciampi e Alessandro Pizzi. Sarebbero stati così violati i doveri di lealtà, probità e correttezza (art. 4 del Codice di Giustizia Sportiva). Sei mesi, invece, la richiesta per Emanuele Marchesi, componente del Comitato nazionale. Nel corso dell’udienza la difesa di Zappi, rappresentata dagli avvocati Santoro, Sterratino e Sperduti, ha presentato numerose richieste istruttorie, ma il Tribunale ha deciso di rigettare le istanze dopo essersi riunito in camera di consiglio. Insomma, non c'è un attimo di pace in tema arbitri, soprattutto dopo le recenti polemiche in Serie A.
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FIGC, la Procura chiede 13 mesi di inibizione per Zappi
Il commento di Zappi
—Non si è fatta attendere la risposta di Zappi, che si è difeso così: "In attesa della decisione ribadisco di aver sempre agito nell'esclusivo interesse dell'Associazione, perseguendo in modo rigoroso e coerente il mandato di rinnovamento tecnico e organizzativo che gli associati mi hanno conferito nel dicembre scorso. Ho operato sempre nel rispetto delle regole e nell'ambito dell'inviolabile autonomia tecnica e organizzativa propria dell'Aia. Un'eventuale sospensione o sanzione adottata per l'esercizio di queste prerogative non riguarderà solo la mia persona, ma riverbererà anche sull'autonomia e sull'indipendenza futura dell'Associazione nel suo complesso. Questo è un processo che mina i diritti e l'autonomia dell'Associazione, contrapponendoli a interessi di singoli associati. E' quindi mio dovere difendere fino alla fine la mia Associazione, gli associati che mi hanno democraticamente eletto e, più in generale, l'integrità e l'indipendenza degli arbitri all'interno del sistema calcio"
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