La stagione di Luca Bartesaghi con la maglia dell’AC Milan racconta di un percorso di crescita evidente, fatto di opportunità sfruttate, fiducia conquistata e, nelle ultime settimane, anche di un adattamento tattico che ne ha leggermente frenato l’impatto.
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Da esterno a braccetto: la stagione a due volti di Bartesaghi


L’esplosione e la fiducia dello staff
—Partito senza i riflettori puntati addosso, Bartesaghi si è ritagliato spazio con personalità. Impiegato inizialmente nel suo ruolo naturale di terzino, ha convinto per applicazione, gamba e attenzione difensiva. Non solo corsa e spinta sulla fascia, ma anche disciplina tattica e capacità di leggere le situazioni, qualità non scontate per un classe 2004 chiamato a reggere la pressione di San Siro.
Nel cuore della stagione, complice anche qualche rotazione e alcune emergenze, il giovane rossonero ha risposto presente, dimostrando di poter essere una risorsa vera e non solo un’alternativa di prospettiva. La sua crescita è stata costante, con prestazioni solide che hanno rafforzato la fiducia dell’ambiente.

Il passaggio al ruolo di braccetto di Bartesaghi
—Nelle ultime settimane, però, lo scenario è cambiato. Lo staff tecnico ha deciso di provarlo nel ruolo di braccetto in una difesa a tre, una soluzione tattica pensata per dare maggiore equilibrio alla squadra e copertura preventiva contro avversari strutturati.
Un cambiamento non banale. Da terzino, Bartesaghi poteva sfruttare l’ampiezza, attaccare lo spazio e difendere prevalentemente sull’esterno. Da braccetto, invece, si è trovato a gestire spazi più centrali, letture più complesse e responsabilità maggiori in impostazione. Un ruolo che richiede tempi di intervento diversi, comunicazione costante con il centrale e attenzione massima alle scalate difensive.
Il risultato? Qualche difficoltà fisiologica. Nelle ultime uscite il suo rendimento è apparso meno brillante rispetto ai mesi precedenti. Non tanto per atteggiamento o impegno — mai in discussione — quanto per naturale adattamento a una posizione che ne limita alcune caratteristiche migliori, in primis la libertà di spinta e l’aggressività in avanti.

Un passaggio che può far crescere Bartesaghi
—Va però sottolineato un aspetto: queste settimane, pur meno esaltanti, rappresentano un passaggio importante nel percorso di maturazione del giocatore. Imparare a interpretare più ruoli, soprattutto in un sistema difensivo dinamico, è un valore aggiunto per un difensore moderno.
Il Milan continua a credere fortemente in lui. L’idea è che questa esperienza da braccetto possa arricchirlo dal punto di vista tattico, rendendolo più completo e consapevole. E non è escluso che, con il tempo, possa trovare un equilibrio migliore anche in questa posizione.

Bilancio a fine febbraio
—A oggi, la stagione di Bartesaghiresta positiva. Ha dimostrato di poter stare stabilmente nel giro della prima squadra, ha accumulato minuti importanti e ha affrontato anche un momento meno semplice senza perdere fiducia.
Il nuovo ruolo lo ha inevitabilmente limitato sotto il profilo offensivo e nella libertà di interpretazione, ma il percorso è ancora lungo. Per un classe 2004, vivere queste sfide fa parte del processo di crescita. E in casa Milan la sensazione è chiara: il presente è già solido, il futuro può essere ancora più interessante.
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