Il crollo del Milan culmina con la mancata qualificazione in Champions League: le parole di Capello sulle pagine della Gazzetta dello Sport

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Allegri e il figlio Giorgio: "Non vado a vederlo giocare, importante il latino..."

Il Milan si trova al centro di un vero e proprio terremoto. La recente e dolorosa esclusione dalla prossima Champions League, culminata con la pesante sconfitta contro il Cagliari che ha certificato il crollo stagionale, ha lasciato scorie profondissime in tutto l'ambiente rossonero. L'ex tecnico Fabio Capello ha detto la sua nell'editoriale di questa mattina sulla Gazzetta dello Sport.

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Le parole di Capello sul Milan

“La notizia dell’ultima giornata è sicuramente l’esclusione dalla prossima Champions League di Milan e Juventus. Entrambe vittime di un doppio suicidio. I bianconeri avevano fatto il patatrac contro la Fiorentina in casa una settimana fa, i rossoneri li hanno «copiati» ieri sera a San Siro contro il Cagliari. Ho visto una squadra, quella di Allegri, senza forza, senza volontà, senza idee. Come, del resto, è stato per gran parte del girone di ritorno. E va aggiunto che, contro il Cagliari, sono pure stati fortunati che sia finita soltanto 1-2. I milanisti guardavano gli avversari giocare: è mai possibile una cosa simile a certi livelli e, per giunta, in una partita che è una finale? Fisicamente la squadra è spenta, ma almeno ci potevano mettere l’anima, potevano combattere: invece nessuna azione di pressing, nessuna aggressione, niente di niente. Alla fine, mi viene da usare un solo aggettivo per descrivere la serata rossonera: triste”.

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“Ne aggiungo un altro: umiliante. Sì, perché deve essere stato umiliante per i tifosi, che hanno seguito la squadra con passione per una stagione intera, assistere a uno spettacolo del genere. Non è possibile vedere un Milan in queste condizioni: tutta la squadra mi è sembrata passiva. Ripeto: il risultato e la prestazione sono stati scioccanti. Che fare, adesso? Una bella riunione per capire che cosa si vuole fare e dove si vuole andare. Tutto il girone di ritorno dei rossoneri non è stato bello e questo è un aspetto che va analizzato".

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Rivoluzione? Sì, ma a patto che alla base ci siano delle idee, perché altrimenti è inutile fare le rivoluzioni. Si deve innanzitutto capire dove mettere le mani, e non sarà un lavoro semplice. Aggiungo una sola cosa: da quando sono andati via dalla società Maldini e Massara si è visto poco Milan. E credo di essermi spiegato”.

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