C’è chi prepara le partite con i moduli e chi con la calcolatrice. Massimiliano Allegri, alla vigilia di Roma–Milan, sceglie la seconda strada e trasforma la conferenza stampa in una lunga riflessione aritmetica sul futuro del club. Numeri, proiezioni, percentuali implicite. E una certezza ribadita più volte: la Champions League non è un obiettivo sportivo, ma una necessità economica.
Focus sulla conferenza
Allegri fa i conti: numeri, silenzi e una Champions che vale più di tutto

Il tecnico rossonero parte da un presupposto netto: la corsa non è per lo scudetto, perché l’Inter, parole sue, viaggia su una proiezione da 90 punti. Tradotto: fuori dai giochi. Restano in quattro per tre posti, e qualcuno resterà inevitabilmente escluso. Nessun nome fatto, ma il messaggio è chiaro: il margine d’errore è praticamente azzerato.

La Champions come linea di sopravvivenza
—Nel racconto di Allegri, la Champions League smette di essere una competizione e diventa una linea di galleggiamento. “Garantisce un futuro migliore”, ripete più volte, legando il piazzamento europeo ai fatturati, al gap con i top club stranieri e alla sostenibilità del progetto Milan. Non è solo pragmatismo: è una presa di posizione politica dentro il calcio moderno. Allegri non chiede bel gioco, non promette spettacolo. Chiede una cosa sola: fare punti. E per farli serve “fatica” e, soprattutto, “stare zitti”. Un mantra che suona come un messaggio interno allo spogliatoio, ma anche come risposta preventiva a critiche e pressioni esterne.
La Roma di Gasperini viene trattata da pari grado. Nessuna etichetta di outsider, nessuna sorpresa stagionale. Allegri riconosce la mano dell’allenatore, l’aggressività, la solidità difensiva, la migliore del campionato, e la crescita di una squadra che, secondo lui, era già destinata a lottare per la Champions. È uno scontro diretto che vale più dei tre punti, ma Allegri rifiuta la definizione di “partita chiave”. Perché da qui in avanti, sostiene, tutte le partite contano allo stesso modo. Il finale di stagione è già iniziato, anche se il calendario dice gennaio.

Un Allegri essenziale, quasi contabile
—Quando si parla di campo, Allegri resta coerente con la sua visione. Servirà una partita “tecnica”, soprattutto negli ultimi trenta metri, dove la qualità delle scelte fa la differenza. Leao e Pulisic? Devono essere concreti. Ricci? Cresce, ma va collocato nel ruolo giusto. Le palle inattive? Importanti, ma non un’ossessione. Anche sul mercato il messaggio è sobrio: gennaio serve a poco, l’estate è il vero momento delle scelte. L’eccezione si chiama Fullkrug, promosso senza esitazioni. Per il resto, Allegri si dice soddisfatto della rosa e rimanda ogni giudizio a fine stagione. Ancora una volta: contano i numeri finali, non le sensazioni.
La conferenza stampa restituisce l’immagine di un allenatore che ha scelto di spogliarsi di tutto il superfluo. Niente slogan, niente promesse. Solo una tabella mentale fatta di punti, proiezioni e obiettivi minimi da raggiungere. Roma-Milan, in questo contesto, non è una sfida romantica dell’Olimpico sotto le luci della sera. È una riga di bilancio. E Allegri lo sa benissimo.
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