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Allegri-Di Francesco è molto più di una partita: giacca, orgoglio e panchine bollenti

Stefano Sorce
Milan-Lecce riaccende il confronto tra l'allenatore rossonero ed Eusebio Di Francesco, due tecnici dalle filosofie opposte e da un passato ricco di incroci. Il bilancio è nettamente favorevole al livornese
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Eusebio contro Max, di nuovo faccia a faccia. A San Siro non è mai solo una partita: è un palcoscenico che amplifica storie, rivincite, nervi scoperti. Domenica 18 gennaio 2026, ore 20:45, Milan-Lecce riporta in scena due allenatori agli antipodi per stile e carattere, ma legati da una lunga scia di incroci: Massimiliano Allegri ed Eusebio Di Francesco.

Due mondi, una panchina: Allegri-Di Francesco

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Allegri è il pragmatismo fatto uomo, il risultato prima di tutto, la gestione dei momenti chiave. Di Francesco è l’idea, il gioco, la proposta offensiva anche a costo di rischiare. Due filosofie che negli anni si sono scontrate più volte, quasi sempre con il livornese a sorridere alla fine. Il bilancio parla chiaro: per Di Francesco solo due vittorie in carriera contro Allegri. Entrambe con il Sassuolo, entrambe diventate cult. La prima è una ferita ancora aperta per i tifosi rossoneri: 12 gennaio 2014, Berardi segna quattro gol al Milan, ribalta la partita e manda in archivio la prima era allegriana. Un pomeriggio che ha cambiato la storia recente del Diavolo. La seconda arriva nel 2015/16: punizione di Sansone, 1-0 al Mapei Stadium contro la Juventus capolista. Piccole grandi imprese, figlie di un Sassuolo coraggioso, senza paura di guardare negli occhi i giganti.

Da allora, però, il copione si è ribaltato. Con la Roma, Di Francesco raccoglie solo un pareggio in tre sfide. Con il Frosinone nel 2023/24 arriva una doppia sconfitta in campionato e un pesantissimo 4-0 in Coppa Italia. E anche in questa stagione il trend non cambia: il primo incrocio a Lecce è un secco 0-2 per il Milan, seguito dal 3-0 in Coppa, condizionato dall’espulsione di Siebert. Allegri sembra avere sempre la chiave giusta per disinnescare le squadre di DiFra. Blocco basso, ripartenze, lettura chirurgica dei momenti della partita. Il contrario del calcio istintivo e verticale che piace all’allenatore abruzzese.

La giacca, la polemica, l’orgoglio

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Ma questa vigilia non è fatta solo di tattica. C’è anche una ferita fresca. Dopo il ko interno col Como, Di Francesco è esploso davanti ai microfoni: “Vedo allenatori buttare giacche e altro, io vengo espulso senza dire nulla. Voglio rispetto”. Il riferimento è apparso chiarissimo: Allegri, protagonista in stagione di sfuriate plateali, giacche lanciate, show a bordo campo. Scene che spesso finiscono sui social, ma senza conseguenze disciplinari pesanti. Di Francesco, invece, si sente colpito due volte: dai risultati e da una gestione arbitrale che percepisce come poco equa. Il suo sfogo non è stato casuale. È il grido di chi si sente meno tutelato, meno “coperto” mediaticamente.

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San Siro come tribunale

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Domenica sera, a San Siro, non sarà solo Milan-Lecce. Sarà anche una resa dei conti simbolica. Da una parte Allegri, tornato a Milano per riportare ordine e solidità. Dall’altra Di Francesco, in cerca di una svolta, di una vittoria che avrebbe il sapore della rivincita personale. Il Lecce arriva ferito dall’ultimo turno, perso a San Siro 1 a 0 contro l'Inter, ma orgoglioso. Il Milan invece vuole continuità, consapevole che questi sono i match in cui non si può sbagliare. Due panchine, due stili, due storie che si incrociano ancora. E quella frase sulla giacca che aleggia come un fantasma: non è solo una battuta, è il simbolo di un rapporto mai realmente sereno tra due mondi opposti.