I trionfi, il legame con i campioni rossoneri e la rovina al casinò: il ricordo inedito dell'ex presidente rossonero negli anni Settanta

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A rievocarne la figura di Albino Buticchi, presidente del Milan dal 1972 al 1975, è il figlio Marco, noto scrittore che ha aperto il cassetto dei ricordi di famiglia in un'intervista al Corriere della Sera.

"Mio padre era un uomo che veniva dal nulla e non conosceva le mezze misure. Poteva regalare una barca a un amico o giocarsi un'intera fortuna al tavolo da poker in una notte a Montecarlo. Vivere al suo fianco era come stare sulle montagne russe", spiega il figlio dell'ex numero uno rossonero.

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L'ascesa nel grande calcio

Nel 1972 quando Albino diventò presidente del Milan, succedendo a Franco Carraro, il calcio italiano sta vivendo un momento di profonda trasformazione. I primi anni della sua gestione sono segnati da grandi trionfi internazionali: Coppa delle Coppe e Coppa Italia nel 1973, ma anche ferite indelebili, come la storica "Fatal Verona" che costò ai rossoneri lo scudetto della stella.

Il racconto del figlio Marco: "Il denaro per mio padre non era un fine"

Marco Buticchi prosegue il racconto: "Mio padre è stato molto ingombrante ma affascinante. Da ragazzo vedevo passare a casa nostra i più grandi personaggi dell'epoca, dai dirigenti sportivi ai capitani d'industria, fino a grandi campioni del Milan. Mio padre aveva una personalità straripante: quando entrava in una stanza la riempiva tutta. Per lui il denaro non era una fine, ma un mezzo per vivere la vita al massimo della velocità."

La caduta e il dramma finale

Dopo l'uscita dal Milan nel 1975, Buticchi inizia a perdersi tra speculazioni sfortunate e le crescenti perdite di denaro al tavolo di gioco. Il momento più drammatico arriva anni dopo, quando travolto da debiti, compie un gesto estremo sparandosi alla tempia. Un tentativo di suicidio a cui sopravvive per miracolo, rimanendo però cieco per il resto della sua vita.

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