Occhi sbarrati, domande imbarazzanti, pregiudizi da sfatare. Gabriella Morino li ha affrontati tutti con la stessa determinazione con cui segue il Milan: senza aspettare che qualcuno la accompagni, ma scegliendo piuttosto di guidare gli altri.. È lei la presidente del nuovo Milan Club Alessandria, nato solo sei mesi fa e già forte di 96 tesserati. In esclusiva ai microfoni di Milanisti Channel, Gabriella ha parlato della sua esperienza come donna alla guida di un club in un mondo ancora prevalentemente maschile, di come sta costruendo un'identità rossonera radicata nel territorio alessandrino, e di perché crede che le donne abbiano qualcosa in più da offrire — dentro e fuori dal campo.
ESCLUSIVA
ESCLUSIVA | Quando il presidente è una donna: Gabriella Morino e la marcia in più del Milan Club Alessandria

Il Milan Club Alessandria è nato a settembre, quindi è ancora freschissimo. C'è stato un momento preciso — una partita, una serata, una chiacchierata — in cui hai detto "lo facciamo davvero"? E quali sono state le prime reazioni degli alessandrini?"Sì. In realtà, tutto questo è nato da una chiacchierata con il mio collega e amico William Rosa, presidente del Milan Club Biella, che dopo tre minuti mi ha convinto a cominciare qualcosa ad Alessandria. Perché in realtà c'era stato ad Alessandria un Milan Club che oggi è inattivo da anni. Io conosco la storia per aver vissuto e frequentato i vecchi soci, che hanno smesso per il Covid e situazioni parallele, e da allora non c'era questa presenza sul territorio."
"Alessandria ha risposto in maniera molto positiva alla nostra iniziativa… ce ne sono tanti milanisti anche qua. Abbiamo trovato la sede e ritrovato persone che hanno questa stessa fede e allora siamo andati avanti come un punto di riferimento e di appoggio per aggregarsi, molto più che trovarsi insieme davanti a uno schermo. Sono solo sei mesi di vita e 96 tesserati, quindi si spera veramente di crescere in potenziale."
Fondare un club da zero significa costruire tutto: l'identità, le tradizioni, i riti. Quali sono le basi fondanti e cosa avete già iniziato a creare che senti già "vostro"? Il legame con il territorio aiuta nella creazione di una identità?
"Nella prima serata in cui ci siamo incontrati con una bella parte del nostro gruppo, io ho fatto un discorso un po' particolare. Ho detto: 'Voglio un gruppo pulito, un gruppo che non va in giro a fare casino e che si faccia riconoscere come tale'. E quindi siamo partiti così. L'età media dei nostri tesserati è abbastanza alta e forse è più facile raggiungere questo… e anche sono persone che hanno vissuto San Siro quando c'erano ancora solo due anelli, che hanno vissuto un calcio che aveva un rapporto diverso tra i calciatori e la maglia.
"Comunque da parte nostra, stiamo cercando di fare una cosa di questo genere, di prendere questo Dna dei nostri tesserati che hanno visto i trent'anni più belli del Milan per vivere il calcio di oggi con quelle che sono un po' le modalità di amore e affetto di altri tempi, che hanno fatto innamorare e divertire tutti. Oggi si vive un po' di ricordi e un po' di speranze, nel senso che tutti quanti sperano di poter, insieme, rivivere, o anche solo in parte — accontentiamoci già — tutto quello che abbiamo vissuto qualche anno fa."

Morino: "Le donne hanno una marcia in più"
—Nel mondo del tifo organizzato, le donne sono spesso presenti ma raramente in prima fila. È mai diventato un tema o un pregiudizio, dentro o fuori dal club? C'è ancora molto maschilismo? Come affronti questa realtà?
"Io mi ci vedo molto nella parte dei diversi, perché, sì, effettivamente, siamo in un mondo maschile, le donne sono poche e se parliamo delle donne in prima fila… essere la presidente di un Milan Club è una grande soddisfazione, però si trovano ancora gli occhi sbarrati tipo 'ma sei tu?'. Tante persone chiamano e chiedono 'ma si può parlare con il presidente?' e io rispondo 'eccoci, ci stai parlando con me'.
Non è ancora così semplice proprio perché non è comune, forse non è ancora nella mentalità vedere la 'quota rosa' che è in prima fila piuttosto che fare il capobranco, detto in maniera poco raffinata, che porta un gruppo allo stadio e che è la prima a partire. Io ragiono a modo mio nel senso che, per me, al di là della famiglia e delle cose obbligate, prima c'è il Milan in qualunque modo io debba ragionare. Ad esempio, i novanta minuti allo stadio sono il momento clou della settimana. Quello non deve toccare niente e nessuno. E sono io che vado a vedere la partita, nessuno mi porta, anzi io porto gli altri."
Vorresti che la tua presidenza diventasse un esempio per altre donne tifose che magari hanno voglia di fare qualcosa di più ma si sentono ancora a disagio?
"Ogni proposito positivo è sempre un modo per crescere, perché non si finisce mai di crescere. Di certo mi piacerebbe essere contagiosa perché, per certi versi, le donne hanno una marcia in più. Io non sono mamma, ma una donna ha la facoltà di creare e credo che questo possa già dire tutto.
Siamo più predisposte a ragionare per gli altri e magari è quello pizzico di altruismo, oltre che di precisione e rispetto delle regole, perché una mamma deve forse vedere le regole prima di tutto per poter far crescere in maniera più che positiva la sua creatura, sia essa un figlio, un governo, un club… questa è una forma di forza non indifferente.
È ovvio che un figlio non è un club, però dietro tutto quello che non è fisico, esiste questa forza. Dal mio carattere io ragiono così e in questo credo… e sarebbe bello avere più 'quote rose' per vincere la titubanza del mondo. Nel Club posso essere un po' rompiscatole ma alla fine lo faccio per il bene dei ragazzi."

Il primo evento, Rivera e un pullman tutto loro
—C'è un momento, anche piccolo, di questi primi mesi di vita del club che ti ha fatto pensare "sì, ne vale la pena"? Tra gli eventi che avete organizzato o a cui avete partecipato, qual è stato quello che ti ha segnato di più?
"Di eventi ne abbiamo creato uno per ora ed è stato per l'inaugurazione del Club. Avevamo due bei personaggi che erano Filippo Galli e Vincenzo Matrone, che, insieme agli altri club che io ho conosciuto come tifosa e che adesso sono diventati 'colleghi', ci hanno aiutato a portare avanti la giornata di presentazione.
Vorrei dire che un Club è fondamentalmente un'aggregazione di amicizia con un filo comune: il Milan. E nessuno fa niente da solo. I ragazzi del direttivo mi hanno aiutato in quell'evento e sono sempre al mio fianco… ogni momento condiviso è sempre bello. Un altro evento indimenticabile è stato al Milan Club Biella in cui abbiamo conosciuto Gianni Rivera, che tra l'altro è di Alessandria, quindi una gioia grande."
Un club appena nato ha il vantaggio di poter scegliere cosa essere. Che tipo di Milan Club volete diventare tra cinque anni — come numero di soci, come presenza sul territorio?
"A partire già dalla prossima stagione, sarebbe bello avere un nostro pullman di tifosi a San Siro. È bello incontrarsi con gli amici in sede, ma il calcio è lo stadio. E questo è un obiettivo che ci siamo prefissati tutti insieme. Poi, esageriamo, ma sarebbe bello arrivare a 500 iscritti. Tutto è possibile. Abbiamo cercato di capire come funziona questo mondo e speriamo di poter ampliare, far crescere… le idee ci sono. Bisogna metterle in pratica. Io vorrei trovarmi tra un altro anno, a maggio, ad aggiungere a questa intervista qualcosa di luccicante."
Un messaggio finale ai tifosi rossoneri che leggeranno questa intervista su Milanisti Channel.
"Prima di tutto e sempre, a prescindere da qualsiasi situazione: forza Milan! E poi, alessandrini, fatevi avanti, noi ci siamo. Cresciamo e facciamoci vedere più di quanto già, in parte, si sta facendo."
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