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ESCLUSIVA | Il Milan Club Molfetta come motore di una regione: Pino De Candia e la missione Puglia rossonera
C'è chi diventa milanista, e chi lo è da sempre — nel sangue, nella memoria, nell'anima. Pino De Candia appartiene alla seconda categoria — lo dice lui stesso, con un sorriso: "Forse ero già milanista in culla". Presidente del Milan Club Molfetta, fondato il 1° dicembre 1972 quando aveva 14 anni, e coordinatore regionale dei Milan Club di Puglia, De Candia è uno dei protagonisti silenziosi ma fondamentali della storia del tifo rossonero in Italia. In esclusiva a Milanisti Channel, ci ha raccontato la sua vita costruita mattone su mattone, da Molfetta a Via Turati, tra coppe portate in giro per la Puglia, giocatori leggendari incontrati da vicino e una regione trasformata in una terra di fede rossonera.
Il Milan Club Molfetta è uno dei club più storici della Puglia. Chi c'era all'inizio, e come è cominciato tutto?
"Guarda, questa storia è una pagina da cuore, senza ombra di dubbio, perché è iniziata da me. Provengo da una famiglia di milanisti — forse ero già milanista in culla, e anti-juventino di nascita! [ride] Sin da piccolissimo ho avuto una fede e una passione unica per il Milan. A 14 anni, negli anni '70, prendo da solo il treno, vado a Milano, chiedo documentazione, mi rapporto con le organizzazioni necessarie, e il 1° dicembre 1972 nasce il Milan Club di Molfetta. Un club che ha fatto la storia in città, raccogliendo tutte le fasce sociali e trasformando quei ragazzi, oltre che in calciatori, in figure importanti anche nel sociale".
Fondare un club a 14 anni, davanti a uomini di 40 e 50 anni — come si conquistava il rispetto?
"Ho messo insieme esperienza e passione: un direttivo di persone serie, i miei compagni milanisti della scuola media. La prima trasferta fu un derby nel 1973 — mi inventai un mini-tour: prima la Repubblica di San Marino, poi Milano. Per molti era la prima volta che lasciavano Molfetta. Sul pullman mi inventai una lotteria per pagare l'affitto della sede. E la prima sponsorizzazione non la chiesi in denaro — chiesi i borsoni per le nostre squadre. Andai da un imprenditore e gli dissi: 'Voglio che questi ragazzi vadano in trasferta con eleganza, non come dei pezzenti'. Il giorno dopo mi mandò venti borsoni".
Cinquant'anni dopo, com'è oggi il Milan Club Molfetta?
"Oggi contiamo 80 tesserati, ma quando le cose vanno bene si raddoppiano o triplicano. In questo momento stiamo pagando gli anni difficili — i risultati non brillanti hanno lasciato in sospeso qualche rossonero. Ma continuiamo a fare la nostra attività: riunioni, assemblee, qualche serata insieme, tanta beneficenza. Abbiamo soci abbonati che ogni domenica vanno a San Siro. Molfetta ha quasi 60.000 abitanti e i milanisti sono tanti — ci vedono come un riferimento da tutta la vita, e per oltre cinquant'anni li abbiamo fatti sognare con visite di giocatori e incontri. Velocemente siamo diventati un punto di riferimento in generale per tutta la regione".
Ed è giustamente questa crescita del Club Molfetta che La promuove a fare in più per tutta la Puglia, certo? Raccontaci come ha fatto del territorio pugliese un punto di riferimento rossonero.
"È stato tutto molto veloce. A 16 anni divento collaboratore dell'AIMC in Puglia, a 20 vengo eletto presidente regionale. Abbiamo portato la Puglia a livelli altissimi — il numero dei Milan Club cresceva in maniera straordinaria, ed eravamo l'unica regione con un aumento degli iscritti anche negli anni di Serie B. Abbiamo raggiunto 120 Milan Club. Nel frattempo ero diventato un punto di riferimento per la sede centrale. Ho vissuto la presidenza Farina, poi l'arrivo di Berlusconi, tutto quel momento di transizione. E nel 1987 il Milan mi chiama per lavorare all'interno della società, occupandomi del rapporto tra il club e la tifoseria organizzata — i Milan Club di tutta Italia e non solo. L'importanza di un Milan Club è il senso di appartenenza a una grande famiglia. Per il tramite dei Milan Club nascono gesti umani che si comprendono solo dentro una vera famiglia".
Al di là di tutto questo lavoro, c'è qualcosa che spiega questa presenza così forte di milanisti pugliesi?
"La passione per il Milan in Puglia nasce dal riverismo. Gianni Rivera era il nostro idolo. La giornata che porto più nel cuore è il decennale del club, nel 1982, quando venne personalmente Rivera ad onorarci. Pensa: un ragazzino che nel 1965 legge il primo numero di Forza Milan e sogna di conoscere il proprio idolo — e poi se lo ritrova lì, davanti a sé. Con Rivera, un'altra volta, in mezza giornata gli facemmo fare dieci inaugurazioni di dieci Milan Club, tutti intestati a lui. Il Milan Club di Molfetta ha avuto anche la fortuna di esporre in città la Coppa dei Campioni dell'89 — mi inventai di chiedere a Berlusconi di fare un tour in tutta Italia, e così fu. Non ho mai tirato l'acqua al mio mulino — ho sempre dato all'esterno, ai club leccesi, tarantini, foggiani. Portare Franco Baresi a Torremaggiore, nel foggiano, è una delle mie più grandi soddisfazioni".
Qual è stata la sfida più grande in cinquant'anni da coordinatore regionale?
"La sfida più grande, un tempo, era la biglietteria — assegnare i biglietti per i big match era un problema enorme. Oggi con la carta Cuore Rossonero le cose sono cambiate. Ma i nostri Milan Club fanno mille chilometri a ogni trasferta, e questo non è mai cambiato. Per la finale dell'89 a Barcellona mandammo dalla Puglia aerei, pullman, macchine, treni. La passione va oltre frontiera — è una fede e devozione unica. Oggi abbiamo club storici e club giovanissimi che si stanno mettendo in luce. Ogni anno il raduno regionale è la nostra festa clou, quasi sempre alla presenza di un calciatore o di un dirigente del Milan".
Pino, come vedi il futuro del Milan? E un saluto a tutti i milanisti che leggeranno questo articolo su Milanisti Channel.
"Quando una società cambia tutto il management, devi pazientare un po'. La vittoria dello scudetto con Pioli è stata straordinaria — erano anni che non vincevamo nulla. Ma la nostra casa è la Champions. Vincere significa dare un gesto simbolico a tutti i tifosi che abbiamo in tutto il mondo. Il milanista si differenzia dagli altri perché è un grande volontario impegnato per il prossimo. Una passione che mi ha cambiato la vita. Il mio augurio è che il nostro Milan torni ad essere la squadra più forte del mondo".
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