C’è un filo rossonero che lega Benevento a Milano, fatto di passione, sacrifici e legami che vanno oltre il calcio. È quello del Milan Club Benevento, una realtà cresciuta negli anni fino a diventare un punto di riferimento per centinaia di tifosi del territorio e non solo. Alla guida c’è Benedetto Dell’Elba, presidente e anima del club, che nel 2011 ha deciso di ridare vita a un sogno rossonero nato già negli anni ’80. Oggi, con circa 400 soci e una struttura solida e organizzata, il club rappresenta molto più di un semplice gruppo di tifosi: è una vera squadra, unita dalla stessa fede e da valori condivisi.
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Milan Club Benevento, Dell’Elba racconta: “Dal derby di Seedorf a oggi: 400 soci e un solo cuore rossonero”

Tra trasferte, emozioni vissute a San Siro e storie personali nate proprio all’interno del club, il Milan Club Benevento è diventato nel tempo una piccola grande famiglia rossonera. In questa intervista, Dell’Elba ci porta dentro questo mondo, raccontando la nascita del club, i momenti più intensi e cosa significa, oggi, essere milanisti.

Dalle origini al cuore rossonero: così è nato e cresciuto il Milan Club Benevento
—Com’è nato il vostro Milan Club e cosa ti ha spinto a creare questo punto di riferimento per i tifosi rossoneri?
"Il nostro Milan Club nasce nell’agosto del 2011 da una mia idea, perché in passato c’era già stato, dal 1986 fino al 1990, un club a Benevento che poi fu chiuso. Erano anche i tempi in cui avevamo Arrigo Sacchi in panchina, Gullit, Rijkaard, Baresi, Van Basten, Colombo; insomma, era il grande Milan. Dopo un bel po’ di anni ho preferito rifondare il tutto, chiamandolo semplicemente Milan Club Benevento, senza dare nomi a nessun giocatore, per non fare torto ai tre grandi capitani della nostra storia: Baresi, Maldini e Gianni Rivera."
"Ho quindi scelto di lasciare solo il nome Milan Club Benevento. Il club nasce anche, e questo per me è importante, grazie alla vicinanza di un mio amico, Giovanni Ruggero, che spesso si trovava a Milano e con cui vedevamo insieme le partite. L’idea è stata mia, l’organizzazione anche, ma il suo supporto è stato fondamentale, sia a livello morale che organizzativo, soprattutto per quanto riguarda le partite che all’epoca organizzavo proprio a Milano."
Oggi quanti soci conta il club e che tipo di realtà rappresenta, anche a livello umano e territoriale?
"Successivamente, il club è cresciuto fino a raggiungere oggi circa 400 soci. Questa è più o meno la nostra media. Inoltre, girando molto, abbiamo tanti soci non solo di Benevento ma anche di tutta la provincia, di Avellino, di Caserta e di Napoli. Abbiamo anche una sezione, il Milan Club Milano Sud, che raccoglie già un buon numero di iscritti. Il nostro direttivo è composto da circa 40 persone".
All’interno del club sono nate anche storie particolari o legami che vanno oltre il calcio?
"Una storia particolare del club è che, tra virgolette, abbiamo anche fatto fidanzare e poi sposare dei ragazzi. Nel senso che, viaggiando con noi, alcune persone si sono conosciute, si sono fidanzate e poi sposate. Ancora oggi fanno parte del club e alcuni sono anche nel direttivo. È una cosa che è capitata più volte e continua a succedere anche ultimamente quando andiamo in giro".
Che atmosfera si respira quando vi riunite per seguire il Milan? Ci sono rituali, abitudini o momenti che vi rappresentano?
"L’atmosfera che si respira quando vediamo le partite è qualcosa di speciale. Noi siamo praticamente una squadra, nemmeno un gruppo. Lavoriamo per portare i tifosi del Milan allo stadio e organizzarci al meglio, curando tanti dettagli, anche le sfumature più piccole. Facciamo grossi sacrifici per realizzare il sogno di molti, perché per tanti ragazzi è la prima volta allo stadio. Andiamo spesso anche in trasferta, e abbiamo fatto viaggi importanti, come quella contro il Ludogorets. Voglio anche citare Francesco Tursi, che fa parte del nostro direttivo, e Francesco Saraceni, segretario regionale della Campania. Abbiamo diversi delegati e una struttura ben organizzata: la nostra è una storia lunga."

Dell’Elba: “Dal 3-2 nel derby alle sfide di oggi: è una questione di cuore”
—Se dovessi scegliere, qual è stato il momento più emozionante vissuto con il club tra partite, trasferte ed eventi?
"Il momento più emozionante vissuto dal club è stato sicuramente il derby a San Siro vinto contro l’Inter per 3-2, con il gol di Seedorf. Poi ce ne sono stati tantissimi altri, come la semifinale di Champions con il gol di Shevchenko o la finale di Atene. Sono davvero tante le partite e le emozioni vissute insieme".
In questi anni avete organizzato trasferte o incontri speciali, magari con ex calciatori: c’è qualche episodio che ti è rimasto particolarmente impresso?
"Abbiamo organizzato anche incontri con ex calciatori: ad esempio è venuto Gianni Rivera a Benevento nel 2015, in occasione di un raduno regionale".
Come vedi il Milan di oggi e quali sono le tue aspettative per il futuro, anche dal punto di vista dei tifosi che seguono la squadra allo stadio?
"Le aspettative che ho sono molto alte. Abbiamo creato una squadra anche a livello societario. È chiaro che alcuni sono giovani e devono crescere, ma sono molto fiducioso per il futuro del Milan, anche perché c’è una società solida. Sotto alcuni aspetti però non andiamo sempre di pari passo, e a noi tifosi che andiamo allo stadio non vengono semplificate alcune procedure, rendendo più difficile organizzare le trasferte. Nonostante questo, ci aiutiamo molto tra di noi".
Se dovessi spiegare a qualcuno cosa significa essere milanista, cosa gli diresti?
"Diventare milanista è qualcosa che si tramanda. Spesso nasce dai fratelli più grandi, dal padre, dai parenti. Alcuni invece ce l’hanno proprio dentro, magari per i colori. Essere milanista significa essere di cuore, empatici. Non si tifa solo quando si vince. Anzi, chi ha vissuto i momenti difficili è diventato ancora più forte. Qualcuno magari si allontana per un periodo, soprattutto chi è cresciuto negli anni delle vittorie, ma poi torna sempre. Noi siamo nati per essere rossoneri: non c’è un solo motivo, ma tante situazioni, anche familiari".
Un messaggio finale ai tifosi rossoneri che leggeranno questa intervista su Milanisti Channel.
"Il messaggio finale che voglio dare a tutti i tifosi del Milan è di continuare a crederci. Il campionato non è ancora finito e nulla è scontato. Nel calcio succedono cose imprevedibili: squadre considerate più piccole possono preparare una partita come una finale, come è successo con la Lazio. Ci sono momenti in cui le cose vanno così, ma non bisogna rimpiangere il passato. Partite come quelle contro Cremonese, Pisa e Sassuolo fanno parte di un percorso di crescita. Sono errori che servono per migliorare e arrivare a livelli più alti. Abbiamo già creato un equilibrio di squadra, soprattutto in difesa, dove non subiamo più tanti gol come prima"
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