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Il mercato di riparazione invernale serve spesso a tappare le falle, più che a costruire capolavori. L'arrivo di Niclas Fullkrug a gennaio si inserisce esattamente in questa logica pragmatica tanto cara a Massimiliano Allegri. A quasi due mesi dal suo sbarco a Milano, il centravanti tedesco si è rivelato una risorsa utile per la rincorsa Scudetto del Milan, ma senza i crismi del salvatore della patria. Una sufficienza piena, che racconta di sacrificio e sportellate, ma anche di qualche limite tecnico di troppo. Spulciando i database, l'impatto di Fullkrug appare solido ma non esaltante. In 8 presenze in Serie A, il tedesco ha messo a referto 3 gol e 1 assist.
I dati avanzati riflettono perfettamente questa normalità: il suo indice xG (Expected Goals) da quando veste il rossonero è di 3.1. Fullkrug sta segnando esattamente quanto i modelli matematici si aspettano dalle occasioni che gli capitano, senza acuti particolari o giocate fuori dall'ordinario. Se da un lato garantisce presenza in area, dall'altro la sua mancanza di esplosività è costata cara in un paio di match chiusi, dove ha fallito un paio di "Big Chances" che avrebbero potuto sbloccare il risultato in anticipo.
Il vero motivo per cui Allegri continua a dargli fiducia risiede nel lavoro sporco. Senza le coppe europee a togliere energie, il Milan in campionato affronta spesso difese schierate a blocco basso. Qui Fullkrug fa il suo: vince 4.5 duelli aerei per 90 minuti, fungendo da boa per far salire la squadra. Tuttavia, il prezzo da pagare per questa fisicità è una manovra spesso farraginosa. La sua percentuale di passaggi riusciti si ferma al 68%, un dato basso che testimonia le sue difficoltà nel dialogare nello stretto con giocatori tecnici come Leão o Pulisic. Quando il tedesco deve pulire palloni complessi, spesso l'azione sfuma.
A conti fatti, la stagione rossonera di Fullkrug non è da prima pagina, ma da onesto gregario. Ha regalato ad Allegri quel "Piano B" fatto di lanci lunghi e sponde che nel girone d'andata mancava disperatamente. Non è il bomber implacabile che accende San Siro, e la sua lentezza nei primi metri limita le transizioni offensive, ma il suo peso specifico tiene occupate le difese avversarie.
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