L’imprinting di mister Ruben Amorim nel gioco rossonero comincia a intravedersi soprattutto nella volontà di costruire l’azione
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Tre partite non bastano per emettere sentenze, ma possono offrire i primi indizi. Soprattutto quando una squadra ha appena intrapreso un nuovo percorso tecnico e deve assimilare principi di gioco differenti rispetto al passato. Il Milan affidato a Ruben Amorim è ancora un cantiere aperto: alcuni meccanismi appaiono già riconoscibili, altri necessitano inevitabilmente di tempo, continuità e lavoro sul campo. Cosa ci hanno detto, dunque, i primi 270 minuti della stagione 2026-27? Al di là dei numeri di una classifica che non ha ancora espresso i reali valori delle squadre, alcune impressioni sull’avvio di campionato dei rossoneri possono però già essere tratte.
I principi di Amorim e la gestione del gruppo
Sarebbe riduttivo circoscrivere l’analisi alle prestazioni dei singoli. Questi primi 270 minuti hanno cominciato a mostrare anche la direzione tattica intrapresa dal nuovo allenatore. L’identità immaginata da Amorim non può ancora dirsi pienamente definita, ma alcuni dei suoi principi sono già riconoscibili: costruzione ragionata dal basso, ricerca dell’ampiezza, pressione immediata dopo la perdita del pallone e volontà di mantenere il baricentro alto. Un’impronta ancora discontinua, che emerge soltanto a tratti, ma sufficientemente visibile per comprendere quale Milan il tecnico portoghese voglia costruire.Più in generale, l’imprinting di Amorim comincia a intravedersi soprattutto nella volontà di costruire l’azione senza ricorrere sistematicamente al lancio lungo. Il Milan cerca di attirare la pressione avversaria nella propria metà campo, affidandosi ai difensori e ai centrocampisti per trovare l’uomo libero alle spalle della prima linea di pressione. Quando la manovra riesce a svilupparsi con rapidità, i rossoneri riescono ad accompagnare l’azione con diversi uomini e a occupare bene l’ampiezza. Quando invece vengono meno velocità e precisione, il possesso diventa prevedibile e finisce per svilupparsi prevalentemente in orizzontale.
È proprio nella gestione dei tempi che si nota maggiormente come il nuovo corso sia ancora in fase di costruzione. La squadra alterna momenti nei quali riesce a muoversi come un corpo unico ad altri in cui tende ad allungarsi, lasciando troppo spazio fra i reparti. Una situazione che, contro avversari abili nelle transizioni, può diventare particolarmente pericolosa. A Torino, soprattutto nel primo tempo, la Juventus è riuscita in più di una circostanza a superare la prima pressione e ad attaccare una retroguardia non sempre adeguatamente protetta.
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La fase offensiva del Milan lascia ancora qualche interrogativo
Anche il pressing offensivo, uno dei tratti distintivi delle squadre allenate da Amorim, procede ancora a corrente alternata. L’intenzione di recuperare rapidamente il pallone è evidente, ma non sempre l’uscita del primo uomo viene accompagnata dal movimento del resto della squadra. Quando le distanze non sono corrette, gli avversari riescono a eludere la pressione con relativa facilità, costringendo il Milan a rincorrere e ad abbassare il proprio baricentro. Non si tratta, dunque, di una questione di atteggiamento, quanto di sincronismi che dovranno essere affinati con il lavoro quotidiano.Qualche interrogativo rimane anche negli ultimi trenta metri. Il Milan produce gioco, arriva con una certa continuità nei pressi dell’area avversaria, ma non sempre riesce a trasformare il possesso in occasioni realmente pericolose. Mancano ancora fluidità, continuità negli inserimenti e una migliore occupazione dell’area. Troppo spesso la manovra finisce per affidarsi all’iniziativa del singolo, mentre gli interpreti offensivi devono ancora imparare a riconoscere gli spazi creati dai movimenti dei compagni.
Dopo appena 270 minuti sarebbe tuttavia ingeneroso pretendere un’identità già definita. Amorim ha ereditato una squadra abituata a principi differenti e sta cercando di modificarne riferimenti, distanze e tempi di gioco. Il Milan visto finora non è ancora compiuto, ma possiede già una fisionomia riconoscibile: vuole comandare la partita, recuperare il pallone in avanti e costruire con pazienza senza rinunciare alla verticalità. La distanza fra l’idea e la sua piena realizzazione resta evidente. Ma i sette punti conquistati, insieme ad alcuni segnali incoraggianti sul piano del gioco, consentono ai rossoneri di lavorare senza affanni e con la consapevolezza che i margini di crescita siano ancora considerevoli.
I prossimi impegni contro la Lazio dell’ex Gattuso, in campionato, e contro il Benfica, nel debutto in Europa League, forniranno ulteriori indicazioni sul tipo di stagione che attende i rossoneri. La sfida con i portoghesi avrà inoltre un significato particolare per Amorim, che proprio con la maglia delle Aquile ha vissuto una parte importante della propria carriera da calciatore.
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