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Il pareggio contro la Roma è solo l’ennesima fotografia di una tendenza che accompagna il Milan per gran parte della stagione. I numeri offensivi, partita dopo partita, raccontano una squadra solida, organizzata, ma poco produttiva negli ultimi trenta metri. Non è un problema legato alla singola partita disputata, ma una conseguenza diretta di uno stile di gioco marcatamente difensivo, che finisce per comprimere la produzione offensiva. Al netto dell'evidente miglioramento sotto tutti i punti di vista rispetto allo scorso anno, la domanda da porsi a questo punto è lecita: quanto lontano può arrivare questa squadra?
Le statistiche di molte gare del Milan mostrano uno schema ricorrente: pochi tiri, xG bassi, rare grandi occasioni. Anche quando il risultato arriva, spesso è frutto di episodi più che di un flusso continuo di gioco offensivo. La ormai più che nota filosofia del "corto muso" sta portando grandi risultati, ma a tratti la sensazione è che forse questa maniera di impostare le partite sia un po' troppo esasperata. La squadra di Massimiliano Allegri privilegia l'equilibrio, la compattezza e la gestione dei momenti, accettando consapevolmente di sacrificare volume e continuità nella fase d’attacco.
Baricentro basso e massima attenzione in fase di copertura: questo approccio rende il Milan difficile da battere, ma allo stesso tempo lo costringe a vivere sul filo sottile del dettaglio: una palla inattiva, un rigore, una giocata individuale. Quando questi elementi mancano, segnare può diventare difficile, soprattutto se il reparto offensivo non gira come dovrebbe. I numeri parlano chiaro: in cinque delle ultime sei partite il Milan è andato in gol una sola volta.
La distribuzione dei gol stagionali è forse il dato più interessante da interpretare. In testa alla classifica interna troviamo Christian Pulisic con 8 reti, seguito da Rafael Leao a 7 e Christopher Nkunku a 4. Tutti giocatori di qualità, ma con una caratteristica comune: non sono prime punte. Sono esterni offensivi o mezze punte, chiamati spesso a partire da lontano, a creare superiorità e allo stesso tempo a finalizzare.
Il primo attaccante con caratteristiche più da centravanti è Niclas Füllkrug, ma il suo caso è emblematico: arrivato a gennaio, con pochissimo tempo per incidere davvero sul sistema di gioco. Il resto dei gol è sparso tra centrocampisti e difensori, come Rabiot, Saelemaekers o De Winter, segno di un attacco che fatica a trovare continuità attraverso un terminale offensivo stabile. Anche nell'ultima gara con la Roma, le statistiche offensive del Milan lasciano diversi spunti di riflessionee suggeriscono che forse un cambio di marcia sarebbe necessario.
Il Milan di Max Allegri costruisce le proprie partite partendo dalla fase difensiva solida come base imprescindibile. Linee compatte, distanze corte, attenzione maniacale alla copertura preventiva. Tutto estremamente efficace sul piano dell’equilibrio, ma inevitabilmente limitante sul piano offensivo. Gli esterni sono spesso chiamati a coprire ampie porzioni di campo, le mezzepunte a lavorare più in raccordo che in area e la squadra arriva negli ultimi metri con pochi uomini e poche soluzioni da dover sfruttare al meglio.
L’assenza di una vera prima punta per gran parte della stagione è un altro elemento chiave. Senza un riferimento centrale costante, il Milan ha dovuto adattare il proprio gioco, affidandosi a movimenti estemporanei e a soluzioni individuali. Füllkrug rappresenta un tentativo di correzione, ma il suo inserimento tardivo non può ancora modificare in profondità meccanismi costruiti in mesi di lavoro. Finché l’attacco continuerà a ruotare attorno a esterni e giocatori di raccordo, la sensazione è che il Milan resterà una squadra più efficiente che esplosiva, capace di controllare le partite ma non sempre di dominarle sul piano offensivo.
Il Milan resta pienamente competitivo, come dimostra la classifica, ma paga un prezzo chiaro: segna poco perché crea poco, e crea poco perché sceglie un approccio prudente prima di tutto. È una filosofia legittima, ma che richiede una precisione quasi chirurgica nei momenti decisivi. Senza un salto di qualità nella produzione offensiva, ogni partita rischia di diventare un ostacolo insidioso.
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