Nel calcio di Massimiliano Allegri l’equilibrio resta la base, ma serve sempre qualcuno capace di rompere l’ordine. Rafael Leão in questa stagione è esattamente questo: il giocatore che dà imprevedibilità a una squadra sempre più solida. I numeri lo spiegano bene, ma non lo raccontano fino in fondo, anche perché il portoghese nel Milan si è evoluto nel tempo, sia a livello tecnico che tattico.
Serie A
Leao a tutto Milan tra numeri e certezze: è lui l’asso nella manica di Allegri


Numeri che pesano, anche con minutaggio ridotto
—Leão ha giocato 16 partite di Serie A, di cui 13 da titolare, per 1.072 minuti complessivi e 67 minuti di media a partita. Non è un impiego continuo, ma è un utilizzo mirato. Allegri lo dosa, lo gestisce, lo protegge. E i risultati arrivano: 7 gol con 5,30 di xG significano una produzione offensiva superiore alle attese, con una frequenza realizzativa di un gol ogni 153 minuti. In pratica, quando Leão è in campo, il Milan ha sempre una minaccia concreta. L'unico vero rammarico consiste negli acciacchi fisici che ne stanno limitando la disponibilità effettiva in campo.
Finalizzazione e pericolosità costante
—I 2,1 tiri a partita e 1 tiro in porta di media certificano una presenza offensiva continua, nonostante il "cambio di ruolo" che ha riguardato il portoghese in questi mesi: partito da esterno sinistro puro, si è dovuto adattare al nuovo 3-5-2 di Allegri, agendo sempre più da punta e quindi dovendo accentrare notevolmente la sua zona di campo. Le 5 grandi occasioni mancate raccontano anche di un margine di miglioramento, ma non intaccano il quadro generale: Leão è il principale terminale offensivo del Milan, quello che si prende responsabilità anche quando la giocata è difficile. I 0,4 gol a partita sono infatti un dato da attaccante vero, non da semplice esterno.

Creatività che va oltre i gol
—Limitarsi ai gol sarebbe riduttivo. Leão ha messo insieme 2 assist, con 1,86 di xA e 6 grandi occasioni create. Qui emerge la sua doppia natura: finalizzatore e creatore. I 31,6 tocchi a partita sono meno rispetto a un regista o a un centrocampista offensivo, ma ogni tocco è potenzialmente destabilizzante. Leão non ha bisogno di tanti palloni: gli basta quello giusto. La dimostrazione più lampante di questo concetto non viene da un gol segnato, ma dall'assist confezionato per Pavlovic in occasione dell'importante vittoria con la Roma dello scorso 2 novembre.

La chiave tattica per Allegri
—Nel Milan compatto di Allegri, Leão è la valvola di sfogo. Quando la squadra abbassa il ritmo, lui lo accelera. Quando il sistema diventa prevedibile, lui lo rompe. Non è un caso che, pur giocando meno minuti, abbia collezionato due presenze nella squadra della settimana. I suoi picchi spostano le partite e fanno davvero la differenza, anche se a corrente alternata a causa dei vari forfait. Sta di fatto che quando è in campo il portoghese non ha risentito del cambio tattico e ha trovato il modo di risultare decisivo.

Fantasia al servizio dell’equilibrio
—Allegri non chiede a Leão continuità, ma incisività. E lui risponde con gol, strappi, giocate che cambiano l’inerzia. In un Milan sempre più organizzato, la fantasia di Leão è il complemento indispensabile dell’equilibrio. È il caos controllato dentro un sistema ordinato. Ed è proprio per questo che resta centrale, anche quando non è sempre in campo. Con la speranza che possa trovare anche continuità di rendimento in modo da diventare uno dei top assoluti nel panorama europeo.
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