Il Milan di Massimiliano Allegri non è una squadra perfetta, eppure nel primo tempo del derby per lunghi tratti lo è sembrato. Il tecnico livornese ha lavorato mentalmente e tatticamente su questa squadra, ogni settimana i giocatori ripetono sempre le stesse cose. L'obiettivo ripetuto costantemente è quello di pensare partita dopo partita per entrare nei primi quattro posti. Ogni giocatore è coinvolto al 100% sia chi inizia dal primo minuto sia chi entra a partita in corso. L'anno scorso il Milan è arrivato ottavo e sembrava non avere un'identità, perciò una domanda sorge spontanea, come siamo arrivati a questo punto?
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Allegri batte ancora Chivu con un primo tempo strepitoso: l’analisi del piano gara

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Allegri: l'analisi generale del match e del campionato
—Dal suo ritorno, Massimiliano Allegri ha voluto lanciare un messaggio molto chiaro. Il problema difensivo del Milan nasceva da un sistema troppo sbilanciato, che puntava eccessivamente sulle qualità dei singoli e su coperture e rientri difensivi spesso disorganizzati. Il 3-5-2 imposto dal tecnico è stato il primo segnale forte. Un blocco basso, con difesa a cinque in fase di non possesso e una squadra compatta. Più che una semplice scelta tattica, è stato un messaggio iniziale: il Milan deve essere una squadra che attacca e difende insieme. I calciatori hanno iniziato a percepire una mentalità vincente prima ancora di capire come vincere le partite. Si sono affidati a quella scintilla. Con il passare del tempo i punti sono arrivati, ma le prestazioni non hanno convinto al 100%.
I principali problemi della squadra sono stati due. Il primo riguarda la difficoltà ad attaccare difese con blocco basso: i pareggi contro squadre della parte destra della classifica sono stati numerosi. Il secondo è stata la mancanza di intensità nei primi tempi.
A volte la squadra è apparsa passiva in attacco, pur senza concedere molto in difesa. Una sorta di superficialità derivata dalla consapevolezza dei propri mezzi. Allegri non ha mai sottovalutato questi aspetti. La soluzione, però, per lui non passa da uno stravolgimento tecnico o tattico, ma da una risposta collettiva della squadra. Il primo tempo del derby è stato il manifesto di ciò che finora era mancato e di ciò che Allegri aveva chiesto più volte in conferenza stampa: intensità, aggressività e partecipazione totale alla fase di gioco.

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Questo primo tempo è ciò da qui deve ripartire il Milan
—Il primo tempo di questo derby è stato una consacrazione fortemente voluta e cercata. Il Milan ha giocato un calcio di squadra, fatto di ri-aggressioni preventive, pressing moderato in prima costruzione avversaria e grande intensità nei duelli: quando la prima linea veniva superata, i contrasti erano quasi sempre vinti dai rossoneri.
Tutto questo è stato coronato dal gol di Pervis Estupiñán, il giocatore meno atteso, almeno solo in apparenza. Allegri ha creduto molto in lui e nel primo tempo lo ha incitato più volte ad attaccare lo spazio alle spalle di Luis Henrique. Il brasiliano è un esterno offensivo ed è naturale che possa accumulare un leggero ritardo nella copertura preventiva. Proprio quella frazione di secondo è bastata all’ecuadoriano per fidarsi delle indicazioni del suo allenatore. Così come la squadra si è fidata dell’idea di gioco, anche Estupiñán ha seguito fino in fondo le indicazioni ricevute. Nel post partita ha infatti rivelato che l’azione del gol era una situazione provata in allenamento.
Prestazione collettiva, analisi di una piccola lacuna dell’Inter in una zona specifica del campo e fiducia trasmessa ai singoli: tre elementi che si sono rivelati fondamentali in un derby dominato da Massimiliano Allegri.
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Massimiliano Allegri: un'umanità unica dettata dalla fiducia
—Una delle doti principali del tecnico del Milan è l’umanità. Massimiliano Allegri è una persona dotata di grande empatia e molti suoi ex giocatori, persino quelli con cui ha avuto degli screzi, ne riconoscono le qualità. L’ultimo della lista è stato Leonardo Bonucci, che ha elogiato il tecnico toscano: "Nelle intuizioni Allegri è stato il più grande allenatore che ho avuto. Non parla mai in maniera negativa, lamentele? Mai. Sa mettere i giocatori nelle condizioni migliori".
Se dichiarazioni simili arrivano da un campione come Bonucci, difficilmente possono essere casuali. Anche all’interno dello spogliatoio rossonero le sensazioni vanno nella stessa direzione: tutti i calciatori della rosa si sentono coinvolti. Basta pensare al caso Estupiñán. Dall’inizio della stagione sembrava forse il giocatore meno allineato al nuovo corso. In molti, in una partita così importante, avrebbero spostato Saelemaekers sulla fascia sinistra. Non Allegri.
Quel ruolo è di Estupiñán. E allora spetta all’allenatore metterlo nelle condizioni migliori per esprimersi. L’ex Brighton si è fidato del suo tecnico e ora ha l’opportunità di riscrivere la propria storia in rossonero.
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