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L'ex attaccante dell'Inter e della nazionale brasiliana Adriano Leite Riberio, in un'intervista rilasciata al format Betsson.sport Talkm ha parlato del Pallone d'Oro e di quello che è un suo grande rimpianto legato a questo trofeo. "Lo potevo vincere. Lo hanno dato a Shevchenko, ma ero allo stesso livello. Ci penso sempre. Vedo i miei video e penso che avrei potuto fare altri 3-4 anni ad alto livello. Con la testa a posto avrei potuto vincere il Pallone d'Oro, ma ormai quello che è successo non si può cambiare".
Ho grande simpatia per Adriano; è un giocatore che non ha mai avuto atteggiamenti sbagliati nei confronti degli avversari. Si tratta di un ragazzo perbene, ma con grandi e profonde fragilità personali. A mio avviso però, con questa dichiarazione, l'attaccante brasiliano ha detto una solenne stupidaggine. Il paragone tecnico fra lui e Shevchenko, spiace dirlo, ma non può sussistere.
Se si analizza il periodo migliore di Adriano (fra il 2001 ed il 2006) rapportato con il rendimento di Shevchenko al Milan nello stesso periodo, lo scarto è di 18 gol a favore dell'ucraino (110 a 92). Il tema però non può essere legato soltanto ai gol che sono relativi, bensì al livello, cioè l'aspetto toccato da Adriano nella sua intervista.
Ebbene il livello dei due è oggettivamente incomparabile.
Adriano era un mostro di potenza che del proprio punto di forza si beava, creando una sorta di coperta di Linus alla quale aggrapparsi per rimanere immaturo. Shevchenko è stato l'esatto opposto. L'attaccante ucraino infatti era un cultore del lavoro su sé stesso e sul proprio corpo. Negli anni è sempre migliorato in ogni fondamentale tecnico.
Forse Adriano non ha visto bene i video dei suoi gol e di quelli di Sheva. Perché se lo avesse fatto, avrebbe notato un particolare fondamentale che differenzia i due giocatori. Adriano aveva un solo piede. Shevchenko, invece, nel tempo, era diventato ambidestro.
Il pallone d'Oro di Sheva è frutto di una crescita tecnica costante nel corso degli anni. Adriano, invece, si è inceppato su sé stesso.
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