Secondo la Gazzetta dello Sport, la società Milan nella scorsa settimana si era fatto sentire coi vertici arbitrali per alcune decisioni che non erano state gradite. Immagino cosa sarebbe successo se non ci si fosse fatti sentire. Perché francamente, dopo la partita di ieri sera, parlare di calcio è diventato un esercizio di inutile retorica.
La società doveva parlare
Quando si ripetono certi episodi il silenzio della società diventa una colpa


Contro il Parma, al Milan è stato negato un rigore solare nel primo tempo, in ragione di un'uscita a vuoto di Corvi che ha travolto l'incolpevole Loftus Cheek che, suo malgrado, ha rimediato una frattura dell'osso alveolare che lo terrà lontano dai campi per parecchi mesi.

Nel secondo tempo poi, il VAR è intervenuto per correggere una decisione dell'arbitro che aveva annullato un gol del Parma per un fallo. Nell'azione incriminata, a mio avviso, ci sono due falli. Uno di Valenti su Maignan ed uno di Troilo su Bartesaghi. Il tutto dopo che il Milan, a dicembre, si era visto annullare un gol regolare di Pulisic per un contatto veniale in area di rigore.
La società ha perso la voce?
—A seguito di tutto questo, mi chiedo, che senso ha continuare a parlare di calcio? E soprattutto, com'è possibile che dopo la gara di ieri sera non ci sia stato un dirigente rossonero che abbia sentito il dovere di protestare pubblicamente per quanto sta accadendo in questo campionato? La società come può restare muta?

Mi chiedo - da profano - se la dirigenza si rende conto che è un "rigorino" come quello di Gimenez contro la Fiorentina è stato usato per mesi contro il Milan ed ora, nel momento clou della stagione, ci hanno affossato con decisioni che non sono accettabili.

In tutto questo trovo molto grave che la società non prenda posizione pubblicamente. Non perché serva a qualcosa ma semplicemente per dimostrare al popolo milanista che chi rappresenta il Milan vuole tutelarlo come merita. Questo silenzio - spiace dirlo - è inaccettabile.
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