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Il giorno in cui il VAR non poteva parlare

La linea sottile tra la squalifica di Rabiot e il mancato rosso a Bastoni

VAR Bastoni
L’episodio che coinvolge Alessandro Bastoni riaccende il dibattito su simulazione, esultanze disdicevoli e limiti del protocollo VAR.
Gaetano de Santis
Gaetano de Santis Redattore 

Il tema arbitrale continua a tenere banco tra addetti ai lavori e tifosi. Opinioni, interpretazioni, proposte di riforma: il dibattito è costante e accompagna il calcio praticamente da sempre.

Con il caso Bastoni-Kalulu è tornata però al centro dell'attenzione una questione già nota, ma mai affrontata davvero fino in fondo: l’obsolescenza del protocollo VAR.

Il protocollo VAR: quando può e quando non può intervenire

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L’episodio Bastoni-Kalulu rappresenta la punta dell'iceberg. L’arbitro Federico La Penna ha valutato in modo errato una situazione che ha inciso sulla sfida di San Siro tra Inter e Juventus, con possibili ripercussioni anche sulla corsa finale al campionato.

Appurato che si è trattato di un errore grave, il nodo è stato prima regolamentare nonchè successivamente etico.

Nel contatto incriminato, il tocco di Kalulu sul petto di Bastoni è apparso minimo. Il difensore nerazzurro è caduto a terra come colpito alle gambe, inducendo l'arbitro, che oltretutto si trovava a pochi metri dall'azione, ad una valutazione sbagliata. L'episodio avrebbe potuto portare all'espulsione per doppia ammonizione di Bastoni, invece ha determinato il secondo giallo e quindi il rosso per Pierre Kalulu.

Ed è qui che entra in gioco il limite del protocollo VAR.

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(Photo by Marco Luzzani/Getty Images)

Il VAR, in quella specifica situazione, non poteva intervenire. Non si trattava di un fallo da rosso diretto, ma di una seconda ammonizione. Di conseguenza, l'errore indotto da Bastoni non era "revisionabile" al VAR. Un controllo rapido avrebbe probabilmente evidenziato l'entità del contatto e la dinamica reale, ma come detto il regolamento non lo consentiva.

Il risultato? VAR silente, errore confermato e un episodio che ha inevitabilmente alimentato polemiche e influenzato una partita e un campionato. Anche l'esultanza di Bastoni, percepita eccessiva e increscioso, ha contribuito ad accendere ulteriormente il dibattito.

La differenza tra una giocata decisiva e una furbata è sostanziale, anche se entrambe possono rimanere nella memoria collettiva. La prima è tecnica, la seconda è deontologica . E il confine, quando il regolamento non aiuta, diventa ancora più sottile.

Le dichiarazioni su Bastoni e il VAR: da Chivu a Marotta

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(Photo by Mattia Pistoia - Inter/Inter via Getty Images)

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Dopo il campo, è arrivato il momento delle dichiarazioni.

Cristian Chivu, nel post gara, ha commentato: "Nei panni di Kalulu non avrei messo le mani addosso a un avversario da ammonito".

Un dichirazione che sposta l'attenzione sulla gestione del rischio da parte di un difensore non colpevole, più che sulla dinamica dell'episodio che ha portato ad un errore arbitrale.

Il giorno successivo è intervenuto anche Giuseppe Marotta, ricordando un precedente del 2021 legato a una simulazione di Cuadrado in un Juventus-Inter: "Ricordo un episodio del 2021, un rigore a favore della Juve contro l'Inter su palese simulazione di Cuadrado, successivamente gli organi tecnici acclararono l'errore: vittoria che permise alla Juve di andare in Champions".

Andare a riesumare un episodio di cinque anni fa è il classico riflesso di chi prova a legittimare un errore spostando l’attenzione.

Quando il dibattito si sposta dal regolamento e dal comportamento censurabile di qualcuno agli episodi del passato, il rischio è quello di trasformare un problema etico e strutturale in una disputa da bar sport.

Un problema di protocollo, non solo di arbitri

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Il caso Bastoni-Kalulu e, in altro contesto, l'espulsione di Adrien Rabiot in Pisa-Como per doppia ammonizione, dimostrano quanto il tema non sia solo legato alla qualità delle decisioni arbitrali, ma alla rigidità del sistema. Rabiot, dopo un leggero tocco di mano sull'avversario, ha ricevuto il primo giallo e alla conseguente richiesta di spiegazioni è seguita l’espulsione per doppia ammonizione. A completare il quadro, il rientro dopo la squalifica in Milan-Parma ancora in diffida.

Il punto centrale è semplice: se un errore evidente non può essere corretto per limiti regolamentari, allora il problema non è solo umano, ma normativo.

Il VAR è nato per ridurre gli errori chiari ed evidenti. Quando però non può intervenire proprio in presenza di un errore chiaro ed evidente, la credibilità del sistema inevitabilmente vacilla.

In fondo, non è solo una questione di braccia larghe o di sfioramenti. È una questione di coerenza regolamentare. E finché il protocollo resterà più rigido della logica, il dibattito arbitrale continuerà a dominare più del calcio giocato.

Bastoni è caduto, il VAR è rimasto in silenzio e il dibattito si è alzato. Fine della sceneggiatura.

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