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di Franco Ordine -
Per fortuna il dibattito giornalistico sugli ultimi clamorosi “svarioni” di arbitri e i loro colleghi di Lissone sta prendendo una piega interessante. Fino a quando il tema era la barzelletta “Marotta League”, la discussione è rimasta chiusa nei confini dei bar ed esaltato le rispettive tifoserie.
Per due motivi: 1) perché gli errori sono così tanti e clamorosi da rendere inevitabile una riflessione; 2) perché l’intervento pubblico di Aurelio De Laurentiis (colloquio con Gravina) ha incanalato il dibattito sulla strada delle soluzioni concrete da adottare. In questo senso il silenzio-dissenso celato del Milan ha valore effettivo solo se nasconde il tentativo di creare una volontà politica di cambiamento all’interno della Serie A.
Sulle soluzioni (Var a chiamata o altro) si può discutere ma su un punto bisogna essere intransigenti: il cambio del designatore usando il provvedimento che avviene nel calcio quando l’allenatore senza risultati va a casa! A quel punto si scoprirà chi ci sta e chi non ci sta.
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