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analisi Facebook di Roberto Beccantini -
Atta, Zaniolo e soci si passano di mano in mano gli spilli per bucare i palloncini di Modric (sostituito: questa, poi), di Leao (centravanti per un tempo: come cuore scritto con la q). D’accordo, la carambola di Bartesaghi sul tiro-cross di Atta sa di sfiga: ma non c’è stata gara, se non nel possesso, o nella lecca di Saelemaekers (già sullo 0-2), sventata da Okoye-più-traversa.
Davis ha demolito un palo, Maignan è volato di qua e di là, De Winter fragile e Pavlovic anarchico, Rabiot disperso in Russia: mentre, di là, Zaniolo (voto 7) propizia il gollonzo spacca-equilibrio e il raddoppio, testa morbida di Ekkelenkamp. E Davis è un nove vecchia maniera: bisonte, non cerbiatto. Gli ingressi dei Füllkrug e dei Loftus-Cheek, l’uscita di Leao sono fischi su fischi. La pera di Atta appartiene all’ennesimo sgorbio e all’ennesima ripartenza (contropiede lo avevo usato prima). Se a Max togli i risultati, ti ritrovi nudo: e non più alla meta. Una sconfitta in 25 gare, i due successi nel derby di cortissimo muso e, in generale, una flessione fisica che, senza Europa di mezzo, chiama in causa tutti e tutto, dal mister e il suo staff al Pulisic che, da dicembre, non la becca più.
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Nella mia griglia d’agosto, il Milan figurava al terzo posto, e lì è: c’è modo e modo, però. Ripeto: mai preteso la luna. Ma neppure prestazioni così sconce. La qual cosa, sia chiaro, non può e non deve rigare i meriti dell’Udinese, una squadra di basket che, se le lasci spazio, è capace di offrire brani dello show-time che rese celebri i Lakers di Magic Johnson.
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