C’è un valore che dobbiamo sforzarci di proteggere da qui fino alla fine di questa stagione: è l’unità d’intenti. Il Milan deve compattarsi attorno a sé stesso ed alle certezze di questa stagione, che sono state tante. Ho ancora addosso, da tifoso rossonero, i ricordi terribili della stagione 2018-2019 per pensare al gioco al massacro in cui si cercano i colpevoli e ci si divide sulle idee di gioco.
Punti di vista
Milan, non rifare gli errori del passato: non c’è tempo per i sofismi sul gioco

I sofismi sul gioco nella stagione 2018-2019: fu lì che perdemmo la Champions League
—Il Milan 2018-2019, allenato da Rino Gattuso, a 11 giornate dalla fine del campionato era terzo in classifica con un buon vantaggio sulla quarta e sulla quinta. Addirittura era a sole sei lunghezze dal Napoli di Sarri, al secondo posto dietro la Juventus di Cristiano Ronaldo. Eppure quel terzo posto di Gattuso non fu adeguatamente apprezzato, né dai milanisti, né dal club al suo interno.
Le discussioni sul gioco non particolarmente brillante da parte della squadra di Gattuso erano diventate stucchevoli, ma predominanti. Quel Milan poteva arrivare in Champions League, ma si perse dietro a sofismi astratti e sterili, innervosendosi, perdendo la lucidità necessaria per affrontare le partite.
Fu così che dalla 28esima alla 34esima giornata il Milan di Gattuso fece solo 7 punti in 7 partite, dilapidando il vantaggio costruito mattoncino dopo mattoncino.
Quel Milan, all’epoca, avrebbe dovuto volersi più bene e avrebbe dovuto comprendere che le questioni sul gioco e sulla bellezza della proposta offensiva non erano la priorità del momento. Non ci fu, purtroppo, la lucidità per capirlo.

Imparare dal passato: il Milan deve volersi bene e tutelarsi
—Ecco oggi, memori del passato, noi milanisti non dobbiamo commettere lo stesso errore. Ognuno di noi ha un proprio gusto calcistico rispettabilissimo, ma oggi il Milan ha un’unica e sola priorità: ritornare in Champions League. E per farlo il Milan deve compattarsi, tornare ad essere solido, non bello, né leggiadro ma terribilmente concreto come nella prima parte della stagione.
Il resto delle discussioni verranno dopo e saranno ben accette. Oggi, tuttavia, c’è un bene supremo da tutelare: è il futuro del Milan.
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