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Vittoria della maturità

Milan, sono 20 di fila. Allegri ha ragione: “Ci vuole rispetto”

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Una partita dominata, una vittoria fondamentale per mantenere vive le speranze scudetto, il primo gol in rossonero di Füllkrug: il Milan di Allegri matura e cresce... sempre un po' di più
Vincenzo Bellino

Dopo la vittoria in rimonta al Sinigaglia contro il Como, il Milan era chiamato ad una prova di maturità contro un avversario come il Lecce, capace in settimana di mettere in difficoltà l’Inter. Non tanto sul piano delle occasioni create, quanto soprattutto sotto il profilo difensivo, con un’interpretazione della gara ordinata, pulita e ben organizzata.

Il copione della seconda trasferta consecutiva a San Siro per i salentini è stato simile a quello visto giovedì, con una differenza sostanziale: i rossoneri non hanno concesso nemmeno un'occasione alla squadra di Di Francesco, tanto che Maignan non ha mai dovuto sporcarsi i guanti. Diversa la situazione per Sommer, che prima del gol decisivo di Pio Esposito era stato protagonista di una parata salva-risultato su Siebert.

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Una gara dominata dal Diavolo dall’inizio alla fine. Il vantaggio sarebbe potuto arrivare già in avvio o comunque prima del guizzo di Füllkrug. Le parate di Falcone hanno permesso al Lecce di resistere per quasi 80 minuti, poi ci ha pensato il numero 9 a tenere vivo il Milan nella corsa scudetto a distanza con l’Inter.

Milan, ko con la Cremonese poi 20 di fila

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In questa prima parte di stagione le difficoltà non sono mancate: dall’inciampo casalingo all’esordio contro la Cremonese, ai punti lasciati per strada contro Genoa, Parma, Pisa e Sassuolo, passando per l’eliminazione dalla Coppa Italia per mano della Lazio e la deludente semifinale di Supercoppa contro il Napoli.

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Sulla bilancia del Milan, tuttavia, pesano anche numerosi aspetti positivi. Su tutti, il rendimento negli scontri diretti, che ha visto i rossoneri chiudere imbattuti il girone d’andata, superando Inter, Napoli, Roma, Bologna, Como e Lazio e pareggiando con Juventus e Atalanta.

Sei vittorie e due pareggi che, sommati agli altri punti conquistati, portano la squadra di Allegri a quota 46, tre lunghezze in meno rispetto all’Inter capolista. A certificare il momento positivo c’è anche una striscia di 20 risultati utili consecutivi: il Milan, di fatto, non perde dalla prima giornata.

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Da qui in avanti, soprattutto per le rivali, il calendario si farà sempre più fitto tra la fase conclusiva del girone unico di Champions League, i quarti di finale di Coppa Italia e l’avvio dei turni a eliminazione diretta in Europa. Il Milan, invece, potrà concentrarsi esclusivamente sul campionato. Un dettaglio tutt’altro che marginale, che la scorsa stagione si rivelò decisivo, contribuendo in maniera significativa al successo finale del Napoli.

Allegri ha ragione: "Fortuna? Ci vuole rispetto"

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All'indomani del successo col Lecce le parole pronunciate da Max Allegri, nella conferenza stampa pre-match con i salentini, risuonano ancora più emblematiche. I 20 risultati utili consecutivi raccontano di una squadra continua e solida, un qualcosa che stride terribilmente con una narrazione che spesso riduce tutto alla “fortuna”.

Il tecnico livornese ha rivendicato con orgoglio il lavoro quotidiano: la fortuna esiste, certo, ma “più ce la andiamo a cercare, meglio è”, soprattutto nel rispetto di chi lavora a Milanello e di una squadra che sta ottenendo risultati tutt’altro che casuali.

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I numeri certificano un processo di crescita e maturità evidente: rispetto alla scorsa stagione i rossoneri hanno già 15 punti in più, sono tornati stabilmente in corsa per obiettivi importanti e, se il focus dichiarato resta la qualificazione Champions, la classifica autorizza almeno a tenere aperta la porta dei sogni.

La gara col Lecce offre spunti significativi: anche senza un Leao o un Maignan decisivi, il Milan ha mostrato alternative credibili, dal primo gol in rossonero di Fullkrug a una difesa attenta e concentrata, capace di non concedere praticamente nulla a un avversario mai realmente pericoloso nella metà campo offensiva.

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È un segnale di maturità, così come la gestione dei giocatori di esperienza — Modric e Rabiot su tutti — che evidenzia quanto l’equilibrio interno faccia la differenza, specie se confrontato con le difficoltà incontrate da Xabi Alonso al Real Madrid nel maneggiare uno spogliatoio di stelle.

Nel dibattito eterno tra risultatisti e giochisti, forse la verità sta nel mezzo: quando non si riesce a vincere, non perdere diventa fondamentale, secondo una massima di chiara ispirazione ancelottiana che Allegri ha fatto propria, trasformandola in un mantra pragmatico, coerente con una squadra che sta imparando a stare dentro le partite prima ancora che dominarle.