Il momento particolare del Milan: più che un'analisi oggettiva della situazione, si assiste alla ricerca spasmodica di un colpevole
Quando c’è un problema, nel calcio italiano, assistiamo frequentemente ad analisi colpevoliste da parte di tifosi e addetti ai lavori. Il Milan non fa eccezione. Per qualcuno le colpe sono dei dirigenti, per qualcun altro il responsabile è l’allenatore e infine ci sono coloro che prendono di mira un singolo giocatore, quasi sempre causa assoluta dei mali della squadra. Tutto ciò è, concettualmente, sbagliato.
La ricerca perversa del capro espiatorio è abbastanza frequente nei momenti negativi di una squadra. Il Milan, ovviamente, non fa eccezione. Pensare che possa esistere un colpevole a cui dare tutte le colpe è molto confortevole, ma anche tremendamente fiabesco. In realtà, in una crisi, non c'è mai un colpevole, bensì vi sono tante micro-responsabilità da pesare e soppesare.
Bisogna saper analizzare le cause dei problemi, anche con spirito fortemente critico. Pensare, invece, di risolvere i problemi di una squadra di calcio individuando un singolo colpevole da riempire di improperi e contumelie è una soluzione che forse soddisferà umane pulsioni, ma non sarà un’operazione produttiva.
La ricerca del capro espiatorio: il Milan non fa eccezione
Spesso, nel calcio, l’ottica della ricerca del capro espiatorio si accompagna alla drammatizzazione delle situazioni. E anche quest’aspetto è il classico sasso che viene lanciato nello stagno: fa rumore quando impatta con l’acqua, ma non ne cambia la sostanza.Oggi il Milan vive un momento molto delicato perché, a seguito di alcuni risultati negativi, sta rischiando di non qualificarsi alla Champions League, dopo essere stato per mesi non soltanto fra le prime 4 squadre del campionato, ma addirittura nelle prime 2.
Il club rossonero deve essere consapevole del rischio e deve riuscire a ponderare le cause dietro a questa minicrisi. Soprattutto deve trovare – nella concordia – soluzioni semplici e rapide. Drammatizzare e cercare colpevoli da indicare al pubblico ludibrio non è una strategia che porta frutti.
Questa squadra sino ad un mese fa era in lotta scudetto. Ciò significa che i valori tecnici ci sono. La società ha pertanto il dovere di compattarsi attorno all’allenatore e ai giocatori per proteggere l’ambiente, per rasserenarlo e per dare i giusti stimoli.
Non è una situazione dalla quale si esce con soluzioni urlate o con la ricerca affannosa del colpevoli; è un momento, invece, dal quale se ne viene fuori con fiducia, serenità e buonsenso.
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