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Analisi a fondo

Perché il Milan non può proporre un gioco basato sul pressing

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L'anno scorso Fonseca e Conceicao ci han provato invano. Allegri quest'anno non ci ha mai pensato. Il Milan non è squadra adatta al pressing
mbambara
mbambara Vice direttore 

Bisogna analizzare le circostanze in maniera molto chiara. Perché è troppo comodo continuare a parlare in modalità filosofica di giocare bene e giocare male senza riflettere sulle caratteristiche dei giocatori a disposizione dell'allenatore. Ciò che si fa sul Milan, abitualmente, è questo ed è un modus agendi non corretto.

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Davvero il Milan gioca male?

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Partiamo da due dati di fatto inoppugnabili. Il Milan è la prima squadra della Serie A come precisione dei passaggi con una percentuale superiore all’87% (più precisamente 87,3 %), ma è soltanto la nona squadra del campionato come possesso palla (51,3 % di media).

In questo particolare squilibrio disarmonico si racchiudono la forza e la debolezza della squadra di Allegri. A ritmi alti il Milan soffre tanto, mentre a ritmi bassi tende a governare il gioco e ad essere pericoloso sfruttando la qualità dei suoi giocatori.

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Il Milan di oggi, inoltre, è una squadra che fa fatica a giocare alta perché i tempi delle uscite in pressing non sono perfetti.

Non può essere una banalissima questione di giocare bene o male; è, semmai, un discorso di analisi. Questa squadra ha qualità ma ha anche dei limiti legati all’usura di alcuni giocatori chiave e alle caratteristiche di altri giocatori importanti.

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Il tema del pressing: l’assenza di giocatori chiave e la difficoltà di alcuni elementi importanti

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Avere Luka Modric a centrocampo, inevitabilmente, porta grandissimi vantaggi perché il croato è un campione assoluto. Di contro, l’ex centrocampista del Real Madrid deve essere protetto e non può proporre un tipo di gioco basato sulla pressione costante. Non a caso, negli ultimi anni, anche il Real Madrid di Carlo Ancelotti rinunciava al pressing perché capiva che gli svantaggi erano superiori ai vantaggi.

Discorso analogo può essere fatto per Matteo Gabbia. Il difensore italiano è un elemento fondamentale per il Milan di Allegri. Con la linea a 5, protetto adeguatamente, fa vedere tutte le sue qualità di lettura e tempismo. Tuttavia, se le maglie difensive diventano più larghe, Gabbia può diventare un difensore puntabile perché ha dei limiti sui primi passi.

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Altra questione fondamentale: da quando è terminato il contratto di Frank Kessiè – giugno 2022 – il Milan non ha più avuto un centrocampista bravo a gestire situazioni di parità numerica a centrocampo ed abile nel dettare i tempi delle uscite in pressing.

La mancanza di questo tipo di giocatore è decisiva nel non riuscire a proporre un certo tipo di gioco molto offensivo. Nella scorsa stagione, sia Paulo Fonseca, sia Sergio Conceicao ci hanno provato, ma i risultati sono stati negativi.

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La squadra rossonera si esprime al meglio negli spazi larghi e sbaglia troppo spesso i tempi del pressing quando vuole avere un atteggiamento aggressivo. Oggi come oggi, il modo di giocare del Milan è una conseguenza di tutto questo.

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