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a cura di Giovanni Capuano per Panorama.it -
Contro Genoa e Fiorentina, il Milan aveva dovuto tirare 45 volte verso la porta per spremere un paio di gol, entrambi in extremis, rimediando due pareggi utili giusto per salvare la statistica. A Como ne sono bastati 7, di cui 4 nello specchio di Butez, per fare bottino pieno con quasi il cento per cento di realizzazione. Fabregas se l'è presa, tornando ad agitare la vecchia questione della supremazia estetica e morale dei giochisti sul resto del mondo.
Che il successo sia stato fondato sui miracoli di Maignan e sulle giocate di uno straordinario Rabiot fa parte della normalità. Il Milan li paga (non poco) proprio per questo, fare la differenza quando serve. Il portiere in particolare è tornato sui livelli della stagione dello scudetto targato Pioli, ha ritrovato la piena efficienza fisica, rapido e reattivo, e sta spostando punti pesanti per la classifica rossonera. E' il vero ruolo dove Allegri è in vantaggio netto su tutta la concorrenza ed è inevitabile che anche ai piani alti di Casa Milan abbiano capito che un valore aggiunto come quello di Mike non possa essere disperso per questioni di ingaggio o commissioni.
Tornando ai giochisti, Fabregas dopo aver sbattuto sul muro milanista venendo castigato puntualmente al primo piccolo errore aveva la faccia dei giorni peggiori: "Ai risultatisti piacerà questa partita. Quelli a cui piacere vedere il calcio, invece, penseranno che il Como 8 volte su 10 la vince". Sarà anche così, ma la cronaca di questa stagione dice che spesso e volentieri è il Milan che le vince, queste partite. E magari lascia punti nelle altre. La ragione è presto detta: Allegri ha costruito una squadra che sa lavorare sui propri limiti, che sono evidenti, che ha esperienza sufficiente per stare dentro i momenti di una sfida anche quando sono in salita, non si butta mai via, prima è incudine e poi martello. Quelli che non gli vogliono bene (ad Allegri) lo chiamano culo o cortomusismo. O altri sinonimi in genere poco lusinghieri. Gli altri pensano che abbia valorizzato al massimo le caratteristiche di un gruppo che ha fatto un girone d'andata eccezionale, considerato il punto di partenza, e che al momento rappresenta l'unica alternativa credibile all'Inter per lo scudetto.
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Inter e Napoli più forti? A dirlo, Allegri non si offende perché è pragmatico anche nella comunicazione. Toglie pressione ai suoi, affronta una salita per volta e raccoglie spesso e volentieri il frutto del suo lavoro. Averlo scelto e portato a Milano è stata una grande intuizione di Tare e anche la conferma postuma del disastro combinato un anno fa immaginando di poter costruire una casa senza pensare prima di tutto alle fondamenta.
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