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Con Cremonese-Milan inizia quel mese che Massimiliano Allegri aveva indicato come spartiacque della stagione. Il periodo che, secondo il tecnico, avrebbe definito i reali obiettivi della squadra.
I rossoneri ci arrivano da secondi in classifica, a dieci punti dall'Inter capolista. Un distacco significativo, ma con una posizione salda in zona Champions.
Ed è qui che serve memoria. I rossoneri nel 2024/2025 avevano chiuso ottavi, con 63 punti in 38 giornate, fuori da ogni competizione europea e sconfitto in finale di Coppa Italia dal Bologna di Vincenzo Italiano. Una stagione definita "fallimentare" dallo stesso CEO Giorgio Furlani.
Oggi il Milan è a 54 punti dopo 26 partite. Proiezione: oltre i 75 punti a fine campionato. Non un dettaglio, ma un cambio di passo evidente.
Essere l'unica squadra che, almeno aritmeticamente, può provare a mettere pressione all'Inter non equivale a essere una contendente per lo Scudetto. Ma significa aver ricostruito credibilità competitiva.
Il punto non è sostenere che la stagione sia trionfale. Il punto è riconoscere che è strutturalmente diversa dalla precedente. Il Milan non è ancora tornato al vertice, almeno non nel senso in cui viene inteso dall'ambiente rossonero. Tuttavia non è nemmeno alla deriva.
E quando i numeri raccontano un miglioramento netto, ignorarli per inseguire una narrazione più rumorosa diventa una scelta, non un'analisi lucida.
Il Milan non è ancora arrivato dove vuole tornare, ma è tornato a camminare nella direzione giusta. E nel calcio, prima di vincere, bisogna ricostruire credibilità. I numeri non raccontano un trionfo, ma raccontano una traiettoria. E le traiettorie, nel lungo periodo, contano più delle emozioni settimanali.
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